LA LIBERTÀ DI RICOMINCIARE ATTRAVERSO IL RUGBY

Una partita come occasione per raccontare il carcere minorile e di come lo sport può essere uno strumento efficace per promuovere il benessere durante l’esperienza penale e per sostenere lo sviluppo di capacità relazionali per il reinserimento…

Questi sono i giorni più freddi, e le mura alte dell’IPM certo non favoriscono ai raggi del sole di scaldare un po’ il campo. Ma non importa, la partita si fa! L’entusiasmo tra i ragazzi c’è. È sincero, concreto. La palla ovale è pronta per essere lanciata.

Emozione certo, ma non troppa, qui tutti hanno consapevolezza del fragile equilibrio che permette la realizzazione di questo evento. Tutti sono preparati al fatto che all’ultimo tutto potrebbe saltare, per un problema qualsiasi (una guardia in meno a causa di un raffreddore, farebbe sorgere problemi di sicurezza). Tutti sono pronti a disilludersi in fretta.

È quello che ci racconta Lorenzo Bartolomei coordinatore del progetto e dell’area psico-sociale della cooperativa EDI onlus che spiega:

<< È anche per far fronte a questi sentimenti di impazienza e frustrazione, caduta e ritorno, impegno e riscatto che la cooperativa EDI onlus porta  il Rugby all’interno delle carceri minorili.>>

La partita che si svolge oggi – 18 gennaio 2024–  (senza la possibilità di tifoserie familiari, ma sostenuta dalla voglia personale di mettersi in gioco) segna la conclusione della terza edizione del progetto Rugby Libera Tutti all’interno dell’ IPM (Istituto Penale Minorile) di Casal del Marmo a Roma, che EDI onlus promuove dal 2020 affiancata da diversi donatori tra cui quest’anno l’otto per mille della chiesa valdese, la Regione Lazio e dalla FIR (Federazione Italiana Rugby) con Sport e Salute.

Quest’anno il progetto ha coinvolto circa 40 ragazzi (minorenni e neomaggiorenni). La squadra è rappresentativa della realtà  carceraria: un numero elevato di ragazzi di origine straniera, con situazioni familiari diverse, e con differenze di età “piccole” ma marcanti dal punto di vista formativo.

Mario Salvi allenatore e preparatore atletico della FIR racconta:

<<All’interno della squadra ci sono ragazzi provenienti da varie aree geografiche, sia del mondo che italiane, e che non sempre sono in buoni rapporti. Uno degli obiettivi del progetto è quello di riuscire a rendere il gruppo più coeso e rispettoso l’uno dell’altro.>>

 

Lorenzo Bartolomei, spiega:

<<ll Rugby porta momenti di gioco intenso, animati dallo spirito di competizione, ma anche da collaborazione e incoraggiamento reciproco, che permette di sperimentare abilità fisiche e mentali.

Con la cooperativa EDI onlus crediamo che sia cruciale, nel tempo della detenzione, soprattutto se si tratta di persone minorenni, creare un ambiente di apprendimento e crescita, per rafforzare la fiducia in se stessi e le proprie capacità.

Crediamo fermamente che il rugby, insieme ad altre attività, possa svolgere un ruolo significativo nel favorire il recupero e la reintegrazione sociale. È per questo che a Casal del Marmo, come in altri contesti, promuoviamo interventi educativi e sportivi per garantire che tutti abbiano accesso a opportunità di sviluppo personale attraverso il riconoscimento dei propri diritti.>>

Racconta lo psicologo Andrea Astuto:

<<Quest’anno un ragazzo a fine allenamento ha detto: “Questo è stato un momento di evasione”. Da un punto di vista psicologico è importante perché a volte è anche un’evasione dai propri ruoli. Nel gioco ci possono essere anche degli spazi di autenticità dove emerge la vera personalità del ragazzo. Lavoriamo perché questi ragazzi imparino a usare la loro rabbia e aggressività non in senso distruttivo, ma costruttivo.>>

Sottolinea Lorenzo Bartolomei,

<<L’associazione della metafora del gioco di squadra alla vita in società, può far esperire modalità nuove di relazione con gli altri, con le regole, con l’autorità, aprendo ad un immaginario più ampio rispetto a quello conosciuto e soprattutto facendo “allenare” abilità nuove di interrelazione, che quindi non vengono solo teorizzate, ma sono messe in campo, corrette se necessario e riprovate all’interno del gioco. La riflessione proposta alla fine di ogni allenamento permette un’interiorizzazione ulteriore, in grado di fissare alcune modalità sia a livello corporeo, sia a livello cognitivo.

Noi ci auguriamo che un progetto come questo possa sempre di più portare comunità e territorio all’interno di contesti chiusi come l’istituto penale per minori.>>

DATI : CHI SONO I RAGAZZI IN IPM

I ragazzi e le ragazze presenti oggi nelle carceri minorili italiane (IPM) sono 495.

Durante quest’anno hanno varcato il cancello dell’IPM 1095 ragazzi, di cui più della metà (599) ha un’età compresa tra i 16 e 17 anni. Per il 98% sono maschi (sono presenti solo 13 femmine).

Si tratta di un numero relativamente basso a fronte dei 21.498 casi complessivamente presi in carico dai servizi sociali della giustizia minorile (USSM), di fatto appena lo 0,5%. Il sistema della giustizia penale minorile italiano riesce a rendere quasi residuali i casi di detenzione in carcere, trovando per i ragazzi risposte alternative, come la misura di messa alla prova, e la possibilità di scontare la pena ai domiciliari, o in comunità.

A entrare in carcere, però, non è solo chi ha commesso un reato grave, ma anche chi si trova in una situazione di maggiore fragilità perché le misure detentive e i reati sono valutati anche rispetto alla debolezza sociale della persona, penalizzando chi si trova in una condizione che rende più difficoltoso l’accesso a percorsi alternativi  (mancanza di residenza, famiglia, tutori).

Entrano in IPM persone che hanno commesso reati principalmente contro il patrimonio (55%), e contro la persona (23%). Solo il 33% delle persone presenti in IPM ha una sentenza definitiva, mentre gli altri sono in custodia cautelare, in attesa di 1° giudizio, appellanti, ricorrenti e con una posizione giuridica mista senza giudizio definitivo. Di questi il 60% è di nazionalità straniera e il 40% di nazionalità italiana.

 

FONTE: Dip.  per la Giustizia minorile e di Comunità del Ministero di Giustizia (15 Dicembre 2023) http://www.centrostudinisida.it/Statistica/statistiche_minori.html