RADIO ZANCA: NOI CHE RESISTIAMO AGLI UNNI

Mi spiace dirlo: alcuni consiglieri eletti – con un nome e un cognome – sono poco presentabili alla nostra coscienza: troppo gravi gli errori che hanno commesso nella loro vita. Però insisto a difendere la figura del politico senza scopo di lucro e anche il suo diritto di non essere paragonato agli altri. Così, quando qualcuno di loro viene sabotato nell’urna perché si preferiscono cecchini e personaggi astuti senza scrupoli, che per sfuggire alla miseria vivono di espedienti, penso che ci sia da riflettere.
Ora, a tutti piacerebbe che ci fossero politici migliori, burocrati migliori, professionisti migliori, investigatori migliori, ma credo che l’etica, l’onestà, il merito (tanto per cambiare) invocata da tanti durante la campagna elettorale, non abbia molto da spartire col professionismo nell’urna sbandierato dai politici eletti o sconfitti. Sarà il caso di ricordare che pure le pietre di Messina, se potessero parlare, racconterebbero la storia di questo territorio saccheggiato e deturpato dall’oro grigio. Quindi, tutto il discorso di quanto “siamo bravi, quanto la sappiamo lunga…” non dipende dagli studi fatti, ma dalle valutazioni di potere. Se esistesse una classe dirigente al di sopra di ogni sospetto (ma più che a questo è facile credere alle favole per bambini), starebbe già studiando il sistema di proteggere gli amministratori di Palazzo Zanca dalle pelose attenzioni dei “Picari dello Stretto”. Per i quali, sospetto, il voto dell’urna è solo un modo di controllare i candidati, e appena uno sbaglia a votare una delibera in Consiglio o ficca il naso dove non dovrebbe, fuori dai piedi.
Se esistesse una classe dirigente parte integrante del tessuto sociale, qualcuno avrebbe già telefonato al Sistema LOBBY Messina per dirgli: guarda che il territorio non è vostro, la vita dei cittadini non è un like sui social, non potete cambiare il destino dei giovani mettendovi intorno a un tavolo e come ai tempi degli antichi romani mostrare il pollice verso: vorremmo aggiungere – semplicemente – che i veleni si diradano individuando gli avvelenatori e limitando il loro potere d’avvelenare.
Su questo argomento continuano ad arrivarci messaggi privati (guai a dirlo pubblicamente) e dei commenti pubblicati sui social da qualche cuore impavido: quanto basta per far notare che il cittadino è sensibile all’argomento, la classe dirigente un po’ meno. Non siamo dei rompiballe, tant’è vero che consigliamo ai censori di Messina una bella cura per recuperare la memoria e ricordarsi la storia dei candidati a Palazzo Zanca.
Il pistolotto tiene conto anche del fatto che, per responsabilità delle nostre idee, ci è toccato sorbirci trenta minuti di pubblicità sulla buona politica e la democrazia da parte del candidato sindaco del centrodestra e sapete una cosa? Ha ragione, è proprio così che vanno le cose in Sicilia e Calabria: lupi, volpi, corvi, rapaci, pesci piccoli e così via convivono con cascate di cemento, stalle trasformate in residenze, casette di legno tipiche della sottocultura.

Ciononostante, questo foglio elettronico che non si rassegna ai disastri della “buona politica” crede che anche nei disastri c’è rigenerazione: in fondo, parafrasando Pascal, ridersela della politica, significa davvero compiere delle scelte attraverso cui gli individui gestiscono la convivenza civile, risolvono i conflitti e perseguono l’interesse collettivo.