Parole O_stili appello alla politica: alle elezioni è urgente un #cambiostile!

Parole O_stili lancia alla Camera dei Deputati l’appello #cambiostile per un confronto elettorale basato sulla forza delle idee e non sulla violenza degli insulti e l’inganno delle notizie false, proprio in vista delle prossime elezioni europee e comunali.

 

Alla presenza di Antonio Palmieri e Paolo Lattanzio, componenti della Commissione cultura, scienze e istruzione, Rosy Russo, presidente dell’associazione Parole O_stili, Sara Bentivegna, docente di comunicazione politica e teorie della comunicazione nuovi media alla Sapienza, Eva Sacchi, senior researcher Ipsos e Salvatore Giuliano, sottosegretario al MIUR verranno presentati i dati inediti della ricerca “FLAME WARS E COMUNICAZIONE. Quando il pensiero critico non basta più’ e rilanciati i dieci principi del Manifesto della comunicazione non ostile per la politica.

 

Sono già 220 i politici appartenenti a tutti gli schieramenti che hanno firmato il  Manifesto.

“C’è però ancora tanta strada da fare – afferma Rosy Russo, presidente Parole O_stili – “ma la possiamo percorrere solo con l’appoggio dei rappresentanti delle istituzioni che ogni giorno lavorano per difendere gli interessi di tutti noi. La loro voce, infatti deve essere di esempio soprattutto in questa delicata fase politica che invita gli italiani a una scelta importante.”

 

“Chi ha rilevanti  responsabilità istituzionali deve opporsi alla violenza del linguaggio e ricordare in ogni momento che le conseguenze di questa sul corpo e sulla vita delle persone esistono, sono reali e, non di rado, cruente perché l’odio che si diffonde sul web nasce dalla realtà e poi, inevitabilmente, nella realtà  ritorna, ma legittimato, accresciuto e estremizzato.” afferma On. Mara Carfagna, vicepresidente alla Camera

 

Secondo la rilevazione Ipsos per Istituto Toniolo e Parole O_Stili,  il 73% degli intervistati afferma che la violenza verbale pubblica ha conseguenze sulla vita reale delle persone prese di mira e nel 72% dei casi la ritiene una forma verbale molto grave di aggressione dell’altro. Il 70% è d’accordo nel considerare l’hate speech come un riflesso delle tensioni presenti nella nostra società e il 74% la ritiene come una forma molto grave di aggressione.

 

Le donne sono più preoccupate degli uomini sulle conseguenze che hanno nella vita reale rispetto agli uomini (70% delle donne vs 63% degli uomini), mentre i giovani (fascia 18/34) associano maggiormente l’hate speech virtuale alla vita reale (68% rispetto al 61% del resto della popolazione).

 

Il 62% dei giovani si è imbattuto in messaggi d’odio, ma il 79% sostiene di non averne mai inviati, anche se poi dichiarano che sono i più propensi a farsi prendere la mano dal clima acceso della discussione (43%, rispetto al 33% del totale popolazione italiana). L’84% dei giovani dichiara di ponderare con attenzione la frase prima della pubblicazione per evitare di offendere qualcuno, molti di più rispetto alla popolazione italiana che lo fa nel 73% dei casi.

 

“Chiunque abbia un incarico istituzionale è chiamato a un di più di responsabilità nella propria comunicazione social. Anche questo è un modo di essere leader e non follower.” Dichiara Antonio Palmieri, componente della Commissione cultura, scienze e istruzione.