Si torna a parlare di leva (1) e chi l’ha fatta non sa bene se questo, a sua volta, sia un bene o un male. Si aveva vent’anni e si partiva, quando arrivava la solita cartolina verdognola (se non ricordo male). In precedenza c’erano stati i tre giorni della visita di leva che in fondo, a quei tempi, voleva dire monitorare la salute dell’intera popolazione maschile del Paese e scusate se è poco.
Si partiva e si tagliavano i ponti per tredici mesi ((quando non di più) con la famiglia. Si incontrava gente diversa con cui si legava subito o non si legava più, si vedevano posti sconosciuti, si imparavano specializzazioni improbabili (oggi del mio brevetto di marconista operativo ricordo vagamente i suoni, anche se l’SOS mi capita ancora di riprodurlo casualmente con le dita quando sono sovrappensiero).
Capitava in camerata – maledetto cubo! – la sera di scrivere lettere a compagni che non lo sapevano fare e allora si lasciavano i libri del primo anno e si cominciava un’attività resa gloriosa dal Principe de Curtis in arte Totò. A proposito di libri e università, non mi sono mai pentito di non aver rinviato neppure di un giorno la leva. A vent’anni certe cose assurde- e non erano poche – le potevi prendere con lo spirito dell’età e ci stava.
Quando venne abolita la leva, ero convinto che sarebbe stato un successo per le famiglie e un crollo per le Forze Armate. Si è rivelato tutto il contrario con molti figli mammoni da un lato mentre dall’altro ci sono ragazzi e ragazze professionisti ben formati a Foligno o altrove che garantiscono professionalità e maturità apprezzate ormai ovunque siano impegnati.
Sicuramente quella leva aveva dei limiti, non ultimo il fatto che tutti noi dovevamo in sintesi semplicemente regalare un giorno di più alle retrovie Nato, facendoci ammazzare sul previsto fronte del NE italiano dai carri sovietici. Non ci si chiedeva altro nè probabilmente avremmo potuto fare altro.
Un bene o un male reinventare la leva? Dopo tutto questo tempo, l’unica risposta peraltro ovvia resta sempre il come si progettano e si fanno le cose nuove. Per quel che mi riguarda “Fold”, come dicono i pokeristi.
1 – https://www.aduc.it/articolo/servizio+militare+non+professionale+necessario_40254.php
Carlo Romeo, giornalista e scrittore, collaboratore Aduc
