DIRITTI & DOVERI: IL POPOLO NON HA SEMPRE RAGIONE

La vittoria del No al referendum sulla Giustizia fa emergere un altro problema quello sul mito moderno della democrazia: “il popolo ha sempre ragione”? “Il popolo ha sempre ragione”. Questa frase è rimbalzata in molte interviste sull’esito del referendum sulla giustizia, soprattutto dalla parte che ha perso, come dichiarazione di democraticità. “Il popolo ha parlato” è stato anche detto, come se si trattasse di un pronunciamento oracolare. E davanti al popolo che parla, tutti devono tacere, perché quella è la verità.

Sono delle riflessioni che ha fatto Stefano Fontana. (No, il popolo non ha sempre ragione, 26.3.26, lanuovabq.it) Obiettivamente in questa votazione come in altre occasioni, “il pronunciamento popolare non è stato motivato da esigenze razionali, quanto piuttosto da una anarchia dei ragionamenti o addirittura da nessun ragionamento”, scrive Fontana. E’ stata “una stretta minoranza ha votato sul merito del quesito referendario. Altri hanno votato per i più disparati motivi. Molti hanno votato No perché “la Meloni è complice del genocidio a Gaza” o perché è “amica di Trump che ora bombarda l’Iran”. Altri perché la Costituzione non si tocca”. E possiamo continuare con l’elenco delle varie motivazioni dei singoli votanti. L’elettore, l’uomo moderno, spesso, nello spazio pubblico non ragiona. “Qui sta tutta la debolezza della democrazia moderna che anche i fasti di questo ultimo referendum hanno confermato”, scrive Fontana.Ci hanno abituato a pensare che il popolo sia un unico individuo che ragiona con una sola testa, invece, parafrasando Gramsci, il popolo pensa con mille cervelli. Anzi, spesso, i cittadini agiscono per suggestione o per emozione, ossia senza cervello. Però la democrazia moderna ha bisogno di “credere” nel popolo, inteso come espressivo di una Ragione politica, di una Volontà Generale e che, quando si pronuncia, dice sempre la verità.

Il popolo diventa così una Persona Civitatis, una costruzione artificiale con la dote dell’infallibilità”. In pratica osserviamo una assolutizzazione del popolo. (forse sarebbe opportuno chiamarlo massa) Papa Leone XIII nella sua Rerum Novarum ha ben distinto che cos’era il popolo e la massa. Il Popolo, un’entità organica, costituita da persone unite da valori comuni, diritti, doveri e tradizioni, che partecipa attivamente alla vita sociale e politica. La Massa, un aggregato di individui atomizzati, spesso spersonalizzati e privi di un vero legame organico. La massa è più facilmente manipolabile e tende a perdere la propria identità specifica di fronte a dinamiche omologanti. Anche Pio XII ha detto delle cose interessanti sulla democrazia e la manipolazione delle masse. “La massa… aspetta l’impulso dal di fuori, facile trastullo nelle mani di chiunque ne sfrutti gl’istinti o le impressioni, pronta a seguire, a volta a volta, oggi questa, domani quell’altra bandiera”. Pio XII osservava che la massa manipolata diventa “nemica capitale della vera democrazia e del suo ideale di libertà e di uguaglianza”. Il rischio della manipolazione del consenso è in effetti quanto mai attuale.

Oggi, più che in passato, sembra talvolta che a prevalere nelle decisioni politiche non sia la forza degli argomenti migliori e dei programmi, ma siano piuttosto i rancori, i risentimenti, l’istinto. Davanti all’assolutizzazione del popolo (massa), colpisce il triste realismo di Gilbert Keith Chesterton: «La fede democratica è questo: si devono lasciare in mano a uomini comuni le cose di massima importanza». Certo conclude Fontana, il tema del recente referendum, alla fin fine, non toccava problemi etici fondamentali. Si trattava di questioni importanti per la vita politica ma che rientrano nelle problematiche che “possono stare anche diversamente”, ossia che si possono affrontare in modi diversi. Il principio, però, del popolo che ha sempre ragione viene ormai abitualmente applicato a temi ben più dirompenti dal punto di vista morale, antropologico e religioso. Per esempio, ai temi della vita e della famiglia. Nei giorni scorsi il “popolo che ha sempre ragione” ha deciso che nel Regno Unito si può uccidere il concepito fino alla nascita. In Spagna i rappresentanti di quel popolo vogliono inserire l’aborto nella Costituzione. È quindi importante non dimenticare che il popolo, nella versione moderna come massa di individui, è anarchico nelle sue decisioni e che la sua volontà è una costruzione artificiale dietro la quale non esiste nessun soggetto unitario dotato di ragione.

Per concludere segnalo un testo che ho letto e recensito tempo fa, si tratta di “Come la democrazia fallisce” di Raffaele Simone, edito da Garzanti (2015) Nominando diversi pensatori, smonta pezzo dopo pezzo “il glorioso paradigma democratico, mostrando che esso funziona a patto di prendere le sue componenti non come principi veri o promesse reali ma come finzioni, cioè come obiettivi impossibili […]”. “La cosa straordinaria è che queste persone, – scrive Simone – nel momento in cui edificavano o rifinivano criticamente l’architettura di questa formidabile costruzione, ne segnalavano sin dall’inizio le difficoltà, gli scompensi, le crepe profonde, che sono in parte quelle di cui ancora soffriamo”. L’equilibrio del sistema democratico per Simone assomiglia ai bastoncini dello Shangai, all’inizio sembrano ben assestati, ma basta la minima vibrazione per disfare tutto. Rivolgendosi all’istituzione democratica, si chiede se riusciremo a salvarla, ma soprattutto se dobbiamo ancora crederci. Nel libro, la democrazia esce “sfigurata”, sostanzialmente sembra che il “ciclo democratico” sia arrivato al suo termine. E’ già tanto che è durato quasi due secoli. Chi vuole approfondire può leggere la mia recensione (Il fallimento della democrazia, 22.10.2020, mimmobonvegna1955.altervista.org)

DOMENICO BONVEGNA

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