L’altro giorno ho chiesto alla figliola quasi ventenne perché si lamenta, quando – in casa da sola – decide, pur abitando in centro città con ogni tipo di negozio nei dintorni, di prepararsi qualcosa da mangiare: “non c’è nulla in frigo e nella dispensa, e alla fine mangio sempre mozzarella e pomodoro”. Stupito perché, invece, in frigo e dispensa il cibo non manca. La sua risposta: “sembra il frigo di un ristorante”. Ho capito la lamentela: a parte formaggi, verdure, frutta e uova in frigo, nonché paste, farine e legumi di vario tipo in dispensa (il babbo è vegetariano), non ci sono cibi pronti, ma da preparare, foss’anche una piadina con cui avvolgere un formaggio con della verdura… ché il babbo, a parte quelle fresche che durano quanto durano, le piadine le fa da sé (in pochi minuti).
Mi è venuto in mente un mio collega che, in ufficio, all’ora di pranzo, riscalda nel microonde delle minestre che lui ritiene ottime anche perché costano poco, inondando la sua stanza di un odore generico di mensa scolastica/aziendale. Leggendo le etichette di queste minestre pronte, non mancano di cereali, legumi, verdure, tuberi e diversi tipo di paste o risi… tutti amalgamati con un lungo elenco di sostanze come additivi, alti livelli di sale, zuccheri aggiunti, grassi, esaltatori di sapidità, aromi artificiali… e poi, scritto più piccolo, c’è l’elenco dei possibili residui tipo crostacei, soia, latte, financo glifosato. Talvolta queste minestre, sulla confezione, hanno la scritta “bio”.
Ho collegato il lamento della figliola con le minestre del collega in ufficio. La prima si lamenta di non avere cibi pronti che, in una manciata di minuti, le diano soddisfazione immediata di fare un cosiddetto “pasto completo”, “variegato”. Il collega, invece, è contento perché dice che con quelle minestre mantiene equilibrio nella sua alimentazione.
Entrambi hanno in comune “necessità” e “utilità” dei cibi ultra processati. Dove il consumo viene indotto dall’etichetta (tipica la scritta “bio”…). Cibi che costano meno (si trovano anche a 1,50 euro a porzione nei supermercati) anche di un panino fatto in casa e che, a differenza di quest’ultimo, non sono solo farina, formaggio e verdura, ma tutte le verdure e legumi e cereali e anche carni/pesci possibili ed immaginabili (sani per nomea) che, se dovessi metterti a cuocerli, ti ci vorrebbe un sacco di tempo e un sacco di soldi.
Sui cibi ultra processati c’è ampia informazione e letteratura ovunque. Soprattutto per cosa comporti questo ultra processo: metodo, materie prime e sostanze che tengono insieme il tutto, soprattutto per dare un sapore che la processazione distrugge.
Per cui c’è poco da stigmatizzare, ma solo da ricordare che il cibo che consumiamo è tra i principali carburanti della nostra salute fisica e psichica. E qualche minuto in più per la preparazione, forse ci farebbe “avvelenare” meno. Così come ci potrebbe ”avvelenare” meno il non farsi ammaliare da scritte “bio”, “naturale”, “sano”, e la lista dei prodotti senza leggere quelli riportati con caratteri più piccoli.
Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc
