Ci sono molte differenze tra il tennis professionistico e quello giovanile: il peso della palla, l’intensità, la costanza, la lettura del gioco, il modo di affrontare una carriera.
Ma c’è un aspetto che più di ogni altro separa questi due mondi: la postura.
Nel tennis giovanile vediamo spesso atteggiamenti infantili, lamentele continue, una ricerca costante di scuse. È vero, anche nel professionismo questo accade, ma la proporzione è completamente diversa.
Troppo spesso i giovani portano storie, emozioni e discorsi dentro il campo, invece di concentrarsi su ciò che conta davvero: soluzioni e letture di gioco.
Lo dico sempre: il giocatore giovanile gioca “per fuori”, per compiacere qualcuno; il professionista gioca per sé stesso.
In Brasile questa dinamica è molto comune: giocatori che gesticolano in continuazione, cercano lo sguardo del tecnico, chiedono aiuto, delegano responsabilità.
Ma il tennis è uno sport che non ti permette di delegare nulla.
È uno sport che ti obbliga a trovare uscite. A pensare. A leggere ogni dettaglio, ogni variazione tattica dell’avversario.
Essere vigili non è un’opzione: è un obbligo.
Anticipare è la parola d’ordine.
Se posso dare un consiglio ai giovani: state zitti e giocate.
Quando lo sentite dire dal vostro allenatore, non arrabbiatevi.
E tu, papà, se lo senti dire al tecnico, non pensare che sia maleducato: è probabilmente la cosa migliore che possa dire a tuo figlio.
Smettete di cercare scuse.
Basta con lo spettacolo.
Giocate pensando.
Accettate l’errore ed evolvetevi.
Se sentite il bisogno di continuare a fare discorsi, forse è il caso di cambiare mestiere.
Buon divertimento
Fernando Fino Meligeni
@meligeni #patremondegui #ravennatennisacademy
