PERCHE’ LA SINISTRA NON MANIFESTA CONTRO L’IRAN DEGLI AYATOLLAH?

La mattanza iraniana va avanti da qualche settimana, sono arrivate le immagini dei sacchi neri contenenti i cadaveri dei tanti giovani trucidati dalla polizia iraniana. L’ayatollah Ali Khamenei ha ordinato ai Guardiani della Rivoluzione di sparare “in mezzo agli occhi” a chi manifestava a mani nude. I morti secondo informazioni occidentale sarebbero dodicimila, ma la carneficina non smuove nessuno. 

Abbiamo visto “Pro Pal” dappertutto, nelle piazze, nelle scuole, nelle Chiese, ma nessuno di questi è sceso in strada. Hanno manifestato solo gruppetti di iraniani perlopiù studenti che studiano nel nostro Paese. Non si è visto salpare nessuna flottiglia alla volta dei porti iraniani, nessun sciopero. Maurizio Landini che ha fatto tre scioperi generali per far sfilare la Cgil con gli slogan propal filo-Hamas, “che è riuscito ad andare in piazza persino per difendere Maduro e far insultare dai suoi i ragazzi venezuelani che festeggiavano la caduta del dittatore, contro Khamenei e il regime islamista non organizza neanche un minuto di silenzio a ricordo dei dodicimila che in pochi giorni quel regime feroce ha ucciso”.

Non abbiamo visto neanche un’occupazione studentesca. Nulla di tutto questo. Tutto tace. “Tutti storditi da questa enorme balla del pacifismo a tinte arcobaleno. Tutti imbevuti di una melassa pacifista fatta di appelli bolsamente retorici che evaporano dinanzi al sangue di chi non è considerato meritevole di sostegno e denuncia. Perché?” Si chiede Domenico Airoma sul sito di Alleanza Cattolica (Pro Bal. La grande balla del pacifismo arcobaleno, 16.1.26, alleanzacattolica.org) In fin dei conti, “a costoro non interessa la pace come frutto della giustizia, cioè del rispetto della dignità di ogni uomo e di ogni comunità”. A questi sinistri, “quasi spiace che un popolo si sollevi contro un governo nemico dell’unico vero satana, gli Stati Uniti d’America.

Che non è certamente l’incarnazione di San Michele Arcangelo, ma che resta l’unico Stato in grado di poter usare la forza in modo efficace e per un fine giusto”. A tutti quelli che hanno manifestato per la Palestina, interessa un mondo senza più Occidente. Un mondo senza più croce e stella di Davide. Con tante bandiere rosse e mezzelune verdi. E tutti finalmente in pace, come al cimitero. Grazie a Dio, però, c’è ancora chi scende in piazza e urla la propria dignità. Da quando è scoppiata la guerra per Gaza, è emerso un abbraccio politico che ha scandalizzato qualche opinionista. Mi riferisco a quell’alleanza più o meno palese tra mondo islamico e una certa sinistra non solo europea.

Non è una novità per Antonio Socci, in un editoriale ben documentato sul quotidiano Libero ha affrontato l’argomento (Comunisti e Khomeinisti ieri e oggi, 13.1.26, Libero) Socci inizia citando un articolo di Antonio Polito, sul Corriere della sera, dove ricordava che “il regime degli ayatollah fu il primo nell’Islam, in tempi moderni, a sollevarsi contro l’Occidente e il Satana americano: quando nel 1979 il popolo iraniano cacciò lo Scià, alle forze progressiste d’Europa parve una nuova ‘rivoluzione d’ottobre”. Pertanto, le “forze progressiste” di allora, anche per la rivoluzione khomeinista – come per la rivoluzione bolscevica – hanno scelto la parte sbagliata. “Ora quella tirannia sta finendo, come il comunismo, nell’orrore, un esito fallimentare che conferma il parallelismo con i regimi rossi. Dunque, la “novità” che il khomeinismo rappresenterà, come il suo attuale naufragio, riguarda non solo il mondo musulmano, ma anche la nostra sinistra”. E proprio qui secondo Socci che, “si trova la spiegazione della situazione odierna, ovvero dell‘improvviso imbarazzo delle piazze progressiste, fino a ieri affollate per Gaza e oggi vuote e mute di fronte al massacro del popolo iraniano da parte di quel regime” Esagera Socci?

A questo punto per rinforzare la sua tesi che nella rivoluzione khomeinista ci sono parole d’ordine della sinistra marxista e terzomondista, cita alcuni studiosi a cominciare da un professore di storia ebraica, uno studioso di antisemitismo, considerato una delle massime autorità mondiali in materia, Robert S. Wistrich: “Nei suoi scritti post-1970 Khomeini divideva il mondo in due classi in lotta tra di loro, i mostazafin (oppressi) ei mostakaberin (gli oppressori). Diede un nuovo slancio religioso alla lotta di classe promossa dai marxisti secolaristi e dal partito comunista Tudeh che era stato severamente perseguitato dallo Scià”. Inoltre, Niram Ferretti , che nel libro Il capro espiatorio (Israele e la crisi dell’Europaricostruisce questo sorprendente incontro fra marxismo e Islam (ricaviamo da qui molte notizie), scrive: “Questa suddivisione basata su categorie politiche estranee al discorso religioso in quanto racconto e derivate dalla ‘re interpretazione dell’islam sciita con il marxismo cheguevarista’ secondo la vulgata di Ali Shariati, avrebbe trovato pronta accoglienza negli ambienti della sinistra europea anti-occidentale ”.

Effettivamente Ali Shariati (1933-1977) preparò il terreno all’avvento di Khomeini. Oppositore dello Scià in nome dell’Islam, espatriò in Francia e a Parigi conobbe il pensiero di intellettuali come Frantz Fanon e Jean-Paul Sartre, elaborando poi un’ideologia terzomondista definita “islamo-marxista” che divenne molto popolare. Morì alla vigilia del ritorno vittorioso in Iran di Khomeini la cui ideologia fu influenzata dal suo pensiero. Per questo motivo la “rivoluzione khomeinista” si guadagnò le simpatie di grandi intellettuali progressisti. Ma Khomeini affascinò diverse aree ideologiche. “Le convergenze nero-rosso-verdi” nota Ferretti “sono, al di là delle differenze specifiche, assai nette, motivate dallo stesso odio per la civiltà occidentale e il liberalismo, grandi mali da debellare”. Pertanto, per Socci, Khomeini è il grande accusatore dell’Occidente e la sua pretesa di diventare anzitutto egemone del mondo musulmano (rimpiazzando i sunniti dell’Arabia Saudita) e poi di raccogliere la bandiera lacerata del comunismo realizzato, è esplicita.

Il sociologo politologo Luciano Pellicani ricorda che Khomeini, “elaborò l’ambizioso disegno di porre l’islam alla testa di tutti i popoli diseredati della Terra, sostituendo in tale ruolo rivoluzionario comunismo marxista-leninista. Questo grandioso programma fu espresso con la massima chiarezza nella lettera che egli, poco prima di morire, inviò a Gorbacev. In essa (…) chiese al Segretario del Pcus di riconoscere che il comunismo era a un fossile storico (…) e di riconoscere altresì che ormai sulla scena mondiale non restava che una sola forza in grado di sostenere l’obiettivo di liberare i popoli che si trovavano nella ‘prigione dell’Occidente e del Grande Satana’: l’islam”. In questi anni le sinistre europee hanno individuato nell’immigrazione di massa islamica un possibile sostituto del perduto proletariato occidentale e l’immigrazione islamica vede nell’appoggio delle sinistre il mezzo per rafforzarsi in vista di una desiderata islamizzazione dell’Europa e dell’Occidente.

Il Cavallo di Troia che può servire alla progressiva dissoluzione dell’identità occidentale (sia giudaico-cristiana che laico-liberale che democratica) è il multiculturalismo. Infine, il filosofo Paul Gottfried, che nel libro The Strange Death of Marxism, ha scritto che la sinistra ha conservato l’egemonia culturale in Occidente, dopo il crollo del comunismo nell’est europeo, perché è passata dal marxismo al multiculturalismo. Dunque, non è più sull’economia che il capitalismo occidentale viene attaccato: “l’aggressione” ha notato Gugliemo Piombini “colpisce invece le sue sovrastrutture culturali, secondo la lezione di Antonio Gramsci e della Scuola di Francoforte. Dietro una facciata relativista, il multiculturalismo rivela un odio profondo per la civiltà occidentale e una esaltazione acritica di qualsiasi cosa non occidentale “. Allora, come ha scritto Polito, i comunisti, rimasero affascinati dal khomeinismo. E oggi, conclude Socci, “è davvero tragicomico vedere i regimi comunisti, che hanno combattuto in tutti i modi il cristianesimo (e le religioni), coalizzati con la più cupa e orrenda casta teocratica. Comunisti e khomeinisti uniti nella lotta.

DOMENICO BONVEGNA

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