La scienza che insegna la solidarietà biologica. Le cellule come buoni vicini di casa

Immaginate un quartiere dove i vicini si aiutano continuamente: chi ha zucchero lo presta, chi ha una torcia la passa a chi è rimasto al buio, chi ha energia la condivide, il giocatore stanco che passa la palla al compagno attivo rimettendo in moto il gioco. Ora pensate che lo stesso accada dentro il nostro corpo. È il principio del trasferimento mitocondriale intercellulare, un fenomeno naturale che permette alle cellule di scambiarsi mitocondri – le loro centrali elettriche – per sostenersi a vicenda.

I mitocondri sono fondamentali: producono ATP, la “moneta energetica” che alimenta ogni funzione vitale, dal battito del cuore alla memoria del cervello. Quando vengono danneggiate, la cellula rischia di spegnersi, proprio come un telefono scarico. In questi casi, altre cellule possono donare mitocondri sani, ma il processo è lento e poco efficiente.

Un gruppo di scienziati della Texas A&M University (Usa), ha deciso di potenziare questo meccanismo naturale con un’idea sorprendente: utilizzare nanostrutture tridimensionali di disolfuro di molibdeno (MoS?), un composto inorganico noto per la sua struttura stratificata e le proprietà elettroniche avanzate che lo rendono centrale nella ricerca sui materiali bidimensionali e che, grazie alla loro forma e alla presenza di vuoti atomici, offrono una superficie enorme e proprietà chimico-fisiche uniche. Questi vuoti rendono il materiale più reattivo, capace di interagire con le cellule e, una volta assorbiti da quelle donatrici, stimolano processi come la biogenesi mitocondriale, cioè la produzione di nuovi mitocondri.

In pratica, trasformano le cellule in biofabbriche di energia. È come se una piccola centrale elettrica diventasse improvvisamente una mega-centrale capace di rifornire non solo se stessa, ma anche l’intero quartiere.

Nei test di laboratorio, le cellule trattate con queste nanostrutture hanno raddoppiato la massa mitocondriale, accumulando più “batterie di riserva”, aumentato di diverse volte il trasferimento di mitocondri alle cellule riceventi e ripristinato la funzione energetica di quelle malate, migliorando respirazione e produzione di ATP.

Questa scoperta non è ancora una terapia pronta per l’uso clinico, ma rappresenta un vero proof of concept: la dimostrazione che amplificare un processo naturale può trasformarsi in una strategia concreta contro malattie complesse. I possibili benefici toccano diversi ambiti: nella neurodegenerazione, perché le cellule nervose che ricevono mitocondri sani potrebbero rallentare il loro declino; nel cuore e nel sistema vascolare, dove le cellule danneggiate avrebbero la possibilità di recuperare energia essenziale; nei disturbi metabolici, grazie alla possibilità di ripristinare la produzione energetica e correggere i difetti alla loro origine.

Molte terapie attuali si limitano a gestire i sintomi, senza risolvere il problema alla base. L’approccio le nanostrutture di MoS?, invece, punta direttamente al cuore della questione: ridare energia alle cellule. Gli scienziati avvertono che serviranno ulteriori studi, soprattutto sugli organismi complessi, per capire come questi nanomateriali si comportano nel corpo umano. Ma la prospettiva è chiara: una medicina capace di sfruttare e potenziare i meccanismi naturali del corpo, trasformando le cellule in alleate attive nella lotta contro la malattia.

“Abbiamo reso più efficiente un processo che la natura già utilizza”, spiega John Soukar, coautore dell’articolo. “Le nonostrutture di MoS? potrebbero diventare strumenti preziosi per restituire energia e salute alle cellule malate.”

 

(Articolo pubblicato sul quotidiano LaRagione del 6 Gennaio 2026)

 

Primo Mastrantoni, presidente comitato tecnico-scientifico di Aduc