CONTINUITà TERRITORIALE? “CU SCECCU PIDDUMMU PURU I CARRUBBA”

di Nicola Currò

Dopo anni di totale sbornia ideologica e di strenua difesa di un anacronistico concetto di difesa dell’ambiente i nodi sono venuti al pettine e tutti, finalmente, sono stati costretti a prendere atto che il mondo è andato avanti nonostante dalle nostre parti qualcuno si divertisse a fare il rivoluzionario.

Il progresso non si è fermato e in giro per il mondo, nel frattempo in cui a qualcuno piaceva osservare lo Stretto dall’alto del pilone di Torre Faro, sono state costruite infrastrutture di ogni tipo velocizzando e rendendo più fluidi e meno problematici gli spostamenti delle persone e delle merci. In giro per il mondo ci sono stati grandi cambiamenti. Non a Messina. Tantomeno in Sicilia. Dalle parti della Trinacria tutto quanto è stato costruito nel dopoguerra è rimasto tale e quale sino ai nostri giorni e se qualcosa si è aggiunto nel corso degli anni ben presto si è rivelato solo uno sperpero di denaro pubblico intascato da alcuni furbetti a discapito delle collettività.

In Sicilia siamo fuori dal mondo e ridotti alla stregua di una riserva indiana, ma solo oggi la “classe dirigente” sembra averne preso coscienza. Così gli stessi che sino a ieri marciavano contro la costruzione del Ponte sullo Stretto (in combutta con i monopolisti dei traghetti privati!) domani manifesteranno in difesa della continuità territoriale. Con quale credibilità lo faranno non è dato sapere. Per lunghi anni questi signori ci avevano garantito che le risorse economiche destinate alla costruzione del Ponte sarebbero state utilizzate per potenziare l’attraversamento dello Stretto e per risanare il dissesto del territorio: che fine abbiano fatto quei soldi nessuno è riuscito a capirlo.

Oggi grazie alla visione strategica di coloro che domani a Messina manifesteranno in difesa di quello che viene definito un diritto sancito dalla Costituzione possiamo affermare “chi piddemmu u sceccu cu tutti i carrubbi” e rimediare al disastro sarà compito arduo. Citando Montale che scriveva “un imprevisto è la sola speranza” possiamo solo osservare che sino a quando gli attori della vita sociale e politica messinese saranno quelli che domani si ritroveranno, megafono in bocca, nei pressi della Stazione Marittima anche sperare in un imprevisto sarà impresa davvero ostica.