L’INTERVENTO: QUENTIN IL SERGIO RAMELLI DI LIONE

Fausto Biloslavo, esperto giornalista d’inchieste di guerra, è convinto che Quentin Deranque è il Sergio Ramelli di Lione. (Deranque come Ramelli. Il sangue non allineato, 18.2.26, Il Giornale) Il brutale pestaggio del giovane attivista di destra francese ammazzato di botte ricorda da vicino l’agguato a colpi di chiave inglese del ragazzo del Fronte della Gioventù a Milano nel lontano 1975. Allora gli squadristi rossi di Avanguardia operaia, oggi la Jeune Garde Antifasciste messa fuori legge da Parigi. Quentin è morto in poche ore di agonia, Sergio ha agonizzato per 45 giorni.

All’annuncio dell’aggressione di Ramelli, in Consiglio comunale a Milano, scattò l’applauso per un ragazzo moribondo con il cranio sfondato dalle chiavi inglesi. Negli anni Settanta le vittime di destra erano demonizzate e giustificate, oggi non si osa tanto, se non nelle sacche più estreme che inneggiano all’omicidio di Charlie Kirk e solitamente continuano a negare le foibe. La sinistra parlamentare, però, preferisce tacere oppure sottovalutare o ancora meglio prendere le distanze dopo avere alimentato il fuoco che ha portato ad ammazzare a bastonate un ragazzo di 23 anni con l’unica colpa di pensarla diversamente dai democratici a senso unico.

Peggio ancora va a braccetto con chi ha attizzato l’odio violento creando le falangi Antifa, come il deputato di estrema sinistra Raphaël Arnault. “Il sospetto – per Biloslavo – è che un suo assistente-picchiatore abbia partecipato alla mattanza, ma Arnault è stato invitato con tutti gli onori in Italia dai cugini locali dell’Alleanza verdi sinistra. E gli hanno consegnato pure un premio. La cricca si allarga a Ilaria Salis diventata eurodeputata dopo essere scampata alla giustizia ungherese per i raid della banda che andava a caccia di fascisti a Budapest con l’obiettivo di sfasciarli la testa a martellate”. Biloslavo racconta particolari illuminanti sui sinistri picchiatori. Il suo partito è France insoumise. Il leader, Jean-Luc Mélenchon, che degli oppositori di destra come il ragazzo ammazzato diceva “portatemi il loro scalpo”, è l’ideologo dell’islamo-gauchisme.

Un pericoloso intreccio fra Corano e Marx, che va di moda d’Oltralpe e sta prendendo piede, purtroppo, anche da noi. Le manifestazioni pro Pal sfociate in scontri o la mobilitazione per Askatasuna mescolata alla tragedia di Gaza sono la punta dell’iceberg di una bomba innescata dall’insano connubio. Dopo Charlie Kirk, che gli stava bene beccarsi un proiettile, gli slogan nei cortei italiani, pro Pal e non solo, “uccidere un fascista non è un reato“, lo striscione su Ramelli con la chiave inglese e la frase fascio morto concime per l’orto, pure nel nostro paese potrebbe scapparci il morto. Sull’odio ideologico che impregna questi gruppi della cosiddetta sinistra antagonista è intervenuto Francesco Borgonovo vice direttore de La Verità.

Un esponente della sinistra italiana sosteneva che si poteva odiare l’odio, cioè gli odiatori che sarebbero tutti quelli che non sono di sinistra, cioè noi. Pertanto si può sostenere che una sede di associazioni più o meno di destra non deve avere cittadinanza, perché lì albergano odiatori. Si può sostenere che una certa manifestazione pubblica va censurata perché fatta da odiatori; posso sostenere che gli odiatori non devono parlare alla Camera dei deputati, perché portano avanti discorsi di odio. Ma c’è un passo successivo all’odio, dice Borgonovo. Siccome questi odiatori sono pericolosi per la democrazia, perché vogliono il fascismo, l’autoritarismo. Pertanto, a questi odiatori oltre a odiarli, cosa dobbiamo fare? Ma si, toglierli di mezzo: esattamente, quello che è successo in Francia a Quentin.

Borgonovo punta il dito su tutti i giornali di sinistra, intellettuali, politici, che hanno provato in tutti i modi a sminuire, svilire la figura di Quentin. Hanno detto che era un militante nazistello, un fascista, un militante di estrema destra, quindi uno con delle idee pericolose, un odiatore che faceva parte del servizio d’ordine del Collettivo delle femministe di destra delle Nemesis; quindi, doveva essere per forza un picchiatore fascista. Uno così alla fine se la cercata. È lo stesso metodo utilizzato per abbattere Charlie Kirk, che anche lui, del resto se la cercata. Charlie Kirk aveva parole di odio, quindi era giusto in qualche modo che finisse in quel modo. Del resto, chi semina vento raccoglie tempesta.

DOMENICO BONVEGNA

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