L’INTERVENTO: IL “MARTIRIO BIANCO” DI JIMMY LAI

È arrivata la condanna a venti anni di carcere per Jimmy Lai giornalista cattolico, 78 anni, simbolo della democrazia a Hong Kong. Una condanna a morte, che non preoccupa nessuno in Occidente. Naturalmente nessuna protesta, nessuno chiede la sua liberazione, nessuno chiede conto a Xi Jimping, il presidente comunista cinese. Jimmy Lai è in carcere da cinque anni, la sua colpa aver manifestato per le libertà democratiche di Hong Kong.

“Ora è stato condannato per tre capi d’accusa: due per cospirazione e collusione con forze straniere, e una per pubblicazione di materiale sedizioso sul suo giornale Apple Daily, chiuso d’autorità nel 2021. Con Jimmy Lai altri sei dirigenti di Apple Daily e due attivisti pro-democrazia sono stati condannati a pene che variano dai sei anni e 3 mesi ai 10 anni”. (Riccardo Cascioli, Venti anni a Jimmy Lai, l’esito del processo-farsa a Hong Kong, 9.2.26, lanuovabq.it).

La condanna di Lai rappresenta «l’ultimo chiodo sulla bara della libertà di stampa a Hong Kong», ha dichiarato Jodie Ginsberg, presidente della Commissione per la Protezione dei Giornalisti (CPJ), che ha anche sottolineato come la Cina sia il regime che conta più giornalisti in carcere: ben 51, di cui 8 a Hong Kong. «Oggi è un giorno buio per chiunque crede nella verità, nella libertà e nella giustizia», ha dichiarato in un comunicato il figlio di Jimmy Lai, Sebastien, attualmente in esilio nel Regno Unito. La figlia di Lai, Claire, ha invece parlato di una sentenza «straziante e crudele» aggiungendo che se «applicata, morirà come un martire dietro le sbarre». Dominica Shapwick ex redattrice di Apple Daily, parla di martirio bianco, per Lai. “Nella tradizione della Chiesa, il martirio è spesso descritto con colori: il martirio rosso, in cui i credenti vengono uccisi per la loro fede e rendono testimonianza con il sangue; e il martirio bianco, in cui si “muore al mondo” rinunciando ai beni terreni o sopportando una sofferenza prolungata per testimoniare Cristo.

Il martirio bianco è un antico concetto spirituale. Non descrive un singolo sacrificio drammatico, ma un’offerta prolungata e non teatrale. Nel martirio bianco, la morte non è il punto finale; il tempo stesso diventa la croce. Per Jimmy Lai, il sacrificio non si completa in un attimo. Esiste in ogni mattina che si ripete: libertà rinviata, parola silenziosa, corpo che invecchia gradualmente, mentre l’esito rimane sconosciuto”. (Jimmy Lai il Confessore, esempio moderno di martirio bianco, 9.2.26, lanuovabq.it).

La coordinatrice del team internazionale di avvocati che assiste Jimmy Lai, Caoilfhionn Gallagher, ha dichiarato che «ora che questo processo farsa è finito, chiediamo ai leader di tutto il mondo di parlare a una sola voce per chiedere alla Cina di liberare Jimmy Lai così che possa almeno tornare dalla sua famiglia a Londra». La vicenda di Jimmy Lai è stata seguita da vicino anche dalle autorità di Taiwan, che da tempo subiscono le pressioni anche militari della Cina popolare. Il governo di Pechino ha proposto più volte di applicare a Taiwan lo stesso regime di Hong Kong “un Paese, due sistemi”: la vicenda di Jimmy Lai – ha dichiarato in un comunicato il governo taiwanese – dimostra che «con il modello di governo “un Paese, due sistemile libertà e i diritti promessi al popolo di Hong Kong non sono altro che parole vuote».

E il popolo di Taiwan deve «prendere la dolorosa esperienza di Hong Kong come una lezione e difendere le libertà conquistate nella vita quotidiana». La condanna di Lai per Antonio Socci è, “su scala ridotta, un segnale politico simile a quello di Piazza Tienanmen: schiacciando nel sangue le manifestazioni studentesche della primavera 1989 la casta rossa di Pechino comunicò al mondo la sua totale chiusura all’evoluzione democratica che si stava verificando nell’est europeo”. (La dittatura comunista cinese ci riguarda [ed è una minaccia per tutto il mondo], 14.2.26, Libero) E pertanto, “rappresenta il definitivo tramonto della speranza, per Hong Kong, di recuperare la libertà perduta, dal 1997, con l’annessione della città da parte del regime comunista cinese”. Socci accusa l’Occidente che ha essenzialmente “premiato” la Cina, facendola diventare la “fabbrica del mondo” che ha portato all’impoverimento dell’Occidente stesso e alla nascita di un’enorme e pericolosa potenza comunista che oggi allunga i tentacoli in tutti i continenti. Solo con l’attuale presidenza Trump l’Occidente comincia a correre ai ripari. Quello cinese è il vero imperialismo da avversare. Ma i progressisti occidentali – impegnati a demonizzare gli Stati Uniti – non lo vogliono vedere.

DOMENICO BONVEGNA

dbonvegna1@gmail.com