LA CRISI ECONOMICA AGGRAVA LA QUESTIONE MERIDIONALE

Quando si parla di Sud, c’è un’insopprimibile sensazione di dejà-vu, di già detto e ridetto. A volte, si insinua purtroppo una certa rimozione collettiva quando si parla di Mezzogiorno, di Meridione o peggio ancora di “questione meridionale”. Come se non ci fosse più niente da aggiungere, da sapere, da capire. A questo, forse ha contribuito una certa letteratura, un’overdose di notizie, dati, informazioni, libri, saggi, articoli, convegni, che per oltre mezzo secolo hanno imperversato sull’opinione pubblica italiana. Cosicché alla fine la questione è diventata cronica, incurabile, irrisolvibile. Il libro di Giovanni Valentini, “Brutti, sporchi e cattivi”, Longanesi editore, fa capire che è un atteggiamento diffuso anche tra i meridionali, residenti o immigrati, inclini per natura a un certo fatalismo, misto all’indolenza e alla rassegnazione. Tra l’altro, Valentini vede tra “i ‘sudisti’ del Nord, una tendenza alla mimetizzazione, una caduta di orgoglio o addirittura una rinuncia all’identità”. E magari sono quelli che hanno votato Lega, sono quelli che dicono che anche noi meridionali abbiamo le nostre colpe e che quindi è opportuno che si sforzino di crescere da soli, di emanciparsi: non possono più lamentarsi, ad aspettare la manna che arriva dal cielo. Non è chiaro però se Valentini critichi questo atteggiamento del meridionale che vive al Nord, come fa Pino Aprile. Tuttavia scrive che gli“sembra di assistere a una sorta di ‘guerra dei terroni’: Sud contro Sud. Molti sentono ancora come un’ingiustizia il fatto di essere stati costretti ad emigrare, sopportando stenti e sacrifici, rispetto a chi invece ha beneficiato di quell’assistenzialismo che la Lega denuncia a gran voce”. Peraltro secondo Valentini, “tuttora è radicata e diffusa la convinzione che ‘anche un disoccupato del Sud sta meglio di un lavoratore del Nord’, perché riesce sempre ad arrangiarsi in qualche modo con il lavoro nero, la campagna, la pensione – spesso falsa – d’invalidità”. Non solo ma questa convinzione si rafforza ogni volta che i “sudisti del Nord”, o i loro figli e nipoti, vanno giù a Natale o in vacanza d’Estate, perché vedono gli “sprechi, i privilegi, le ingiustizie a favore dei loro conterranei”. Certo forse da qualche anno tra spending review e crisi economica in atto qualcosa sta cambiando, ma molto ancora c’è da fare. Del resto, qualcosa vorrà dire“se il dissesto del Paese è un problema tutto meridionale. Si trovano prevalentemente al Sud i Comuni in bancarotta (353 su 445, pari al 79%), incapaci cioè di far fronte ai debiti, di finanziare ed erogare servizi alla popolazione. E risiedono per la maggior parte nel mezzogiorno i cittadini italiani che vivono – o meglio, sopravvivono – in queste realtà: tre milioni e 170mila ‘terroni’, pari all’84% del totale”. Per la precisione i cittadini più colpiti dai loro Comuni disastrati, si trovano in Campania. “E’ una fotografia davvero impietosa”, che Valentini riprende dal primo Rapporto annuale della Svimez sulla finanza dei Comuni italiani, diffuso a fine marzo 2012. Tra l’altro dalla stessa fonte, risulta clamorosamente che “il Sud paga di tasse lo 0,38% di Pil in più del Centro-Nord”, in pratica, sembra che la pressione fiscale è più alta nelle regioni più povere.
Il libro tocca diversi temi, i soliti, quelli che poi contribuiscono a tracciare la catastrofe del meridione. Affronta la questione dell’anti-Stato: le varie mafie che dominano il territorio, l’intreccio perverso fra attività illecite e attività di tipo imprenditoriale, finanziario, speculativo. E’ la “Mafia Spa”, una specie di multinazionale o una holding del crimine, ramificata e strutturata sul territorio, con una gerarchia interna e un organigramma operativo. “Una grande azienda, con un fatturato in ‘nero’ che – secondo Confesercenti- si aggira intorno ai 140 miliardi di euro all’anno, un utile superiore ai 100 e circa 65 di liquidità che ne fanno ‘la prima banca d’Italia’”. Poi accenna ai “forconi”, “la jacquerie siciliana”, la gran massa di disperati, in parte giovani senza futuro e senza orizzonte, un problema da non ignorare, anche perché potrebbe essere “una base potenziale di reclutamento per la criminalità organizzata”. Il testo del giornalista di Repubblica, non poteva ignorare la complessa questione della malasanità, degli ospedali meridionali, la grande industria dell’abusivismo. Lo scempio dei beni artistici e culturali nel territorio meridionale. E’cronaca di questi giorni come a Pompei, il“cuore del sito archeologico più importante del pianeta”, ogni giorno cade qualche pezzo e non si fa nulla per arrestare questa lenta devastazione. Valentini evidenzia come“ (…) il degrado di Pompei – insieme a quello di altri monumenti, castelli, chiese e palazzi storici disseminati nella bassa Italia – è uno scandalo, un’offesa al patrimonio dell’umanità, un caso di malcostume e inciviltà che sfregia la storia, la cultura e l’immagine del Mezzogiorno. E lo danneggia di conseguenza sul piano mediatico, turistico e quindi economico. Una sorta di campagna promozionale al contrario, in negativo, per scoraggiare, respingere, mettere in fuga i visitatori italiani e stranieri”. Su questo argomento, un ottimo lavoro di ricerca e di inventario è stato fatto qualche anno fa da Stella e Rizzo, con “Vandali. L’assalto alle bellezze d’Italia”, uno studio che dovrò affrontare prima o poi. Ma il tema che tra i tanti merita attenzione, è quello dove Valentini affronta credo la questione più importante: “Lo tsunami demografico”; certo la denatalità colpisce tutto il Paese, ma pare che le regioni meridionali sono colpite maggiormente. “Quello che, da qui al 2050, dovrebbe abbattersi metaforicamente sulle nostre regioni meridionali è proprio uno ‘tsunami demografico’”, lo scrive il vicedirettore dello Svimez Luca Bianchi. “Lo scenario è effettivamente apocalittico. Il Sud è destinato a perdere circa due milioni e mezzo di giovani, per calo della natalità o perché costretti a emigrare al Nord non per scelta o preferenza, ma per necessità: cioè per cercare lavoro e sopravvivere”. Valentini è perfetto nell’analisi, però dovrebbe fare autocritica insieme al suo giornale, che è stato in questi decenni all’avanguardia per scardinare la famiglia tradizionale, attraverso una cultura abortista e pansessuali sta. Secondo i dati riportati da Valentini, già il Nord sorpassa il Sud per numero medio di figli per donna, il Sud a sua volta sorpasserà il Nord quanto al numero degli ultraottantenni. Pertanto secondo Valentini, “il Mezzogiorno, da area giovane e ricca di menti e di braccia, nel corso del prossimo quarantennio rischia di trasformarsi così in un ospizio virtuale: un’area spopolata, anziana ed economicamente sempre più dipendente dal resto del Paese, a sua volta progressivamente invecchiato”. E’ un dato estremamente vero che ognuno può verificare guardandosi intorno, specialmente in quei piccoli centri collinari del nostro Sud. Il libro parla della fuga dei cervelli, ma soprattutto delle donne, che a causa della diffusa inattività, compromette la loro condizione esistenziale e la loro stessa dignità. E se sono superiori le donne del Sud rispetto ai maschi a laurearsi, questo risultato porta però alla non occupazione delle stesse, che sono costrette ad emigrare in massa, in pratica espulse o esiliate dal Mezzogiorno. Gli studiosi la chiamano “una generazione di ‘donne in fuga’, che spesso prendono in anticipo la via del Nord, già al momento della scelta universitaria o subito dopo la laurea”. So di che cosa sto parlando avendo in famiglia proprio due donne che hanno fatto questa scelta.

DOMENICO BONVEGNA
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