Jacopo Giacomoni il 21 e 22 febbraio al Teatro Biblioteca Quarticciolo con “È solo un lungo tramonto”

Arriva per la prima volta a Roma, al Teatro Biblioteca Quarticciolo il 21 e 22 febbraio, È solo un lungo tramonto, performance per voce, sax e ricordi registrati, scritta, diretta e interpretata da Jacopo Giacomoni, autore anche della musica con Alessandro Gambato.

Un esperimento di hauntology teatrale, costruito su un meccanismo di distorsione testuale per un teatro della dimenticanza. I ricordi di un padre, registrati, trascritti, riletti e ridettati nuovamente al computer, perdono gradualmente forma e coerenza, proprio come la memoria che li ha generati.

«Ho registrato i ricordi di mio padre» scrive Jacopo Giacomoni «li ho trascritti e li ho dettati al mio computer che li ha a sua volta trascritti; li ho riletti, ridettati al computer che li ha nuovamente trascritti, e così via. Il processo sloga il testo come la memoria di mio padre è slogata dalla demenza. «The time is out of joint». Viviamo un presente che non si può ricordare infestato da un passato che non si può dimenticare. È una lenta disintegrazione verso il silenzio. Non c’è tensione, non c’è in fondo nessun dramma. È solo un lungo tramonto».

È solo un lungo tramonto ha ottenuto la menzione speciale “Franco Quadri” del Premio Riccione 2023 e la menzione speciale del bando Futuro Passato 2022.

Domenica 22, al termine della replica, medierà l’incontro con la compagnia Carlo lei, nell’ambito del progetto Staffetta critica (v. calendario completo).

Jacopo Giacomoni, nato a Trento nel 1987, laureato in Filosofia con una tesi sull’esistenza dei personaggi fittizi, lavora come drammaturgo e performer. Nel 2025 vince la 58ª edizione del Premio Riccione con il testo Tacet, che nel 2024 aveva vinto il Bando Autori di Biennale Teatro. Nel 25/26 è fellow di Scuola Piccola Zattere. Nel 2023 vince la menzione speciale Franco Quadri della 57ª edizione del Premio Riccione con il testo È solo un lungo tramonto. Dal 2024 è dramaturg di Mittelfest. Porta avanti una ricerca strutturalista sulla drammaturgia, progettando ordigni spettacolari che accolgono la partecipazione del pubblico e il caso, cercando di costruire esperienze teatrali ludico-rituali che inneschino cortocircuiti con il tempo e lo sguardo di spettatori e performer. Negli ultimi lavori ha creato dei parassiti drammaturgici che aggrediscono organismi testuali già esistenti, un dispositivo teatrale per eleggere la più grande tragedia dell’umanità, un ufficio teatrale per la celebrazione di un funerale in scena, un gioco per rivivere da zero una seconda vita sul palcoscenico, un esperimento di hauntology teatrale sulla perdita della memoria del padre. Come performer fonde il suo percorso di attore a quello di sassofonista, in una continua esplorazione nel campo dell’improvvisazione libera e dei suoni non idiomatici.