CHE SUCCESSO QUANDO VEDO I RAGAZZI GIOCARE A BASKET

Un mio amico che ha giocato a buonissimi livelli a basket ha avuto la sfortuna di assistere poche settimana fa a un torneo maschile a Messina.

Il basket a modo mio

A disputare il torneo il meglio degli atleti tesserati con le società cittadine. Vedendoli però giocare il mio amico è rimasto deluso: Roberto credimi, li definiscono dei talenti ma non sanno difendere, giocano solo in un modo, non hanno lettura nel gioco, usano solo una mano, gli scivolamenti sono sconosciuti ecc…”.  Dopo dieci minuti di cattiva pallacanestro (solo confusione e palla e tiro) ha pensato: se questi sono il meglio che sono riusciti a formare, la pallacanestro nella mia città è senza futuro…

Roberto, ma questi prospetti interessanti, questi talenti messinesi chi li allena, chi sono stati i loro istruttori in questi anni….?“.

Gli sono venuto in soccorso: la colpa è dei d-istruttori.

Incassano le rette mensile delle famiglie senza vergogna. Ma più scandalosi sono i dirigenti che gli fanno da spalla, che li tesserano: che sia tutto un business non c’è ombra dubbio basta vedere quanti di questi talentuosi prospetti arrivano nel basket che conta. Allenare, educare, far crescere i giovani è qualcosa di più. Devi fare i conti con un impegno che ti coinvolge, che ti porta via un mucchio di tempo, di energie e che devi faticosamente conciliare con il lavoro e la famiglia. Perché non è un gratta e vinci, non è un bancomat per sopravvivere. Nei centri di avviamento alla pallacanestro troviamo persone preparate e altruiste. E altre incattivite dal bisogno. 

D’altra parte, nel momento stesso in cui, il pianeta basket tenderebbe a essere “una casa di vetro con una nuova cultura dell’etica“, esso appare del tutto privo di autentica vitalità se solo ci si ricorda degli scandali recenti (arbitropoli, scommesse, tesseramento stranieri nei campionati di C): in un fitto accumularsi di iniziative e di competenze anche molto avanzate, chi guida il movimento a Roma come a Palermo non riesce oggi a dire nessuna parola autentica sul mondo disastrato in cui ci troviamo, non riesce a creare e a imporre nessun modello sportivo e culturale davvero determinante per il nostro presente. Penso che c’è una grossa differenza tra essere autorità e autorevole.

Le stesse iniziative “democratiche di fare chiarezza” finiscono spesso per far da paravento per aggregazioni burocratiche, sindacali, baronali, per nuove manovre di potere.

La Legge, ricordo a me stesso, dovrebbe essere uguale per tutti ma come nella vita, la giustizia sportiva è tutto fuorché uguale per tutti. Ci sono figli e figliastri, amici e nemici. A volte mi pare di essere ritornato indietro negli anni quando sentivo ripetere in maniera sinistra: il Tribunale del popolo che in una prigione del popolo ha processato e condannato a morte…

Ecco il basket di oggi ha perduto quella freschezza, quella trasparenza che avrebbe dovuto invece guidarlo verso un nuovo salto nel futuro. Capite bene che non è solo un caso se non riusciamo più a qualificarci per gli appuntamenti importanti.

Vedete: siamo partiti dal cattivo esempio di un torneo di Messina e siamo arrivati alla “stanza del grande gioco”. Non funziona nulla: da Roma a Palermo. Non abbiamo giocatori con la G maiuscola da far scendere in campo neppure per un torneo amatoriale.

Perché lasciare questo spazio ai “riciclati” di sempre, perché non intervenire su tutto ciò?

Se l’appassionato di basket piange perché non vedrà la sua Italia giocare le Olimpiadi, non mi pare proprio che gli ambiti federali siciliani e del movimento, si trovino a ridere: e per giunta mi sembra che essi lascino spazi di libertà molto minori rispetto a quelli che, nonostante tutto, il vero gioco del basket riesce ancora a offrire. Eppure qualcosa è cambiato.

Arduo dimostrare scientificamente un rapporto causa-effetto tra finzione gestionale e cronaca sportiva, ma è già impressionante che tale ipotesi non suoni affatto inverosimile.

Che Petrucci ci perdoni. Qualunque sia la sua mission, il basket a modo mio è un’altra cosa.

Genitori, non fidatevi di chi vi dice il contrario per spillarvi i soldi.