In un momento in cui la politica a Messina sembra sfuggire di mano, le certezze che tenevano insieme le generazioni precedenti si stanno sgretolando e immaginare il futuro pare difficilissimo (Ponte o non Ponte), insomma in questa confusione generale il voto per le Amministrative sembra presentarsi come uno degli ultimi riti di passaggio rimasti.
Ha ancora l’aria solenne del passaggio decisivo, questo atto civile, che separa la confusione dall’inizio di una nuova pagina politica. Il voto è e resta l’unica forma di democrazia. Un diritto che qualcuno vorrebbe trasformare in favore, in uno scambio di cortesie, in così fan tutti… In questo caso il voto rischia di trasformarsi più in un esercizio di sopravvivenza che in un passaggio esistenziale e di democrazia. Ogni candidato sindaco che scende dal cielo elettorale, reca nella cesta delle promesse progetti che non potrà mai realizzare. Progetti sempre imminenti, a un soffio. Appena lì, dietro l’angolo.
Quello che dobbiamo tenere presente che in ogni propaganda politica nulla si distrugge, tutto si trasforma. Quello che ieri era un avversario oggi può diventare un prezioso alleato. “I delinquenti di oggi saranno i dirigenti di domani” è una celebre frase del cantautore italiano Roberto Vecchioni tratta dal brano “Parigi (o cara)” del 1988. La citazione, spesso intesa in chiave cinica o provocatoria, riflette sulla ciclicità sociale, suggerendo che figure trasgressive di oggi potrebbero guidare la società in futuro. Insomma, riflettere su chi si presenta a guidare la città è un atto di difesa. Ci riguarda anche se vorrebbero che non ci riguardasse. Loro si fanno gli accordi e a noi tocca votarli. Urge riposizionare nel modo giusto i tasselli eventualmente scompaginati per tutelarci dalle fregature e dalle aggressività altrui.
La cultura è libertà
Una domanda che mi chiedono sempre: che cosa si può fare per combattere la cattiva politica? Rispondo: ripariamo le buche in mezzo alla strada. Liberiamo le vie dai rifiuti, controlliamo chi gestisce da dietro le quinte il cimitero, il territorio. Ridiamo voce alle piazze, luce e attività sportivo – ricreative nelle periferie.
È un impegno multistrato della società nel suo insieme. Se il sindaco, il prefetto, il giudice non mi dicono che è conveniente essere onesti, questa città di chi è? È la nostra? O c’è una Messina che non è nostra, gestita da altri, i quali a questo punto sono i veri criminali?
All’angolo del buonumore ci penseranno loro: i prossimi salvatori del Comune. Da settimane arruolano “soldati” professionisti e non, per completare le liste. Talmente preziosi che nel conteggio dei conflitti elettorali, a saldo delle vittime, spesso risultano tutelati meglio dei civili elettori. Chi vincerà li sistemerà in una delle tante aziende targate Comune di Messina.
Questo accade mentre si predica che l’interesse della città sta al di sopra di ogni altro: è il momento delle frasi fatte e dell’asino che vola. Si può amare Messina e provvedere al mantenimento della famiglia, nel rispetto delle leggi del padrone e di quelle del mercato.
