L’INTERVENTO: UMBERTO BOSSI, IL LEONE DELLA LEGA

Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e figura chiave della Seconda Repubblica italiana, è morto. Bossi ha segnato la politica italiana con il suo federalismo padano, l’anti-centralismo romano e slogan come “Roma ladrona”.

Umberto Bossi ha segnato una stagione della storia politica italiana, il passaggio dall’epoca delle ideologie alla cosiddetta post-modernità, che il card. Ratzinger ha ben definito come la “dittatura del relativismo”. Infatti, la Lega oggi è il partito più antico fra quelli presenti in Parlamento perché è il primo post-ideologico, mentre tutti i precedenti, dal partito comunista alla Democrazia Cristiana, al partito socialista non esistono più. “Bossi aveva ereditato dal leader dell’Union Valdotaine Bruno Salvadori (1942-1980) la passione per i movimenti autonomisti dell’arco alpino, che allora erano piccolissimi gruppi di intellettuali che difendevano i dialetti e custodivano le memorie storiche dei territori, ma non organizzavano altro se non piccole iniziative culturali locali.

Il suo merito fu di confezionare un “vestito” politico all’insieme di questi corpi, unendo i veneti della Liga, che esisteva già prima di quella lombarda, con appunto la Lega lombarda e con quelle piemontese, ligure ed emiliano-romagnola. Questa iniziativa toccava un nervo scoperto della storia italiana, esattamente la sua origine centralista con l’unificazione del 1861, poco rispettosa delle tradizioni locali, che voleva “fare gli italiani” imponendo loro una ideologia di Stato, nazionalista e liberale”. (Marco Invernizzi, Umberto Bossi (1941-2026), 20.3.26, alleanzacattolica.org). Nel 2004 un ictus lo segna gravemente. Negli ultimi anni è rimasta una voce “saggia” e ascoltata del Carroccio.

Un battitore libero, come sempre. “Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Oggi ne ho 53 e ti saluto, nel giorno della Festa del Papà, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato. Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo. A Dio“. Con queste parole Matteo Salvini, segretario della Lega ha voluto ricordare il senatur. 

“Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica“, è il messaggio della premier Giorgia Meloni. Fu lui nei primi anni Novanta a scoperchiare la crisi italiana, intuire il cambio d’epoca, il volta pagina del libro della storia italiana, fu lui a sollevare la questione Settentrionale provocando l’ira delle presunte classi colte. Il leone del Nord attaccò manifesti, fumò mille sigarette, perse e ritrovò la voce mille volte nelle valli”. (Mario Sechi, Umberto Bossi e quella domenica a Pontida di 33 anni fa, 20.3.26, Libero) “La cosiddetta grande stampa lo dipingeva come un pagliaccio, una maschera del folklore, invece avevano di fronte un grande politico, l’uomo che aveva visto e previsto la «rottura» dell’Italia […] Bossi era una potenza, aveva l’istinto, il fiuto dell’animale politico, i suoi discorsi parlamentari negli anni del grande crac della Prima Repubblica erano una spada: il ritratto di una nazione smarrita, con la questione meridionale rovesciata in settentrionale […]

Parlava di secessione, ma non la praticava per niente, era un fiume retorico che serviva a scuotere la pianta, far cadere frutti e nuovi semi. Bossi raccoglieva le parole degli imprenditori, degli artigiani, del popolo delle partite Iva, delle famiglie senza rendita che desideravano la fine dello spreco pubblico per farne solo guadagno privato”. «Staccarsi da Roma» era un’idea coltivata nel nome del federalismo, dell’autonomia. Bossi si sentiva più italiano di tanti italiani con il bon ton fuori e la corruzione dentro, provò a dare all’Italia una forma di federalismo, non ci riuscì nel suo periodo d’oro, ma quel lavoro non fu fatto invano, il testimone passò ai suoi eredi e quell’idea è oggi più vicina di quanto lo fosse trent’anni fa, nel fango di Pontida”. La decennale esperienza politica della Lega va ricordata per il suo tentativo di esprimere un fattivo federalismo nel nostro Paese, ne parlerò nel prossimo intervento.

 

a cura di Domenico Bonvegna