Tassa 2 euro sui pacchi extra-Ue. Il paradosso per far cassa

Dal 1 gennaio è operativa l’imposta, approvata nella legge di Bilancio, di 2 euro per ogni pacco che riceviamo da un mittente extra-Ue (essenzialmente Cina) e che abbia un valore inferiore a 150 euro (1)? No. Perché solo il 7 Gennaio l’Agenzia Delle Dogane e dei monopoli ha fatto sapere che sarà attiva a partire dal 1 marzo (2)  (nella legge di Bilancio si diceva, invece, dal 1 gennaio). Dal 1 gennaio al 28 febbraio, l’Agenzia dovrà recuperare l’imposta presso i debitori che, nel frattempo, non avranno potuto pagarla direttamente… saranno i debitori stessi a dichiarare – entro il 15 marzo 2026 – quanto devono pagare…

Ci si consenta di dubitare che questo “contributo” (come ci viene presentato, ma a ben vedere altro non è che un dazio sui pacchi, di dubbia legittimità poichè gli Stati membri non possono autonomamente imporre dazi), potrà scoraggiare gli acquisti extra-Ue e favorire prodotti e imprese dell’Unione Europea, nonché rafforzare i controlli…

Scopo del “contributo” – più realisticamente – è far cassa (il gettito previsto è di poco inferiore a 250 milioni di euro l’anno secondo  la Ragioneria di Stato) in modo facile, all’ingresso delle merci in Italia.

Intanto facciamo chiarezza, perché venti giorni prima dell’approvazione dell’imposta italiana, una simile è stata approvata dall’Ue. E questo pone un ulteriore dubbio di legittimità del duplicato italiano, che le autorità dovranno affrontare.

Vediamo le differenze e il paradosso.

La norma italiana prevede 2 euro per ogni pacco. Quindi se acquistiamo tre prodotti (cover, penna e maglietta, per esempio) e ci vengono spediti in un unico pacco, il “contributo alla copertura delle spese amministrative correlate agli adempimenti doganali relativi alle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi terzi” è di 2 euro. Se invece queste merci vengono spedite in tre pacchi, sono 2 euro per ogni pacco, 6 euro.

La norma Ue, già approvata e che entrerà in vigore dal 1 Luglio 2026, prevede un dazio di 3 euro per ogni prodotto (sempre con valore inferiore a 150 euro). Quindi i nostri 3 oggetti (cover, penna e maglietta), sia se spediti in un pacco che in tre pacchi, saranno gravati di 3 euro ognuno. Se il pacco sarà uno solo, l’imposta sarà di 2+9, 11 euro. Se i pacchi saranno tre, l’imposta sarà di 6+9, 15 euro. Sui dazi europei, solo il 25% (“spese di riscossione”) andrà al Paese dove è diretto l’acquisto, quindi 0,75 rispetto ai 3 euro.

Quindi l’Italia incasserà “spese di riscossione” sul singolo prodotto (per il 25% del valore) e “contributo alle spese amministrative” di 2 euro su ogni pacco. Un ottimo affare.

Dicevamo “far cassa”….. ché alla fine, quando il “complesso” meccanismo che abbiamo descritto sarà a regime, chi pagherà gli 11 o 15 euro in più? Il consumatore, anche perché crediamo che importi del genere, che in Cina hanno valore molto maggiore che non in Europa/Italia, sarà difficile possano essere assorbiti dai venditori di quei Paesi. E siccome i prodotti cinesi vengono venduti a prezzi molto, ma proprio molto, più bassi che non quelli europei, non saranno importi scoraggianti gli acquisti da quel Paese.

 

1 – https://www.aduc.it/articolo/due+euro+imposta+pacchi+extra+ue+economia_40419.php

2 – https://www.fiscoetasse.com/files/21066/circolare-37-contributos-pedizioni-modico-valore.pdf

 

Emmanuela Bertucci, legale, consulente Aduc