DIOCESI DI TORINO: GIULIA DI BAROLO NEL ‘CHILOMETRO QUADRATO’ DELLA CARITA’

In occasione dell’inaugurazione del monumento alla Marchesa Giulia Colbert di Barolo, (il primo in assoluto a Torino, dedicato a una donna) sono stati indetti tre giorni di festa, 17-19 gennaio 2026, con iniziative culturali, spettacoli e visite di Palazzo Barolo e Distretto sociale Barolo. La scultura è stata posizionata sulla facciata della storica residenza tra via Corte d’Appello e via delle Orfane. Voluto dall’Opera Barolo per la fondatrice e patrocinato da città di Torino e Accademia Albertina delle Belle arti, il monumento è stato realizzato con il sostegno della famiglia. Abbona, titolare dell’azienda «Marchesi di Barolo. Antiche Cantine in Barolo» e il Gruppo Iren ne cura l’illuminazione.

 La scultura è stata realizzata dallo scultore Gabriele Garbolino, docente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, curata da Enrico Zanellati. La tre giorni si è conclusa nel suggestivo Palazzo Barolo, con un affollato concerto, “Sulle note di Giulia”, con la collaborazione con l’Associazione Concertante. Si è esibita il soprano Chiara Taigi, al pianoforte Antonello Maio, mentre l’attrice Beatrice Bonino nelle vesti della marchesa Giulia di Barolo, con straordinaria maestria ha raccontato la vita della Marchesa. Per quanto riguarda l’inaugurazione nella giornata di sabato, mi preme sottolineare il significativo intervento del Cardinale Roberto Repole, in riferimento non solo alla venerabile Giulia di Barolo, ma anche a tutti gli altri santi torinesi, definiti dagli storici “sociali, che hanno operato peraltro nello stesso quartiere, qui a Torino.

Il Cardinale ha espressamente parlato di “chilometro quadrato della carità”, è una constatazione spontanea che avevo fatto anch’io a suo tempo, frequentando questi luoghi impregnati di storia.Mi piace pensare che questa statua sia un faro posto in una piccola cittadella – ha detto il cardinale Repole.  Un chilometro quadrato che è una città nella città, un’area di una grandezza spettacolare per le vicende di Torino, italiane e dell’umanità. Qui abbiamo Palazzo Barolo, poco distante la Consolata, il Valdocco di Don Bosco, il Cottolengo e il Distretto sociale Barolo e poi ancora il Sermig. Tutti più o meno in un chilometro quadrato. Allora – ha aggiunto l’arcivescovo di Torino – ho fatto un sogno che esprimo, visto che oggi sono qui presenti anche le massime autorità civili, il presidente della Regione e il sindaco di Torino. Da arcivescovo ho sognato di rendere questa ‘cittadella della carità’ un patrimonio dell’umanità. Perché? Perché viviamo tempi in cui tutto diventa patrimonio dell’umanità, ma il pericolo è che si stia perdendo l’umanità. Penso – ha sottolineato Repole – che il più grande patrimonio dell’umanità sia l’umanità stessa. La vicenda di questo chilometro quadrato ci dice appunto che è possibile rimanere umani e rimanerlo insieme a tutte le donne e gli uomini, a cominciare dagli ultimi. È un sogno che lancio qui perché mi sembra il luogo giusto, chissà se potrà avverarsi. In ogni caso – ha concluso il cardinale – non è brutto sognare”. Dunque, non una sola cittadella, ma Cinque “cittadelle” nelle quali la carità evangelica si è espressa in modi differenti ma tutti capaci di cambiare la vita delle persone e la storia della città lanciando un messaggio che si è esteso al mondo intero.

DOMENICO BONVEGNA

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