Nel 2025 due parole hanno dominato il dibattito pubblico sul futuro del turismo: Intelligenza Artificiale e Overtourism. La prima celebrata come soluzione miracolosa, il secondo come una delle crisi più urgenti del nostro tempo. Ma cosa succede se affidiamo la cura di un sistema malato agli stessi dati che lo hanno fatto ammalare? È questa una delle domande che ha posto l’intervento di Elisabetta Faggiana, fondatrice di Unexpected Italy, sul palco del TEDx Countdown di Verona, dove ha acceso i riflettori su uno dei grandi limiti dell’Intelligenza Artificiale applicata al turismo, se lasciata sola a se stessa.
“L’overtourism non è un evento improvviso, ma il risultato di anni di politiche turistiche assenti o miopi, concentrate sulla promozione ripetuta di poche destinazioni iconiche”, spiega Faggiana. “Oggi l’AI viene spesso presentata come lo strumento capace di personalizzare il viaggio e redistribuire i flussi, ed il potenziale dell’AI in questo è immenso. Ma, se l’Intelligenza Artificiale viene alimentata con milioni di dati costruiti negli anni su una promozione parziale e massificata del territorio, il rischio non è ridurre i flussi, ma amplificarli. In altre parole: un algoritmo che impara da dati sbagliati produce decisioni sbagliate. La tecnologia, se non guidata, rischia di ottimizzare un sistema già distorto”.
Nel suo speech, Faggiana parte da una presa di coscienza personale maturata a Genova: ogni scelta di viaggio – dal luogo in cui dormiamo a dove mangiamo, da cosa acquistiamo a come ci comportiamo – non incide solo sulla qualità della nostra esperienza, ma contribuisce a modellare profondamente i territori che attraversiamo. Scelte apparentemente individuali che, sommate, producono effetti concreti sulle comunità locali, favorendo spesso la chiusura di attività storiche e artigianali, sostituite da esercizi standardizzati pensati esclusivamente per il consumo turistico.
Una responsabilità spesso invisibile, ma concreta. “Ogni volta che prenotiamo una vacanza stiamo votando” dice Faggiana, “e questo voto andrà ad impattare direttamente sulle comunità che andremo a visitare: sulla loro qualità di vita, il loro lavoro, la sopravvivenza delle loro tradizioni. Il nostro è un invito a comprendere come l’overtourism non si argina solo “dall’alto”, con politiche e regolamenti, ma anche dal basso, attraverso le scelte quotidiane di milioni di viaggiatori e residenti”.
I numeri, più di molte dichiarazioni, restituiscono il senso di urgenza che attraversa il dibattito sul turismo contemporaneo. Durante l’intervento vengono richiamati dati che delineano un quadro critico e difficilmente eludibile. Il settore turistico, nel suo complesso, è responsabile di circa l’8% delle emissioni globali di gas serra, un peso ambientale che cresce di pari passo con l’aumento dei flussi e della mobilità internazionale. A colpire è anche l’impatto delle grandi navi da crociera: una sola imbarcazione è in grado di produrre, in un solo giorno, una quantità di polveri sottili equivalente a quella generata da un milione di automobili, oltre a emettere fino a quattro volte il quantitativo di ossidi di zolfo. Non sorprende, allora, che proprio il traffico crocieristico sia responsabile circa del 25% dei rifiuti presenti nei nostri mari. Sul piano sociale e urbano, il sovraffollamento assume contorni altrettanto allarmanti. A Firenze si contano mediamente 25 turisti per ogni residente, a Venezia il rapporto sale a 47, mentre a Bolzano raggiunge quota 69. Dati che raccontano città sempre più sbilanciate, in cui la presenza turistica rischia di erodere la vita quotidiana, i servizi e l’identità stessa dei luoghi. Numeri che, da soli, basterebbero a imporre un cambio di paradigma e a interrogarsi su quale modello di viaggio e di accoglienza si voglia davvero sostenere.
Il momento più simbolico dello speech di Faggiana arriva con una metafora: l’Italia come una grande biblioteca. Sugli scaffali più bassi ci sono i libri che leggono tutti: città d’arte, spiagge iconiche, mete iper-promosse. Libri con pagine consumate, annotate, a volte strappate. Sul palco, Faggiana compie un gesto forte: strappa una pagina da un libro intitolato “Italia”. Un atto volutamente disturbante, che solleva una domanda scomoda: perché ci inorridiamo davanti a un libro strappato, ma restiamo immobili mentre le nostre città e comunità subiscono strappi ben più profondi ogni giorno? L’invito è chiaro: alzare lo sguardo, addentrarsi nella biblioteca, scegliere il libro giusto per sé, non quello che leggono tutti.
“Da qui nasce il concetto chiave del talk: l’algoritmo umano”, conclude Faggiana. “Un sistema che utilizza la tecnologia, sì, ma che mette la conoscenza, la professionalità e l’etica umana al centro. Unexpected Italy sta infatti sviluppando e testando un modello che combina due fattori chiave. Da un lato un software di screening sottoposto a business locali che spaziano dall’artigianato, al settore ricettivo, ai produttori locali e ristorativi, basato su impatto sociale, ambientale, identità e qualità dell’ospitalità, dall’altro un sistema di messa a terra del sapere locale verificato. Solo esperti e professionisti possono segnalare e raccomandare luoghi in tutta Italia, sulla base di conoscenze reali e professionali, costruendo così comunità locali verificate di professionisti, capaci di tradurre il sapere territoriale in indicazioni concrete e affidabili. Ed è qui che l’intelligenza artificiale può dare il suo meglio, costruendo itinerari e suggerimenti personalizzati, basati su dati verificati e profilati. Un approccio che non punta a “spostare masse”, ma a portare le persone giuste nei luoghi giusti, nel rispetto della loro fragilità”.
