STRAGE DI BOLOGNA & “LAMPI – 2 AGOSTO 1980”: OGNI VOCE FA LA DIFFERENZA PER DIFENDERE LA VERITA’

Lampi – 2 Agosto 1980 dà voce a chi quella mattina era in stazione, a chi ha prestato soccorso, a chi ha indagato, a chi ha pagato con la vita o con il dolore dei propri cari, a chi ha vissuto accanto ai terroristi. Attraverso un mosaico di testimonianze preziose e in gran parte inedite, il podcast restituisce la dimensione umana della tragedia.

C’è la voce di Elena Castagni, amica di Sergio Secci – studente del DAMS di 24 anni, morto in seguito all’attentato – che racconta l’ultima notte trascorsa insieme a Forte dei Marmi, il 1° agosto 1980; quella di Mirella Cuoghi, sopravvissuta allo scoppio: fu lei a notare tre giovani con un insolito abbigliamento da montagna, uno dei primi indizi che porterà a Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini; Anna Di Vittorio, sorella di Mauro – 24 anni, vittima della strage – che ripercorre i sette giorni di angoscia prima di riconoscere il fratello;

Patrizia Colombari, sopravvissuta, 23enne all’epoca, da poco assunta come veicolista dalle Ferrovie dello Stato, era in servizio quella mattina al primo binario, dove era in sosta il treno per Basilea; Agide Melloni, autista ATC, era al volante dell’autobus 37, che quel giorno divenne simbolo della tragedia: per oltre dieci ore fece la spola tra la stazione e l’Ospedale Maggiore trasportando le salme delle vittime; Paola Sola, segretaria dell’allora assessora Miriam Ridolfi, fu in prima linea negli uffici di Palazzo D’Accursio e lavorò alla nascita dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime del 2 agosto 1980;

Maria Dolores D’Elia, all’epoca infermiera all’Ospedale Maggiore, racconta l’arrivo delle barelle dei feriti e la processione silenziosa dei parenti chiamati a riconoscere i propri cari in rianimazione; Vito Zincani, magistrato trasferito a Bologna nel 1972, fu tra i giudici istruttori della prima inchiesta sulla strage, firmando il rinvio a giudizio che portò ai processi; Simona e Matteo Balugani, figli di Rolando Balugani, il maresciallo di polizia 36enne di Reggio Emilia, di famiglia partigiana, che per primo intuì il coinvolgimento di Paolo Bellini nella strage. Silvia e Guido, figli di Paolo Bellini, uno degli esecutori materiali della strage, che raccontano il peso di un cognome e la scelta, per Guido, di cambiarlo; infine, Maurizia Bonini, ex moglie di Paolo Bellini, che lo riconosce nelle immagini della stazione girate a pochi minuti dallo scoppio.

Sara Poledrelli, trovo che sia importante misurarsi con il male, perché il giornalismo racconta la realtà. In che modo il tuo podcast darebbe una mano alla verità su quella strage?

I lampi sono squarci di luce nelle tenebre dell’odio e della misconoscenza. Si parla troppo di misteri italiani, non si saprà mai la verità su questo o quel fatto, non verrà mai fatta luce sullo stragismo. La retorica del mistero è malsana, tossica, genera sfiducia e alimenta l’ignoranza. Invece attraverso gli ultimi processi di cose se ne sono scoperte tante e della strage di Bologna si sa moltissimo: è l’evento stragista rispetto al quale abbiamo più elementi sia di contesto che di dettaglio. Nel mio podcast ho voluto metterli in fila, sfrondando, lasciando fuori false piste e binari morti. Oppure raccontandoli per quello che sono, svelando l’artificio. Nonostante l’impianto divulgativo, questa operazione di selezione ha richiesto molta preparazione e vuole dare una chiave all’ascoltatore: il podcast contiene il precipitato di anni di processi che hanno scartato ciò che non aveva rilevanza e messo in evidenza ciò che a lungo è stato sottovalutato.

Ogni volta che passo da Bologna non perdo occasione per rivolgere un pensiero, una preghiera davanti alla lapide in memoria delle 85 vittime della Strage di Bologna del 2 agosto 1980 che si trova all’interno della sala d’attesa di seconda classe della stazione ferroviaria. Perché ci sono storie come occhi che ti entrano dentro… perché quel 2 agosto ci racconta che l’aria era cambiata. Eppure il Paese ha reagito o ci sono zone d’ombra? Come hai deciso di affrontare un tema così delicato?

Rispondo con una frase per me molto efficace di Lidia Piccolini (madre di Sergio Secci, una delle vittime della strage): i terroristi e i loro mandanti hanno commesso un solo errore: colpire Bologna. Perché Bologna è una città che reagisce e lo hanno dimostrato gli sforzi strenui e tenaci dell’Associazione tra i familiari delle vittime (la prima in Italia dal 1981!) e la magistratura che, nonostante i continui tentativi di depistaggio e insabbiamento, i dissidi interni, è andata avanti con grande determinazione.

45 anni per la verità sono troppi? E’ vero ma non si tiene conto di quante difficoltà dolose e colpose hanno dovuto affrontare gli inquirenti e i giudici. In questo caso bisogna scandalizzarsi per l’opera assidua di depistaggio, non per i tempi della giustizia.

Ho deciso di affrontare questo tema proprio perché mi indigna sentire che, nonostante gli immani traguardi di verità raggiunti, l’opinione pubblica per lo più ne sa poco, continui a farsi abbindolare da false piste (magari archiviate giudizialmente da anni!) e spesso anche con arroganza sostenga teorie fantasiose magari per aver letto qualche libro sensazionalista. Il tutto in spregio a una quantità sorprendente di dati concreti e incontrovertibili emersi dagli ultimi due processi che tra l’altro confermano e ampliano la sentenza originaria.

Lampi – 2 Agosto 1980 si avvale di un ricchissimo materiale d’archivio (telegiornali, radio, udienze processuali) e di interviste inedite a testimoni chiave, alternando un registro narrativo-emotivo a uno storico-documentaristico, con una costante guida autobiografica. Che cosa hai scoperto o riscoperto, durante questo viaggio nella memoria?

Ho scoperto che nell’immediatezza le cose erano molto più chiare. Col passare del tempo è riuscito l’intento dei depistatori e delle operazioni devianti: confondere le acque e confondere in maniera duratura l’opinione pubblica. Questa operazione è stata messa in atto anche da personaggi esimi e autorevoli, di ogni schieramento politico, persino da un presidente emerito della Repubblica.

Al tempo stesso emerge con evidenza che già nell’immediatezza, nei primissimi anni, o addirittura prima della strage, erano state dispiegate pressoché tutte le false piste che verranno coltivate in seguito con più o meno fortuna e intensità a seconda del momento storico contingente.

Ombre e nebbia: manuale di depistaggio. Una ferita che ancora sanguina: che cosa ti ha stupito di questa tragedia?

Analizzando i diversi depistaggi (se ne sono contati ben 17 conclamati, innumerevoli sono invece quelli che non sono sfociati in un processo dedicato) mi ha sorpreso ritrovare uno schema d’azione, delle modalità che si ripetono sempre uguali o quasi: screditare e delegittimare chi si avvicina alla verità; costruire false piste di matrice diametralmente opposta a quella reale; diffondere propalazioni dove si mescolano informazioni reali con altre false in modo tale che una volta accertati i fatti gli elementi falsi trascinano con sé anche ciò che c’era di vero… La scrittrice e giornalista Anna Vinci, che ho intervistato nell’ultima puntata, la definisce “strategia parallela”. Una dinamica del potere, insomma, un modus operandi dei servizi segreti deviati a difesa di un potere corrotto e sotterraneo, che può applicarsi, più o meno, ad ogni contesto, ad ogni luogo, ad ogni epoca anche a quella nostra attuale. Cambiando gli attori e le forze in campo il risultato non cambia: è una sorta di decalogo. L’analisi e la ricostruzione che ne abbiamo fatto nel nostro podcast credo sia capace di parlare ancora al presente. Questo è uno degli aspetti per cui “Lampi – 2 agosto 1980” pur analizzando un evento di 46 anni fa, può essere uno strumento di analisi utile e applicabile all’oggi.

 Un tema che mi sta molto a cuore è quello della responsabilità individuale, della propaganda, del conformismo collettivo e dell’indifferenza che, spesso, anestetizza il nostro sentire e ci paralizza, impedendoci di agire per ‘fare la differenza’. Quanto è importante saper leggere le notizie che i giornali, le televisioni ci propinano come primo piatto nei loro notiziari?

E’ fondamentale mantenere una visione critica rispetto ai media e sempre più ai social che stanno diventando sempre più uno strumento di informazione che si sostituisce ai canali consolidati. L’obiettivo di sondare con la lente di ingrandimento una porzione di storia nazionale come la strage di Bologna è proprio quello di rendere evidenti certi meccanismi, diventarne consapevoli e in qualche modo sviluppare i giusti anticorpi. Questo è l’effetto che ha fatto a me la ricerca preparatoria per questo progetto.

Uno dei miei tanti dubbi è di chi fidarsi, a quale istituzione affidare la crescita, l’educazione, la totale fiducia?

Forse a nessuna: il cittadino, l’individuo è bene che mantenga sempre la propria capacità critica. Con questo non voglio instillare una prospettiva nichilista, credo che istituzioni che via via hanno mostrato elementi positivi ce ne siano state eccome e ci siano ancora adesso nonostante il declino generale (penso alla costituente, penso alla commissione P2, etc… a parte della magistratura). Ma è l’atteggiamento di affidarsi totalmente che ha in sé un germe ontologicamente antidemocratico. Non esistono poteri buoni, ma al tempo stesso non esiste possibilità di convivenza civile senza la delega del potere. E quindi credo che sia la dialettica tra i cittadini e chi li rappresenta a costituire il nucleo fondante della democrazia. Bisogna che ci educhiamo a questo che è la cosa più difficile: partecipazione senza obnubilamento della propria capacità di pensare in autonomia, senza fideismo. In questo modo la società civile può crescere e gli individui all’interno di essa possono maturare. Un processo che si retroalimenta in maniera virtuosa. Insomma il germe del populismo e del potere autoritario di ogni segno credo sia la delega totale e cieca. Va scardinato questo assunto che nasce in gran parte dalla pigrizia del pensare con la propria testa.

 

Chissà quante storie e quanti drammi affrontati. Quali le delusioni che hai dovuto metabolizzare?

L’impatto, ascoltando le tante storie di chi ha subito la perdita spesso di più familiari o è stato colpito in prima persona, è fortissimo. Temevo di non avere gli strumenti per stare vicino e ascoltare con la dovuta empatia e delicatezza. Invece mi sono resa conto man mano che ne ero capace anche perché chi riesce a raccontare, ha bisogno di condividere. E credo che il loro sforzo evocativo aiuti anche chi ancora non ce la fa.

Mettiti nei panni di chi vedrà il tuo PODCAST CHE RACCONTA LA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA: alla fine riuscirà a darsi una risposta sul perché di tanto sangue sparso? O dovrà convivere con “passami il termine” i demoni che rendono caotica la quotidianità di chi ha sognato una rivoluzione morale e oggi deve convivere con i rimpianti, se non con i rimorsi?

La mia più grande speranza è che il mio podcast possa fare chiarezza. Non ho la presunzione che possa sciogliere tutti gli enigmi, ma ho cercato di fornire all’ascoltatore gli strumenti perché possa informarsi per proprio conto anche laddove la mia ricostruzione per esigenze di tempo e di “mezzo comunicativo” ha dovuto fermarsi.

Fantasmi, demoni? Ce ne sono ancora, ma adesso sono più a fuoco. Con gli ultimi due processi si è arrivati a individuare i mandanti finanziatori (perché ricordiamolo è stata una strage a pagamento!) e organizzatori nelle figure di Gelli, Ortolani, D’Amato e Tedeschi). Mancano i mandanti politici, ma la catena di comando è comunque chiara. La sovranità limitata della nostra Repubblica dà conto della strategia della tensione, con la sua rete di connivenze e doppie alleanze, che hanno origine al di là dell’Atlantico.

Tanti sono i servitori fedeli alla costituzione democratica di cui abbiamo voluto raccontare la storia i quali hanno vissuto in prima persona le distorsioni dovute ai condizionamenti imposti dall’esterno.

L’obiettivo più importante da centrare, adesso qual è?

Creare consapevolezza storica, senza faziosità, ma assumendosi il coraggio della verità. Solo con il riconoscimento da parte di ciascuno delle proprie responsabilità, si potrà arrivare ad una pacificazione della società civile che non si basi sull’oblio o su un facile “volemose bene”. L’oblio è perpetuazione del sopruso che prima o poi genererà nuova violenza.

Bisogna far conoscere quanto più possibile i traguardi a cui si è arrivati, le ampie porzioni di verità che finalmente abbiamo a disposizione in maniera ben documentata.

 

SARA POLEDRELLI
Nata nel capoluogo emiliano dopo il dottorato in lingue straniere, occupandosi di Mesoamerica precolombiana e coloniale con particolare attenzione alle arti performative dei popoli amerindiani, nel 2011 diventa docente nel Dipartimento di Iberistica dell’Università di Bologna.
Parallelamente alla carriera accademica, in qualità di comparatista, fra il 2007 e il 2013 collabora con varie case editrici tra cui Feltrinelli e BUR, pubblicando saggi quali “Pensieri sulla vita” di M. K. Gandhi, l’introduzione ai romanzi di Jane Austen “Orgoglio e pregiudizio”, “Ragione e sentimento”, la postfazione a “Nebbia” di Miguel De Unamuno, introduzione a “Poesie d’amore” di Federico García Lorca. Questi gli anni in cui vive tra Bologna, Barcellona e l’Argentina, per trasferirsi poi in
Messico e approdare infine a Roma dove risiede attualmente e dove ha trasformato i suoi interessi attoriali nel sua principale attività.
Attrice, speaker per documentari e spot, narratrice di audioliobri (trenta i titoli già al suo attivo per Audible e Storytel e altri quattro in corso di pubblicazione) collabora con Emons, Full Color Sound e Next New Media.

 

“LAMPI – 2 AGOSTO 1980”: IL PODCAST CHE RACCONTA LA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA ATTRAVERSO LE MICROSTORIE DEI SUOI PROTAGONISTI. Lampi – 2 Agosto 1980 è prodotto da Piombo Podcast, produzione indipendente bolognese, nata nel 2024 dalla passione di Paolo Maoret e Marco Degli Esposti per i racconti sonori

Il podcast non è una semplice cronaca giudiziaria, ma un viaggio intimo e collettivo. L’autrice, nata e cresciuta a Bologna, parte dalla sua esperienza familiare per esplorare le infinite pieghe della tragedia: fin da piccola le capitava di vedere lo zio Alberto accompagnato dalla scorta: era infatti giudice a latere e sarà l’estensore della “sentenza madre” sulla strage, ma in famiglia e in ogni altro contesto  ha sempre evitato negli anni di parlarne, considerando il proprio compito di magistrato esaurito in quella sentenza.

E forse proprio da questo rigoroso silenzio nasce la curiosità dell’autrice:  attraverso anni di ricerche, letture e incontri (alcuni casuali, altri cercati), Poledrelli ha ricostruito un mosaico di voci e destini che restituisce la portata ampia, l’impatto enorme e di lunga durata di quel fatto tragico. Lampi – 2 Agosto 1980 dà spazio non solo alle vittime e ai familiari, ma anche ai soccorritori, ai magistrati tenaci, ai giornalisti, agli studiosi, e, con rigore, ricostruisce le storie degli stessi terroristi e dei depistatori. Sono i “carotaggi” nelle biografie di queste persone a mostrare come la strage abbia segnato e distorto intere esistenze. Lampi – 2 Agosto 1980 si avvale di un ricchissimo materiale d’archivio (telegiornali, radio, udienze processuali) e di interviste inedite a testimoni chiave, alternando un registro narrativo-emotivo a uno storico-documentaristico, con una costante guida autobiografica dell’autrice.