Può bastare dire siccome lo fanno tutti, lo faccio anch’io. Mi riferisco alla “simulazione” del calciatore dell’Inter Alessandro Bastoni che durante la partita Inter Juventus, dopo un leggero contatto si è lasciato cadere facendo espellere Pierre Kalulu dall’arbitro La Penna. Bastoni ha sbagliato due volte: simulando un fallo ed esultando scompostamente per l’espulsione dell’avversario.
A proposito di esultanza non condivido anche quella sproporzionata per un gol. Certo, lo sostengono tutti, il regolamento delle partite va cambiato soprattutto quello del Var (espulsioni, rigori, fuorigioco), ma non basta serve una svolta culturale. Chiedo troppo? Mi spiego, la questione mi ricorda le lamentele di un ufficiale dell’esercito, quando ancora c’era la leva obbligatoria, in caserma arrivano giovani destrutturati, che non hanno rispetto delle regole minime del vivere civile, lo stesso capita nelle scuole, quanti sono gli insegnanti che si lamentano dei propri alunni, ma anche negli oratori delle parrocchie (quando c’erano) il prete osserva un cambiamento nelle varie generazioni. Ma anche nelle squadre di calcio del settore giovanile, quanti sono gli allenatori a lamentarsi del comportamento dei ragazzini. Questa analisi mi ricorda un aneddoto che raccontava spesso Giovanni Cantoni, a proposito dell’emergenza educativa nella nostra società. Al piccolo Pierino nessuno si prende la cura di raccontare come ci si comporta nella vita, a cominciare dal padre, poi dall’insegnante, dal prete e così via.
Tornando all’episodio antisportivo di sabato sera a S. Siro va condannato da tutti noi: società, giocatori, tifosi. È certamente antitetico ai valori dello sport. È quello che ha detto il presidente dell’Inter Marotta, ma che lo fa il giorno dopo, non immediatamente dopo il fischio finale della partita, come ha fatto per l’increscioso episodio del petardo lanciato da un “tifoso” interista, che ha stordito il portiere della Cremonese Audero. “Opportuno intervento di un uomo navigato nel calcio, quale è Marotta, cosciente sì delle possibili sanzioni sportive ed economiche che possa comportare lo sciagurato gesto di un proprio tifoso, ma anche del valore positivo e riparativo di una comunicazione tempestiva in questi frangenti”. (Nando Sanvito, Caso Bastoni e gesti antisportivi, l’antidoto è culturale, 17.2.26, lanuovabussolaquotidiana.it)
Ecco il giornalista de La Bussola rileva la differenza di comportamento del presidente interista nei due episodi. Perché dopo la partita con la Juve non è andato subito in sala stampa e magari chiedere scusa per il comportamento scorretto del suo tesserato? “Quale riflesso condizionato – si chiede Sanvito – è scattato nella mente di una persona professionalmente abile e umanamente sensata come Marotta per reagire in modi così diversi a due episodi accomunati dal disprezzo dei “valori dello sport”? Lo stesso riflesso che purtroppo scatta sempre in questi casi in chi governa questo mondo o ne fa parte: indignazione se si è danneggiati, derubricazione a ‘comportamenti fisiologici’ se si è favoriti”. E ancora il giornalista insiste, “Proviamo a immaginare che impatto – anche mediatico – avrebbe avuto su questa situazione se Marotta si fosse presentato al fischio finale di Inter-Juve dichiarando «Un nostro giocatore si è reso protagonista di un gesto antisportivo. Verrà multato dalla società», magari obbligando contestualmente il giocatore a presentarsi ai microfoni e a chiedere scusa per il suo gesto tre volte antisportivo”. Ma quale presidente avrebbe avuto il coraggio di prendere questa decisone. Avrebbe disinnescato e spiazzato ogni polemica strumentale collocando la vicenda nel suo “alveo naturale, quello etico, rispetto al quale schierarsi come club prima ancora di tutte le pur necessarie valutazioni di correzione al regolamento per evitare il proliferare di queste situazioni, purtroppo reiterate ogni settimana”.
Tuttavia, per Sanvito, senza ipocrisia, “il valore strategico della comunicazione positiva vale anche per chi è stato danneggiato”. cioè per la Juventus. Non ha senso invocare la professionalizzazione degli arbitri dopo un episodio simile. Bisogna lavorare per modificare il regolamento e per cambiare la mentalità dell’ambiente. Infine, Si è invocata anche l’esclusione temporanea dalla nazionale per Bastoni, che ha l’aggravante di rappresentare il nostro Paese, vestendo la maglia azzurra. Anche qui: fossimo stati alla vigilia di un’amichevole, – scrive Sanvito – sicuramente la Federazione si sarebbe fatta bella agli occhi della pubblica opinione facendo questo passo. Ma siccome la prossima partita sarà decisiva per qualificarci ai Mondiali, il presidente Gravina non si sogna neanche lontanamente di privare il c.t. Gattuso di una pedina fondamentale per la sua squadra. Anche perché, nello staff della Nazionale c’è un certo Buffon che candidamente quattordici anni fa commentò così il gol non convalidato del rossonero Muntari in Milan-Juve, con lui tra i pali: «Se mi fossi accorto che la palla aveva varcato la linea di porta, di certo non lo avrei detto all’arbitro!».
Speriamo nel frattempo abbia cambiato idea. Ecco, oltre ai rimedi tecnici da approntare per scoraggiare le simulazioni e i gesti antisportivi, va ricordato che il miglior antidoto è sempre quello culturale: educare alla lealtà e alla onestà fa parte della missione sportiva. Comincino a ricordarselo quelli che governano lo sport, a tutti i livelli!
DOMENICO BONVEGNA
dbonvegna1@gmail.com
