«Nel 1983 e poi nel 1987 e nel 1989 l’Eurispes ha realizzato le prime indagini in Italia sull’immigrazione nel nostro Paese. Rispetto a quegli anni – spiega il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – il tema oggi è senza dubbio tra i più dibattuti, tuttavia, la reale conoscenza del fenomeno appare molto spesso distorta soprattutto in relazione alle dimensioni della presenza, alla distribuzione, alla provenienza, al credo religioso, alla delittuosità, al rapporto tra contributi versati e percepiti.
L’idea collettiva dell’immigrato e dell’immigrazione è frequentemente condizionata dal coinvolgimento di una parte degli immigrati nelle attività illecite – fenomeno strettamente connesso con la mancata integrazione nel tessuto sociale, economico ed occupazionale del Paese, e infatti relativo prevalentemente alla popolazione irregolare. Rimane, comunque, necessaria una obiettiva presa di coscienza, da parte di tutte le Istituzioni, del problema dell’elevata incidenza di reati nelle fasce d’età giovanili di prima e seconda generazione.
La vita quotidiana delle città italiane offre, d’altra parte, testimonianza anche dei segnali di integrazione degli stranieri e molte di queste esperienze arrivano proprio dalle seconde generazioni, in un percorso di naturale integrazione tra vecchi e nuovi abitanti del Paese.
Uno scenario dunque variegato e complesso. Il sistema formativo, terreno privilegiato di socializzazione e agenzia fondamentale ai fini della qualità del futuro inserimento lavorativo, rappresenta, e continuerà ad essere, anche in prospettiva futura, uno degli àmbiti privilegiati sul quale si giocherà la sfida dell’inclusione. Per questo l’integrazione scolastica dovrebbe essere favorita in modo sempre più responsabile e strutturato.
Ultimo, ma non marginale aspetto – conclude il Presidente dell’Eurispes –, segnalavamo già negli anni Ottanta il rischio che avrebbe potuto comportare la scelta di affrontare il nuovo fenomeno in una prospettiva esclusivamente “di ordine pubblico”, oppure assistenziale, o ancora di sanatoria. Le politiche per l’inclusione, per risultare efficaci, devono invece essere organiche, affrontando temi e problemi che appartengono agli immigrati all’interno di programmi generali validi per tutti i cittadini e ciò in relazione a mercato del lavoro, questione abitativa, sistema scolastico. Questa è anche la strada più efficace per porre basi più solide per la convivenza civile, l’armonia sociale, il rispetto delle regole e la crescita del Paese».
L’indagine realizzata dell’Eurispes si propone di approfondire le opinioni degli italiani attraverso quattro aree di analisi: i giudizi sull’immigrazione e le rappresentazioni sociali; i rapporti personali e gli atteggiamenti verso gli immigrati; le criticità e le valutazioni legate al fenomeno; i diritti di cittadinanza e i processi di inclusione. Questi quattro livelli permettono di osservare l’immigrazione non soltanto come dato quantitativo, ma come specchio delle tensioni, delle aspettative e delle contraddizioni che attraversano la società italiana.
GIUDIZI SULL’IMMIGRAZIONE IN ITALIA E RAPPRESENTAZIONI SOCIALI
I giudizi degli italiani sull’immigrazione tra percezioni diffuse e distanza dai dati reali
L’analisi dei giudizi espressi dagli italiani sull’immigrazione conferma la presenza di uno scarto significativo tra la realtà demografica e le rappresentazioni sociali del fenomeno. L’immigrazione continua a essere percepita come un tema critico, spesso amplificato nella sua dimensione numerica e simbolica, assumendo un ruolo centrale nella costruzione delle paure e delle insicurezze collettive. Oggi gli stranieri in Italia rappresentano il 9% circa della popolazione residente, i cittadini di religione islamica il 5% e quelli di origine africana il 2%. L’indagine realizzata dall’Eurispes fa emergere che solo una parte degli italiani fornisce una valutazione corretta, mentre la maggioranza tende a indicare valori ben più elevati.
Immigrazione un fenomeno sovrastimato, presenza reale al 9% ma la maggioranza degli italiani pensa siano molti di più
A fronte di una presenza reale di cittadini stranieri pari a circa il 9% della popolazione residente, solo quattro intervistati su dieci (40,2%) forniscono una stima corretta. La maggioranza (complessivamente il 51,4%) tende invece a sovrastimare la consistenza del fenomeno: oltre un terzo del campione (34,8%) ritiene che gli stranieri rappresentino il oltre un quinto della popolazione, mentre il 16,4% arriva ad affermare che un ogni tre residenti ci sia uno straniero.
Sovrastimata soprattutto la presenza di africani
La distorsione percettiva aumenta ulteriormente quando l’attenzione si concentra su specifici gruppi. I cittadini di religione islamica, che rappresentano circa il 5% della popolazione residente, vengono riconosciuti correttamente solo dal 39,7% degli italiani interpellati. La maggioranza colloca invece la loro presenza su livelli superiori: il 25,9% indica il 10%, il 24,5% il 16% e quasi un decimo del campione (9,9%) arriva a stimare i residenti islamici con una quota superiore al 25%.
Ancora più marcata la percezione della presenza dei cittadini di origine africana. A fronte di una quota reale pari al 2%, solo il 23,8% dei cittadini individua correttamente il dato. La maggioranza colloca invece la presenza africana su valori molto più alti: il 30,3% la stima al 9%, il 26,2% al 5%. Quasi 2 intervistati su 10 infine pensano che gli africani rappresentino il 19% della popolazione.
Quasi il 50% degli italiani pensa che gli immigrati provengano prevalentemente dall’Africa
Per quanto riguarda le aree di provenienza, l’immigrazione viene rappresentata prevalentemente come un fenomeno di origine africana. L’Africa del Nord è indicata come principale area di provenienza dal 28,4% degli intervistati, seguita dall’Africa sub-sahariana (18,7%). L’Europa dell’Est, che costituisce in realtà una delle principali aree di origine dei flussi migratori verso l’Italia, è indicata solo dal 18% del campione, risultando sistematicamente sottostimata.
L’immigrazione non è tra le principali paure sociali ma oltre la metà degli italiani (57,8%) percepisce il fenomeno come un rischio
L’analisi delle paure sociali colloca l’immigrazione in un quadro più ampio di criticità percepite. I principali fattori di rischio per la vita quotidiana personale e familiare sono individuati nell’incompetenza politica (89,8%) e nella corruzione (88,4%), seguiti dalle organizzazioni mafiose (82,2%) e dalle emergenze ambientali, come l’inquinamento dell’aria (76,1%) e la crisi dell’acqua (72%).
La presenza degli immigrati, pur non figurando tra i primi fattori di rischio, viene comunque percepita come pericolosa da oltre la metà del campione (57,8%), insieme alla presenza degli islamici (55%) e al ruolo dei cinesi nell’economia italiana (55%).
RAPPORTO DEGLI ITALIANI CON GLI IMMIGRATI E ATTEGGIAMENTI
Tra solidarietà e diffidenza: il rapporto con gli immigrati
L’atteggiamento degli italiani nei confronti degli immigrati è prevalentemente orientato alla solidarietà (23,7%). Seguono la diffidenza (17,9%) e l’indifferenza (11,7%). Compassione e fastidio raccolgono sono sentimenti indicati nel 9,7% dei casi, mentre il timore si attesta all’8,6% seguito da ostilità (5,1%) e simpatia (5%).
Dipende con chi ci si confronta. A volte anche la nazionalità di provenienza è una discriminante nelle interazioni con gli stranieri
Alla domanda relativa alla definizione dei rapporti con gli immigrati, la quota più elevata di cittadini (30,1%) afferma che tali rapporti dipendono dalle persone con le quali si instaurano. Seguono coloro che dichiarano di intrattenere rapporti neutri (19,4%) e quelli che li definiscono positivi (17,4%). Quote più contenute riguardano i rapporti negativi (12,1%) e la valutazione in base alla nazionalità (10,8%). Infine, una percentuale pari al 10,2% dichiara di non avere alcun rapporto con gli immigrati.
Oltre la metà degli italiani (57%) descrive come conoscenza cordiale il proprio rapporto personale con immigrati. Ma quattro italiani su dieci (42,9%) non hanno alcun tipo di rapporto
Quando si va ad indagare sulla natura dei rapporti personali con residenti stranieri, la forma più frequentemente dichiarata è la conoscenza cordiale (tra vicini, colleghi, compagni di studi, ecc.), indicata come esperienza vissuta in più di un caso dal 39,6% degli interpellati e in un solo caso dal 17,5%. Una quota pari al 42,9% non ha mai avuto alcun tipo di rapporto. L’amicizia con residenti stranieri è segnalata da una percentuale del 31,2% come esperienza ricorrente e dal 19,2% come caso singolo. Il 49,5% non riporta rapporti di questa natura. Infine, la quota più elevata, pari al 90,1%, afferma di non aver mai avuto legami sentimentali con persone di origine straniera.
Un italiano su quattro non affitterebbe un appartamento o una stanza a persone immigrate. Più della metà deciderebbe in base a chi ne fa richiesta
Per la maggioranza degli italiani (54,3%) la decisione di affittare un appartamento o una stanza ad immigrati dipenderebbe dalle persone. Uno su quattro (24,8%) non affitterebbe, mentre il 20,9% non avrebbe alcun problema ad avere locatari stranieri.
Esperienze problematiche per oltre un terzo degli italiani
Una quota pari al 17,5% degli italiani dichiara di aver avuto personalmente problemi con persone immigrate una sola volta, mentre il 17,2% riferisce esperienze di problematicità in più di un’occasione (complessivamente 34,7%). Il valore più alto di soggetti con esperienze problematiche si registra tra i 25 ed i 34 anni (il 40,7% riferisce di aver avuto problemi una o più volte). È poi il Nord-Ovest l’area geografica nella quale i cittadini riferiscono di avere avuto problemi con immigrati (39%).
Tra i problemi più segnalati: insistenza molesta, schiamazzi e furto/tentativo di furto
Episodi di insistenza molesta (56,8%) e fastidio dovuto a schiamazzi (45,8%), ma anche furti o tentativi di furto (42,1%) ed episodi di offesa o minaccia (40,8%) sono le circostanze segnalate maggiormente da quanti dichiarano di aver avuto problemi con immigrati. Un conflitto diretto, come un litigio, è indicato nel 38,9% dei casi, mentre il 27,6% segnala il mancato rispetto delle regole condominiali e il 23,1% danneggiamenti a beni personali o spazi comuni. Un quinto di chi ha avuto problemi con persone immigrate fa riferimento ad aggressioni fisiche (19,3%). Più contenuta la percentuale relativa ai comportamenti non corretti in àmbito lavorativo (14,2%).
Immigrati? Una presenza eccessiva
La metà dei cittadini intervistati (50,9%) ritiene che la presenza di immigrati nel nostro Paese sia attualmente superiore alle possibilità di accoglienza del territorio e dell’economia. In molti non si esprimono al riguardo (20,3%), mentre solo il 17% considera la presenza di immigrati proporzionata e l’11,8% la giudica inferiore alle potenzialità disponibili.
Una visione duale dell’immigrazione: una risorsa e un problema allo stesso tempo
Alla domanda circa la valutazione della presenza degli immigrati stranieri in Italia, oltre la metà degli italiani (51,4%) la definisce, al tempo stesso, una risorsa e un problema. Il 34,7% la percepisce esclusivamente come un problema, mentre solo il 13,9% la considera una risorsa.
Gli atteggiamenti di diffidenza nei confronti degli immigrati sono considerati giustificabili, ma solo in alcuni casi, per la maggior parte del campione (43,7%).
Quali sono gli effetti della presenza degli immigrati nel nostro Paese?
Secondo l’opinione degli italiani gli immigrati svolgerebbero lavori che gli italiani non vogliono fare (78,2%) e sono spesso sfruttati dai datori di lavoro italiani (72,9%); d’altro canto, gli stranieri contribuirebbero ad aumentare la criminalità. Non manca chi ritiene che la popolazione immigrata contribuisca alla crescita economica del Paese (54,3%) e che siano portatori di un arricchimento culturale (45,4%). Infine, secondo il 40% circa, rappresentano una minaccia per l’identità culturale e aumentano il rischio di diffusione delle malattie (30,1%). Che gli immigrati tolgano lavoro agli italiani è un’idea diffusa soltanto nel 26% dei casi con un particolare accentro tra gli elettori di destra (48,3%).
Ma quali sono le reazioni emotive degli italiani nei confronti degli stranieri che chiedono l’elemosina davanti a bar, supermercati o per strada?
Il 31,3%, esprime compassione, seguita dal fastidio (23%) e dall’indifferenza (22,5%). Meno diffuse, ma comunque presenti, sono le indicazioni di altre emozioni (12%), di simpatia (6,5%) e, infine, di paura (4,7%).
Se non integrati aumentano la conflittualità sociale, ma gli immigrati regolari servono all’Italia per il mercato occupazionale
Il 62,7% degli italiani ritiene che per l’Italia esista il rischio di un aumento della conflittualità sociale a causa della presenza crescente di stranieri non integrati nelle periferie urbane. Una quota molto simile, pari al 61,1%, giudica utile l’arrivo di immigrati regolari per compensare la mancanza di lavoratori in diversi settori come ristorazione, sanità e assistenza agli anziani. Il 48,5% concorda con l’affermazione secondo cui in Italia arrivano soprattutto coloro che delinquono perché nel Paese è facile farla franca, mentre il 46,5% ritiene necessaria l’accoglienza di immigrati per compensare il calo demografico. Il 45,5%, infine, condivide l’idea che la presenza di immigrati di religione non cristiana costituisca una minaccia ai valori nazionali.
CRITICITÀ E VALUTAZIONI SULL’IMMIGRAZIONE IN ITALIA
Tra le strategie che il Governo dovrebbe adottare per affrontare l’immigrazione clandestina secondo gli italiani c’è al primo posto l’agevolazione della regolarizzazione dei clandestini (30,7%), seguono la proposta di inasprire i controlli alle frontiere e lungo le coste (26%), l’importanza dell’erogazione di aiuti ai paesi di provenienza (19,1%), la riduzione dei visti di ingresso dai paesi da cui provengono i flussi più consistenti (16,1%).
Italiani o stranieri? Chi delinque di più
Secondo l’opinione di circa un terzo del campione (33,6%), gli autori dei crimini in Italia sono in egual misura italiani e stranieri. Poco più di un quinto degli intervistati (21,5%) attribuisce invece la responsabilità dei reati soprattutto agli stranieri, mentre una quota più ridotta, pari al 18%, la riconduce prevalentemente agli italiani. Un ulteriore 13,1% sottolinea che, pur essendo entrambi, italiani e stranieri, coinvolti, la percentuale di autori di crimini sia più alta tra la popolazione straniera. Infine, il 13,8% dichiara di non avere un’opinione precisa sul tema.
Il 36% degli italiani ritiene che vi siano nazionalità più coinvolte in attività criminali e che si tratti soprattutto di nordafricani e rumeni
Il 36,2% degli interpellati ritiene che esistano gruppi di alcune nazionalità maggiormente coinvolti in attività criminali; il 38,3% non ha un’opinione in merito e il 25,5%, esclude invece differenze tra le diverse nazionalità.
Tra le nazionalità più coinvolte ci sarebbero soprattutto nordafricani (23,7%), rumeni (14,6%) e nigeriani (12,4%). Gli albanesi sono indicati dal 10,1% del campione, mentre valori più contenuti riguardano i sudamericani (4,8%) e i senegalesi (4,3%). Le indicazioni residuali menzionano cinesi (2,8%), pakistani (2,2%), bangladesi e indiani (entrambi all’1,8%), e infine i filippini (1%).
L’immigrazione è un problema per la maggioranza degli italiani
La maggioranza (63,6%) degli italiani considera l’immigrazione un problema, pur specificando che non è il principale per il Paese. Una quota pari al 18,7% non la ritiene affatto un problema, mentre il 17,7%, infine, la definisce come il problema principale. Complessivamente, ben l’81,3% del campione associa l’arrivo di immigrati ad un problema per l’Italia.
Immigrazione regolare e irregolare
L’immigrazione regolare è vista positivamente dal 47,4% dei rispondenti, mentre il 35,7% la considera in parte positiva e in parte negativa. Il 16,9% la giudica negativamente.
All’opposto, l’immigrazione clandestina è valutata in termini soprattutto negativi (70,6%), mentre il 25,7% ne dà una valutazione intermedia (in parte positivamente, in parte negativamente) e solo il 3,6% esprime un’opinione positiva.
La questione religiosa
In merito alla crescente presenza, nel nostro Paese, di religioni diverse da quella cattolica, gli italiani sembrano avere una posizione neutra (34,9%), dichiarando di non valutarla né positivamente né negativamente. Il 22,4% esprime invece un’opinione negativa, mentre il 17,7% sottolinea che la valutazione dipende dalle religioni considerate. Un ulteriore 14,3% dà una valutazione positiva e il 10,7% dichiara di non avere un’opinione al riguardo.
DIRITTI DI CITTADINANZA E INCLUSIONE SOCIALE
Chi può essere considerato cittadino italiano?
Il 25,8% include anche chi è nato in Italia da genitori stranieri, mentre il 25% limita la cittadinanza ai soli figli di italiani. Il 23,6% estende l’essere considerato italiano a chi vive regolarmente in Italia, il 16,2% allo straniero nato in Italia purché educato presso scuole italiane.
Secondo gli italiani, inoltre, il periodo minimo di permanenza in Italia che dovrebbe essere richiesto a uno straniero regolarmente residente per ottenere la cittadinanza è nella maggior parte delle indicazioni di almeno 10 anni (32,6%) seguono per numero di indicazioni una soglia di 5 anni (28,7%) e di 7 anni (13,2%). Molti non esprimono un’opinione in merito (17,3%), mentre per l’8,2% la cittadinanza non dovrebbe essere mai concessa.
La partecipazione elettorale dei regolari
Alla domanda se sia giusto che gli stranieri regolarmente residenti in Italia, ma privi della cittadinanza, possano votare per le elezioni italiane, il 38% degli italiani si dichiara contrario in modo assoluto. Una quota pari al 31,1% afferma di non sapere o non esprime un’opinione. Il 18,8% ritiene che il voto debba essere sempre consentito, mentre il 12,1% si dichiara favorevole ma solo per le elezioni amministrative.
Come gestire la diversità religiosa?
Per la gestione della diversità religiosa, la misura che raccoglie il maggior favore riguarda la garanzia della presenza, nelle mense scolastiche e lavorative, di alimenti coerenti con le tradizioni rituali di chi appartiene ad altre religioni (66,1%). Seguono l’apertura di nuovi luoghi di culto non cattolici (52%) e il riconoscimento di festività religiose per studenti e lavoratori stranieri (44,3%), che però non ottiene un consenso maggioritario. Più contenuto il sostegno alla rimozione del Crocifisso da scuole e luoghi pubblici (34,1%), mentre il consenso più basso (19,5%) riguarda la proposta di evitare le celebrazioni per Pasqua e Natale nelle scuole e nei luoghi pubblici per non offendere i residenti stranieri che professano altre religioni.
Italiani favorevoli ad ingressi “selettivi”
Il 60,9% degli italiani è favorevole ad agevolare, tramite accordi con gli Stati di provenienza, l’ingresso di immigrati selezionati in base al titolo di studio e alle competenze professionali richieste dal nostro Paese.
Il 53,6% degli italiani concorda inoltre con l’idea di favorire l’ingresso di immigrati con un background culturale affine a quello italiano per religione, cultura di riferimento ecc.
