Messina – C’è un detto nel mondo dello sport: chi vince festeggia, chi perde spiega. Il principio evidenzia una dinamica psicologica e sportiva: dopo una vittoria ci si gode il successo, mentre dopo una sconfitta si tende a cercare giustificazioni, creando la cosiddetta “cultura degli alibi”. Dallo sport alla politica. La strana impressione di questo finale di Amministrative messinesi è che nessuna coalizione sia contenta di sé.
Sud chiama Nord, il movimento politico per le Autonomie guidato da Cateno De Luca vince e discute molto. I colonnelli impongono correzioni a Cateno, navigante furbo quanto basta per far loro credere di crederci, ma lui stesso comunque in tutti questi anni mai troppo indiscutibile. Il centrodestra uscito con le ossa rotte dall’urna è nella crisi che sappiamo, un mare oscuro dove tutto sfuma.
A iniziare da Forza Italia in caduta libera nei consensi e nei progetti. Nell’immediatezza della sconfitta del loro candidato sindaco Marcello Scurria l’addio del coordinatore cittadino Antonio Barbera, al di là degli effetti immediati, non ha sconvolto più di tanto il sottosegretario Matilde Siracusano che, al contrario di Barbera, ha preferito scaricare sugli alleati la sconfitta di Scurria. Ma possibile che nessuno le abbia spiegato che è stata proprio la sua testardaggine a voler candidarlo a tutti i costi, a far perdere il centrodestra?
E comunque, sul banco degli imputati oltre la Siracusano, va di diritto anche il presidente della Regione, Renato Schifani che di esperienza politica ne ha da vendere: eppure, come si può dare il placet per candidare Scurria se era stato proprio lui, dodici mesi prima, a revocarlo dall’incarico di sub-commissario per il Risanamento di Messina, decisione presa a causa di “specifiche criticità” gestionali, con la successiva nomina dell’ingegnere Santi Trovato al suo posto? Quindi: Scurria non era idoneo per il risanamento della città ma sarebbe stato quello giusto per amministrare il Comune? Presidente Schifani, ci passi la battuta: o ci fai o ci sei. Presidente, è davvero così (poco sveglio) oppure sta fingendo per qualche motivo?

Presto svelato l’inghippo. Se fosse dipeso da Schifani, mai e poi mai, avrebbe dato campo libero a Scurria ma siccome negli ultimi tempi il rapporto con gli alleati è duro da reggere, soprattutto da quando sull’altra sponda c’è il Governatore Roberto Occhiuto, compagno della Siracusano, che detta il tempo del nuovo corso in Forza Italia e di un modo spavaldo di intendere l’organizzazione di un partito, si comprende che per garantirsi la ricandidatura per le prossime Regionali, ha dovuto fare buon viso alla scelta di Scurria. Ma è fin troppo ovvio che questa decisione ha portato alla sconfitta del centrodestra e subito dopo, alla scomparsa, in Consiglio comunale, di Forza Italia. Ma nessuno fiata invece di porsi la domanda angosciosa: perché morire per Scurria? A quanto pare, il tempo ha posto una affermazione più tranquilla: Vivere per Cateno De Luca!
Discorso diverso su Fratelli d’Italia. Tutti sanno tutto ed è anche quella struttura politica ad avere le esigenze più chiare. Per un verso o per l’altro è comunque un partito che nonostante qualche scivolone giudiziario ha più energia degli altri alleati. Ha necessità però di una guida sicura e non lasciata al caso: siamo testimoni di tante lamentele della base sulla conduzione dell’assessore Elvira Amata che è stata incapace a tenere i contatti con la truppa, salvo poi fare il giro di telefonate alla vigilia delle Amministrative con le risposte scontate: dopo tanto silenzio si fa sentire solo adesso? Il presidente Giorgia Meloni lo deve sapere: nessuno è soddisfatto dell’Amata, tutte avvertono da parte dell’assessore siciliano una specie di sinuosa incompiutezza. Sbagliano tutti? Non crediamo.

Alla base c’è una gestione di Fratelli d’Italia diversa da quella che auspica la stessa Meloni: l’Amata non è riuscita a dare vera fiducia a nessuno. Che ruolo hanno avuto, in tutto questo gli ex giovani rampanti Francesco Rizzo, Piero Adamo e Ferdinando Croce? Perché tante divisioni, polemiche e veleni? Che contributo alla causa hanno dato “Ella” Bucalo e Pino Galluzzo? La loro storia in Fratelli d’Italia è da considerare di transito o saranno le colonne da cui ripartire?

Facciamola finita almeno con la storia della fermezza: il possibilismo è la loro vera filosofia, che si traduce nell’immortale arte di arrangiarsi. Da Roma a Messina si fanno tanti baratti, in nome della politica e magari, crediamo, di altri interessi… Insomma, a tirare le somme in questo centrodestra messinese chi ha potuto si è fatto prendere dalla frenesia; chi non poteva lo ha sofferto. Il tutto e subito dell’onorevole Siracusano, questa marcia in mezzo ai gigli e all’infallibilità, porta un po’ adesso a credere che non basti provare a vincere, ma si debba stravincere. Una coscienza che alza la soglia dell’ansia e delle incertezze. E di cui fanno adesso le spese i cittadini che le hanno creduto. Se è così, vediamo qual è lo scacchiere su cui la nostra eroina ha scelto di giocare quella che potrebbe diventare una partita decisiva, per il centrodestra messinese, per Forza Italia e per la stessa crescita politica di Occhiuto.
