Tutti i principali istituti di statistica internazionali concordano nell’affermare che la Popolazione del Pianeta inizierà presto a diminuire. Michele Bruni propone la tesi che il declino demografico ormai dietro l’angolo sia causato da una vera e propria Rivoluzione demografica e ne esplora le cause, le caratteristiche e le conseguenze.
Nell’executive summary dell’ultima Revisione dei World Population Prospects si legge: “La popolazione mondiale continuerà a crescere per altri 50 o 60 anni, raggiungendo un picco di circa 10,3 miliardi di persone a metà degli anni 2080, rispetto agli 8,2 miliardi del 2024. Dopo il picco, si prevede che inizierà a diminuire, scendendo gradualmente fino a 10,2 miliardi entro la fine del secolo (UN DESA, 2024; p. iii).”
Con questa constatazione, vergata in uno stile a dir poco minimalista, UN DESA segnalava l’avvicinarsi di un evento epocale, il fatto che nel 2086 la crescita demografica che domina il Pianeta dalla metà del XVII secolo e che ha portato la sua popolazione da 600 milioni agli attuali 8,2 miliardi avrebbe lasciato il posto ad una fase di declino.
Il primo a prevedere che la popolazione mondiale avrebbe raggiunto un massimo nel corso del XXI secolo fu, nell’ormai lontano 1945, il sociologo americano Kingsley Davis che, come membro dell’Office of Population Research dell’Università di Princeton, aveva contribuito alla scoperta della Transizione demografica. Scriveva Davis:
“Sembra quindi probabile che il prossimo secolo vedrà raggiunto il picco della crescita della popolazione mondiale e il nuovo equilibrio demografico diffondersi in tutto il mondo. (Davis, 1945).”
Venendo a tempi più recenti, UN DESA segnalò per la prima volta nel 2004 che la popolazione mondiale sarebbe entrata in una fase di declino, nello scenario intermedio di un inusuale esercizio previsivo di lunghissimo periodo (UN DESA, 2004). In quel caso il Punto di inversione demografica (PID) era previsto per il 2075, anno nel quale la Popolazione mondiale avrebbe raggiunto un massimo di 9,22 miliardi, per poi oscillare su valori analoghi per altri 225 anni.
Previsioni analoghe sono state proposte da The Lancet (Vollset, Stein Emil et al., 2020) e dallo IIASA (IIASA, 2024). The Lancet ha previsto che il PID si dovrebbe registrare nel 2064, lo IIASA nel 2080. Secondo The Lancet la popolazione mondiale dovrebbe raggiungere un massimo di 9,7 miliardi, secondo lo IIASA di 10,13 miliardi.
Sembra quindi definitivamente tramontata la tesi ottimista di una Transizione demografica che avrebbe condotto la popolazione mondiale da un equilibrio demografico tradizionale, caratterizzato da alti tassi di natalità e mortalità, ad un equilibrio demografico moderno, caratterizzato da bassi tassi di natalità e mortalità, per ritornare all’opinione dei suoi quattro scopritori (Leroy-Beaulieu, Thompson, Landry and Notenstein) convinti che la Transizione avrebbe condotto ad una fase di declino demografico, una tesi che ha avuto nel tempo altri sostenitori tra cui John Caldwell (Caldwell, 1982) e Dudley Kirk (Kirk, 1996).
Al di là dell’anno nel quale si registrerà il PID e di quale sarà la crescita residua della popolazione mondiale, la cosa importante è capire la causa di questo evento epocale e le modalità con le quali si verificherà.
Esso è il prodotto non di una Transizione demografica, ma di una vera e propria Rivoluzione Demografica che sta provocando il passaggio da un regime demografico naturale, che ha caratterizzato tutta la storia di homo sapiens, e nel quale l’uomo non aveva alcun controllo su nascite e morti. ad un regime demografico del controllo, caratterizzato da una crescente capacità di combattere numerose malattie che falcidiavano la nostra specie e di decidere in maniera consapevole il numero dei figli che vogliamo avere (Bruni, 2023). I risultati sono, da un lato, un progressivo calo della fecondità, dall’altro, un progressivo aumento della durata media della vita.
La Rivoluzione demografica ha colpito i paesi della terra in momenti diversi distribuiti nell’arco di oltre 150 anni. I primi ad avviarsi lungo il sentiero di un epocale cambiamento sono stati i paesi che erano già stati interessati dalla rivoluzione industriale e quindi godevano di un maggior livello di benessere e della possibilità di utilizzare in maniera consapevole le nuove scoperte della medicina, le vere cause del fenomeno. Il processo si è poi diffuso in tutti gli altri paesi nei quali il nostro pianeta è frammentato, man mano che raggiungevano un certo livello di modernizzazione.
Ciò fa sì che i paesi della Terra siano oggi distribuiti in una lunga fila guidata dai paesi più ricchi e socialmente avanzati e chiusa dai più poveri e diseredati. La fila si snoda lungo un accidentato sentiero che conduce dal vecchio al nuovo regime demografico, da un disequilibrio demografico involontario che ha determinato l’aumento della popolazione del Pianeta dai pochi milioni del 10.000 AEV, ad un disequilibrio demografico volontario che porterà l’umanità nel territorio inesplorato del declino demografico. Il sentiero è articolato in tre segmenti ben definiti: una prima parte nella quale la popolazione cresce a tassi crescenti, una seconda nella quale cresce a tassi decrescenti ed una terza nella quale la popolazione diminuisce.
La prima conseguenza di questa situazione è che al momento attuale, la Terra registra la compresenza di paesi ormai nella terza fase della Rivoluzione demografica e di paesi nella prima fase. Pertanto, non esistono solo paesi sui quale incombe quello che, già negli anni 1960, venne definito un rigido inverno demografico (Schooyan, 1999) che si caratterizza per culle vuote, una crescente carenza di manodopera e un progressivo invecchiamento. Anzi, sono ancora più numerosi e con una popolazione di gran lunga maggiore i paesi sui quali ristagna una torrida estate demografica. Qui sono le culle ad essere insufficienti, come il cibo e le medicine necessari per fare crescere i nuovi nati, le strutture scolastiche per educarli e le occasioni di lavoro per farli sopravvivere e dare un significato alla loro vita.
A questo proposito mi limito a ricordare che, secondo UN DESA, dal 2025 al 2050:
• la Popolazione totale del Pianeta aumenterà di 1.427 milioni come saldo tra 3.365 milioni di nascite e 1.938 milioni di morti il che corrisponde a circa quattro nascite e due decessi al secondo.
• la Popolazione in età lavorativa aumenterà di 739 milioni e che tale crescita sarà il risultato di una contrazione di 450 milioni nei paesi del primo gruppo e di una crescita di 1.189 milioni nei paesi del secondo gruppo.
• Dunque, nei prossimi decenni al Pianeta Terra non mancheranno né i bambini, né le forze di lavoro. Che la percezione prevalente sia totalmente diversa è solo l’ennesima manifestazione della hubris che domina il cosiddetto occidente.
Riferimenti bibliografici
Bruni, M. (2022). China, the Belt and Road Initiative, and the century of great migration. Cambridge Scholars Publishing.
Bruni, M. (2023, June 27). I flussi migratori internazionali: Una tesi dal lato della domanda. Neodemos.
Caldwell, J. C. (1982). Theory of fertility decline. Academic Press.
Davis, K. (1945). The world demographic transition. The Annals of the American Academy of Political and Social Science, 237(1), 1–11.
International Institute for Applied Systems Analysis. (2024). Populations of the future: Updated tool helps to visualize projections.
Kirk, D. (1996). Demographic transition theory. Population Studies, 50(3), 361–387.
Schooyans, M. (1999). Le crash démographique. Le Sarment-Fayard.
United Nations, Department of Economic and Social Affairs. (2004). World population to 2300. United Nations.
United Nations, Department of Economic and Social Affairs. (2024). World population prospects. United Nations.
Vollset, S. E., et al. (2020). Fertility, mortality, migration, and population scenarios for 195 countries and territories from 2017 to 2100: A forecasting analysis for the Global Burden of Disease Study. The Lancet, 396(10258), 1285–1306.
(Neodemos del 10/04/2026)
