Ennio Antoci, la politica di ieri e di oggi. Il Coronavirus presenta i conti

Toh, chi si rivede: Ennio Antoci. Negli anni Novanta, quando era un giovane rampante del Movimento sociale italiano è stato uno dei protagonisti della vita politica messinese. Esordio giovanissimo in Consiglio comunale, passione subito corrisposta e inizio ma anche fine della storia (politica).

Per essere uno che veniva dalla Fiamma Antoci sapeva benissimo come trattare la sinistra: battaglie dure ma con il senso del rispetto. Ma soprattutto sapeva come ci si comportava dentro un Palazzo: con una gran voglia di fare politica con la P maiuscola. Messina a quel tempo sapeva distinguere tra destra e sinistra: guai ai salti della quaglia o ai cambi di casacca.

Di Ennio del tempo ricordiamo tante battaglie: ambiente, sociale, spazio culturali, opportunità di lavoro. Ma anche fiaccolate contro la mafia. Per chi avesse perso la memoria, capita nella città dello Stretto, la sua è stata l’ultima generazione “ideologica“; l’ultima a poter interiorizzare una certa idea della politica, prima che il riflusso post tangentopoli portasse via tutto. La generazione di Ennio era quella aggrappata all’idea di partecipazione, all’impegno come valore, nel suo caso, partendo da una esperienza di destra sociale.

Capisco che parlare oggi, nella Messina di Cateno De Luca, di passione politica e di valori è un po’ come raccontare la storia del vecchio Commodore 64, il primo romantico computer, in tempi della super fibra… Però noi che veniamo da quella stagione, quando ci guardiamo alle spalle vediamo un’altra politica. Migliore o peggiore? Lo dirà tra qualche anno la storia.

Comunque, torniamo a Ennio. Cuore a destra, poi, quando Gianfranco Fini è andato al potere, stranamente, invece di ritrovarlo in qualche assessorato o consiglio d’amministrazione, di Ennio si sono perse le tracce. Allarga le braccia. “La causa è stata una visione miope della classe dirigente messinese di Alleanza Nazionale: non hanno avuto coraggio o l’intuizione di scommettere sui giovani, e non mi riferisco solo alla mia persona, perché al tempo tra le nostre fila militavano persone che, come me, e forse più di me, avrebbero meritato di calcare scenari politici importanti, che avevano i numeri e le carte in regola per farlo, ma gli allora dirigenti  hanno, come dire, preferito l’usato sicuro. Cosa che, per esempio, non è successo a Catania, dove chi guidava il partito, ha dato fiducia ai giovani promettenti del tempo: Salvo Pogliese, Basilio Catanoso e Paolo Di Caro. A Messina si è preferito il contraltare del <tutto è politica> e così molti della mia generazione hanno preferito fare altro“.

Come ha cambiato la tua vita quella esperienza? “Finita quell’esperienza ho deciso di chiedere con la politica. Anche se non nascondo che i due mandati in Consiglio comunale, mi hanno permesso di conoscere persone valide e soprattutto mi hanno fatto crescere come uomo“.

A noi di IMG Press piace pensare che anche le storie consumate comunicano qualcosa. Messina è una città piena di progetti vecchi, analisi errate, facce stanche, luoghi chiusi al pubblico. Con una battuta ironica potremmo dire: il bello di vivere tra le rovine. Spiegaci la tua visione?
Oggi la politica è uno spazio vuoto e tra le rovine di quella che fu una città piena di energia, orgoglio, cultura, lotte ideologiche, dibattiti anche accesi, ma intelligenti. Oggi si sopravvive. Non a caso, sui social, passano messaggi della serie: <la politica non serve a nulla>. L’epopea De Luca, che si erge e viene eretto a fuoriclasse, senza tener conto del fatto che gioca senza avversari e a porta vuota, facendo trionfare la mancanza di rispetto per le istituzioni, per i luoghi deputati al dibattito e a prendere certe decisioni. Le Istituzioni sono il bersaglio delle gag di questa politica in cui, francamente, non mi rispecchio. Per me la politica è una cosa alta e non ci si può improvvisare politici. Figurarsi onorevoli o senatori“.

Si riferisce a qualcuno in particolare? “Direttore su questo argomento potremmo passare giorni a parlare, abbiamo assistito sui social al trionfo del trash con il “patto delle panelle” o quello della pignolata, abbiamo visto seduti allo stesso tavolo teatranti di basso profilo che due giorni prima, in una pseudo campagna elettorale, si scambiavano pesantissimi insulti sul piano personale, e dopo due giorni prendevano insieme l’aperitivo in un bistrot palermitano. Abbiamo visto e sentito un parlamentare messinese, capogruppo alla Camera dei deputati, preoccuparsi di quanto inquinano gli assorbenti usati dalle donne, per non parlare del fatto che, pochi giorni fa, ho letto di un’interrogazione parlamentare, quindi un documento ufficiale che rimane nella storia degli atti parlamentari, presentata da un parlamentare messinese, sonoramente bocciato nel proprio collegio, salvo poi essere ripescato in quello di Bagheria, che chiedeva al Governo di intraprendere un’azione mirata a “requisire” quello che è l’ex Ospedale Militare di Messina. Ma ci pensa???  un parlamentare della Repubblica italiana, chiede allo Stato di requisire un bene che è già di sua proprietà per rendere operativo al più presto l’ospedale militare di Messina, per far fronte all’emergenza sanitaria in atto nella città dello Stretto. E come dimenticare la ciliegina sulla torta di un Sindaco che, accompagnato da uno stuolo di agenti della Polizia Municipale, e dall’immancabile fotoreporter (per cui non valgono le attuali restrizioni alla libertà di circolazione) si prodiga in prima persona per sequestrare a un vecchietto che le vendeva, sì abusivamente, ben otto lattughe!!!! Se non vivessimo tempi tristi per la crisi economica e la pandemia, ci sarebbe da morire dalle risate… ah, la politica“.

I conti con il passato di Ennio sono un viaggio senza orologio, perché il tempo, quello vero, scorre dentro. Vien da chiedersi: quando abbiamo perso il senso del pudore? Quando la memoria? Perché nell’album di Ennio ci sono anni di militanza attiva, momenti di gloria e pure pagine grigie. La politica in cui si muoveva Ennio era fatta soprattutto da simboli, stili e culti: oggi più che combattere per una idea si sopravvive per campare la famiglia. C’era la dicci con le sue  truppe cammellate, il partito socialista degli operai e dei professionisti, i repubblicani di La Malfa, i liberali di Malagodi e Zanone. E poi c’erano loro, con i loro simboli: la fiamma tricolore e la falce e martello. Sono passati trent’anni da quella negli anni Novanta e oggi la classe politica non ha niente a che vedere, in tutti i sensi, con quella appena descritta.

Ennio non è più un politico attivo anche se ne mastica eccome di senso civico e rispetto per le istituzioni. Non fa parte di nessun consiglio di amministrazione nonostante abbia svolto due mandati in consiglio comunale dove ha ben rappresentato i cittadini, Non fa parte di nessun carro elettorale.

La mia fortuna? Aver chiaro il mio cammino. E compreso che oggi non vale l’impegno, la preparazione, la cultura, le competenze ma bensì altro. Così sono contento di poter fare il papà e svolgere il lavoro di agente in attività finanziaria. In tempo di precarietà è già tanto“.

Negli ultimi dieci anni non abbiamo certo brillato per coerenza politica: siamo passati da Peppino Buzzanca a Francantonio Genovese, da Renato Accorinti a Cateno De Luca. Per non parlare dei pasticci alla Regione: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta… Qualcuno dirà che è il bello della democrazia, certo è che la nostra Isola, la nostra città, sono risultate voltagabbana. Addirittura ex missini al governo con ex comunisti… Chissà cosa avrebbe detto Giorgio Almirante e comunque ci siamo chiesti spesso: ma quelli che erano dietro la porta di Buzzanca o Genovese – ci riferiamo ai professionisti, ai comunicatori – come potevano stare in compagnia di uno come Accorinti? O erano confusi prima o lo sono diventati poi dopo. E a cascata: oggi inciuciare con De Luca dopo aver votato Bramanti… Si è ridotta così la politica?

Al di là delle valutazioni che ciascuno può fare, tutte rispettabilissime, è chiaro che persone come gli On. Buzzanca, Genovese e Lombardo erano giganti rispetto ai clown che animano oggi il panorama politico, rispetto l’appartenenza politica e partitica di tutti, non mi curo di vicende estranee alla politica che non sta a me giudicare, ma doverosamente mi inchino di fronte a chi, a pane e Politica, come loro è cresciuto. Preferisco mille volte loro a chi non conosce e offende, con l’azione quotidiana, le Istituzioni e utilizza anche un momento drammatico, come quello che stiamo attraversando, solo per una meschina campagna elettorale. Per il resto il servilismo dilagante non è una cosa che mi sconvolge è il frutto dell’uno contro uno uno: si vota per uno dei due candidati a sindaco o alla Regione. Ma la crisi della politica ci ha anche regalato il voto di protesta, la mancanza di fiducia nelle Istituzioni. Come vede la politica ha una sua logica anche tra le rovine“.