I figli non hanno bisogno di padri impeccabili, ma di papà capaci di esserci nel quotidiano, di ascoltare, accompagnare e costruire una relazione. Cinque suggerimenti della pedagogista per ritagliarsi un ruolo centrale nella crescita dei figli.
La Festa del Papà non è solo una data simbolica fatta di auguri, disegni e frasi di circostanza. Il 19 marzo diventa più che mai una preziosa occasione per fermarsi a riflettere su cosa vuol dire davvero essere padri oggi. In un tempo in cui i ruoli familiari sono cambiati profondamente, la paternità non può più essere interpretata come un ruolo distante, rigido o limitato al dare regole. Oggi essere padre significa entrare nella vita dei figli con una presenza reale, quotidiana, affettiva ed educativa. A portare questo tema sotto i riflettori è stato anche il cantautore Tommaso Paradiso che, all’ultimo Sanremo, davanti a milioni di spettatori, ha cantato una paternità fondata sulla relazione affettiva, sulla cura di ogni giorno, sulla presenza consapevole ed emotiva e sulla ridefinizione della priorità, aspetti sempre più centrali rispetto a modelli più tradizionali di autorità o distanza di un tempo.
I padri oggi sono infatti più coinvolti rispetto alle generazioni precedenti e desiderano sempre più partecipare attivamente alla crescita dei figli: più di 3 padri su 5 utilizzano il congedo di paternità, un dato triplicato negli ultimi anni secondo INPS e Save the Children. «Da appena nati fino all’adolescenza, i figli non hanno bisogno di padri perfetti. Hanno bisogno di padri presenti, padri che sappiano esserci, ascoltare, giocare, contenere, accompagnare e orientare. Padri che non si limitino a “intervenire” quando c’è un problema, ma che costruiscano un legame nella normalità dei giorni», afferma Federica Ciccanti, pedagogista, pedagogista clinico, mediatrice familiare e autrice di Regole facili. Genitori felici (e figli anche), edito da Vallardi. Ciò che davvero costruisce il rapporto padre-figlio è la continuità e la qualità dell’attenzione nel vissuto ordinario, più che gesti eccezionali ma sporadici. «Essere padre oggi non significa occupare un posto di comando, ma scegliere un posto nella relazione», continua Ciccanti. «Un padre è una figura fondamentale non quando cerca di essere impeccabile, ma quando riesce a essere autentico, coerente, capace di offrire ai figli una presenza che rassicura, stimola e orienta».
Il desiderio di voler vivere la paternità in modo pieno, condiviso e concreto non riguarda solo la sfera privata, ma interessa anche quella culturale e sociale che, purtroppo, non sembra trovare risposte dalla politica. A fine febbraio, infatti, il Governo ha bocciato la proposta di legge sul congedo parentale paritario, lasciando di fatto quello di paternità fermo a soli 10 giorni e continuando a far ricadere il carico della cura dei figli ancora prevalentemente sulle madri. Finché sarà così, molti uomini faranno fatica a sentirsi autorizzati a vivere pienamente la paternità. «Rendere più accessibile e sentito il tempo di cura dei padri significa riconoscere che la presenza paterna non è un aiuto secondario, ma una responsabilità educativa ed emotiva che ha un valore profondo per lo sviluppo dei figli», sottolinea la pedagogista.
A tutto questo, si aggiunge un aspetto più delicato che oggi non può più essere ignorato: molti uomini sono cresciuti con l’idea di dover trattenere emozioni, paure, fragilità, tenerezze, bisogni. Ma quello che viene soffocato non scompare. Spesso si indurisce, si allontana oppure esplode sotto forma di rabbia, durezza o aggressività. Per questo diventa sempre più importante che i padri possano esprimere anche il loro mondo emotivo con maggiore libertà e consapevolezza, senza sentirsi giudicati. «Un padre che sa riconoscere quello che sente, che non ha paura di mostrarsi con qualità e debolezze, offre ai figli un modello potente: insegna che si può essere forti senza diventare rigidi, autorevoli senza essere duri, presenti senza snaturarsi», spiega Ciccanti. «I figli non cercano padri impeccabili. Cercano padri veri. Padri che sappiano esserci con il loro stile, la loro umanità, il loro modo di fare. Perché è spesso proprio in quella presenza concreta, quotidiana, magari imperfetta ma autentica, che un figlio impara due cose essenziali: essere amato e credere in se stesso». Cosa può quindi fare un padre per vedere riconosciuto il suo valore senza la necessità di essere perfetto? Ecco 5 consigli della pedagogista per una paternità presente, educativa ed empatica.
- Partecipare alla routine quotidiana.
La presenza paterna si costruisce nei gesti ripetuti, non negli eventi eccezionali. Accompagnare, preparare, giocare, osservare, esserci nei diversi momenti della giornata aiuta il figlio a sentirsi sostenuto e considerato. Quando un padre vive davvero la quotidianità, il figlio interiorizza un senso di affidabilità, che lo fa crescere più sicuro. - Stimolare il pensiero e accompagnare la scoperta.
Un padre non sostiene il figlio solo quando risolve, ma anche quando apre interrogativi, quando incoraggia la curiosità, quando aiuta a guardare il mondo con un po’ più di coraggio. La crescita passa anche da un adulto che non impone solo risposte, ma accompagna il figlio a costruire un pensiero proprio. - Giocare con intenzione, non solo per intrattenere.
Il gioco, soprattutto nella relazione con il padre, può diventare uno spazio educativo potente. Non è un tempo “minore”, ma un luogo in cui si costruiscono fiducia, complicità, tolleranza alla frustrazione e piacere di stare insieme. Anche nei ragazzi più grandi, il fare insieme resta uno strumento prezioso di relazione. - Essere modello nella gestione delle emozioni.
I figli imparano molto di più da ciò che vedono che da quello che viene loro spiegato. Un padre che sa fermarsi, riconoscere una fatica, riprendere il controllo senza farsi travolgere, chiedere scusa se sbaglia, mostra ai figli che le emozioni non sono pericolose. Sono parte della vita e si possono affrontare e rielaborare. - Educare all’autonomia, al rispetto e all’affettività.
La funzione paterna non è solo quella di mettere limiti, ma anche di aiutare il figlio a vivere con maggiore responsabilità. Regole chiare, coerenza, valorizzazione dell’impegno, rispetto per le differenze, educazione all’affettività e al genere: tutto questo fa parte di una paternità che non si limita a contenere, ma prepara alla vita.
