Sanità in default – Mentre la professoressa Giovanna Spatari, Rettrice Università di Messina, fa passerella nelle televisioni locali le condizioni degli ospedali messinesi sono precarie: investimenti, fidejussioni, maggioranze, pacchetti, finanziarie, finanzieri in incognito, finanzieri in divisa, stormi di avvocati, ex presidenti, presidenti in pectore, presidenti protempore, aspiranti e aspirati.
A dar retta ai comunicatori del Sistema non ho ben compreso se siamo la quarta, la quinta o la sesta potenza sanitaria del mondo, ma di sicuro non c’è chi può permettersi un confronto con la nostra capacità di sorprendere, di sbalordire: questa nobiltà d’animo è tutta una meraviglia. Ho passato tre giorni a riflettere sulle vere cause che fanno di Messina un caso di cronaca nazionale se non mondiale, ma il ritorno alla realtà è sempre compensato dalla piacevolezza della lettura.

Confesso che mi pareva una notizia vecchia, quella degli scandali in cui inciampa, di tanto in tanto, la famiglia Cuzzocrea: una notizia che a prima vista può sembrare una classica bravata, semplicemente perché che volete che sia gonfiare qualche ricevuta per la passione dei cavalli. Un amico che ne mastica un po’ mi ha spiegato che l’equitazione offre numerosi benefici fisici e mentali, tra cui il rafforzamento muscolare (gambe, addominali, dorsali), il miglioramento dell’equilibrio, della postura e della coordinazione. A livello psicologico poi, aiuta a ridurre lo stress e l’ansia, aumenta l’autostima e promuove la responsabilità e l’empatia. E per chi gestisce una struttura importante e nevralgica come l’Ateneo, l’autostima è fondamentale. Non vorrei, però, che la tendenza sia chiudersi in se stessi perché sono ricchi, famosi e felici. Se così fosse, sarebbe un errore tremendo. L’indifferenza verso l’esterno, verso la vita vera ti fa allontanare dai problemi quotidiani, dall’impegno politico e sociale. Credo che gli abusi e la violenza nascano anche così e si sviluppino quasi in clandestinità. Ma poi i danni sono pubblici, e riguardano tutti.
Il punto non è negare certe stravaganze nell’amministrare la cosa pubblica, oggi si dice così no?, bensì cercare contenuti autentici nelle cose. Nei corsi che ho frequentato, per raggiungere certi obiettivi, mi hanno sempre detto che lo sport ha un immenso valore pedagogico: lo usi, alleandosi con la famiglia e con la scuola. Non devono esistere mondi isolati e mi piacerebbe che genitori e docenti spiegassero davvero cosa furono, per esempio, le stragi compiute dalla mafia e dal terrorismo, cosa fu nel 1992 lo scoppio di Tangentopoli raccontando ai ragazzi come si viveva e come si moriva. Anche l’ex Rettore Salvatore Cuzzocrea sarà andato a scuola (!): che discorsi avrà ascoltato?

Troppo spesso l’etica rimane alla finestra, tanto una scorciatoia si trova sempre: non è questa la via, la vita. Poi è normale se arrivismo e protagonismo si sostituiscono all’impegno, all’onestà, alla fiducia nel lavoro. Epperò, i nostri eroi piacciono alla gente: perché, anche se incassano qualcosa che non gli è dovuto, sono prodighi di elogi, di targhe e consigli. Ma la salute è la salute tanto che la nostra Costituzione ci assicura che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Purtroppo, se non ci daremo da fare, saremo costretti a emigrare verso qualche sperduto paese africano. Almeno, da quelle parti, ancora danno un valore alla dignità e credono nella speranza. Non so se fossero davvero le nostre menti offuscate – o i miei occhi -, quello che si scopre in tante strutture della mitica Azienda Ospedaliera Universitaria Gaetano Martino – Messina non è altro che la cronaca di un servizio sanitario che funziona a fasi alterne. Lotte intestine, ripicche, invidia e raccomandazioni.

Una sanità che evoca avvenimenti che capitano a persone comuni, che nascondono il segreto del Sistema: e così la sanità buona ha deciso che era meglio scomparire. Dileguarsi, negando la sua stessa esistenza. Il ministro della Salute e l’assessore siciliano alla salute sono diventati invisibili. Dunque è inutile andare a cercare un manifesto col loro faccione; è tempo perso girare per qualche reparto per assistere alle solite folcloristiche adunate dei baroni e vassalli: la Sanità con la S maiuscola annuncia “Io non esisto. Non voglio andare tra altri malati”.
Non si può ammazzare chi soffre, bisogna sapere ascoltare, anche i suoni, i rumori dei muti. L’altra sanità non fa notizia, non deve avere spazio altrimenti che ne sarà del pozzo di San Patrizio che ci regala? Eppure, il nostro Ateneo è uno dei più antichi d’Italia e si affaccia sul Mediterraneo con una storia importante. La nostra Università ha insegnato l’accoglienza, che ha prodotto quella cultura dell’accoglienza che oggi viene praticata e che fa del popolo siciliano un popolo al quale deve andare la gratitudine di tutto il mondo. Ecco perché abbiamo il dovere di porci una domanda scomoda e sincera: come stanno gli studenti universitari, i ricercatori in questo momento? Che idea si saranno fatti dei loro professori, di chi gestisce l’Università? Questi scandali che, di volta in volta vengono a galla, non aiutano di certo la competitività e il perfezionismo ma al contrario rafforzano un grande senso di apatia e un disorientamento generale dei giovani su sé stessi e sul proprio futuro.

La ricerca universitaria dovrebbe abbattere tutti i confini questo territorio e quando parliamo di formazione parliamo di preparare una generazione al mondo dopo l’emergenza Covid, che dovrà essere alla portata di chi vuole scommettere sul futuro. Chi lo fa deve avere il valore dell’etica e la gioia della curiosità perché lo ribadiamo la scuola, l’università, come per lo sport, diventano luoghi in cui è possibile essere riconosciuti per il merito, per il talento, la bravura. La realtà artificiale noi aiuta, semmai ci penalizza, li penalizza. E così, se la smettessimo? Se la smettessimo di raccontarci questa favola: che noi siamo una comunità di brava gente votata al bene del prossimo. Non è vero.

Sono i fatti che accadano quotidianamente, magari all’interno di una struttura come il Policlinico o l’Università che ci descrivono, ci rivelano. Frase grossa. Come si fa pagare il medico che ci prescrive le medicine e il farmacista che ce le consegna. Perché dovrebbe essere tutto un favore, invece di un diritto? E allora, ecco svelato un altro mistero della città dello Stretto. Come ne usciamo? Non so, ce lo spiegherà la Rettrice Spatari: in questi casi, non bisogna perdere le occasioni pubbliche, non sentirsi un mondo a parte. Occorre spingere l’impegno etico oltre i giorni della legalità obbligata.
