Sofia Priolo: Il segreto del fattore young? La creatività è fare un lavoro creativo

Che cosa pensano i giovani d’oggi? Boom! Domandone da un milione di vecchie lire. Cosa sognano? Che cosa vogliono dalla vita? Quante domande che ci frullano per la testa… Le risposte ce le dà Sofia Priolo, una giovane siciliana, amante della fotografia e della creatività (non per niente è la sorella di Sara, icona delle radio e dei social) ma anche irrefrenabile scrittrice che quasi sconfina nella filosofia. La gioventù di Sofia è un gesto creativo. Si può usare per fare due chiacchiere o la si può trasformare in una chiave per aprire la porta di un mondo pieno di diversi e meravigliosi significati.

Le sue emozioni possono essere anche semplicemente un segno, come gli ideogrammi di molte lingue antiche e magari inventate, proprio come quelle dei bambini che grazie alla loro fantasia possono raccontare le storie più affascinanti di quelle create con le immagini.

La creatività è fare un lavoro creativo

La storia di Sofia non è il verbo, la verità assoluta, ma semplicemente un suggerimento a coltivare la poesia dei piccoli gesti, l’amore per le persone care e soprattutto continuare a sognare piuttosto di parlare a vanvera. Il segreto di Sofia?  “Ho ripreso in mano la mia vita con dignità e forza. Con spalle larghe, fiera di chi sono. Ripartire da me e nutrirmi dell’affetto delle persone che ho vicino. Non posso che augurarmi quindi di raggiungere i miei sogni, vivere il presente e credere sempre in ciò che faccio, con gratitudine”.

Che dire: l’esposizione non ha mai ostacolato la sua personalità. 

Sofia, da quello che leggo di te appari come una ragazza ambiziosa e molto sicura. Quanto impattano nel tuo tempo e nella tua energia le emozioni?

Le emozioni incidono molto sulla mia vita e sulla mia energia. Sono ambiziosa e determinata e proprio per questo ho imparato a non anestetizzare il dolore per sembrare forte, voglio essere una persona che sente, ma che non si lascia guidare solo da quello che sente. 

Siamo nell’epoca delle definizioni tout court: non credi che a volte siano le generazioni più adulte a voler etichettarvi fragili, fluidi, incoerenti?

È una riflessione molto interessante e spesso è più facile etichettare che comprendere. Credo che ogni generazione abbia le sue complessità. Non siamo fragili: siamo più esposti, meno disposti ad accettare schemi che non ci rappresentano e che non sentiamo nostri. Più che incoerenti, siamo in trasformazione. 

Qual è la parte più difficile: accettare di uscire dalla zona di comfort o vivere la quotidianità con apparente normalità?

Secondo me, ci vuole più coraggio ad abbandonare la zona di comfort, con le proprie abitudini e routine già segnate e consolidate. Il cambiamento per quanto può essere stimolante, è comunque ignoto. E non tutti abbandonano il ‘’ porto sicuro ‘’ per qualcosa che non conoscono. Sarebbe come, camminare nel buio. Quante volte si vorrebbero cambiare le cose, la nostra vita, ma poi non si trova mai la forza per farlo? Perché il cambiamento fa più paura che rimanere in una situazione che non ci appartiene. Quanto coraggio richiede questa scelta? Enorme. 

Yehuda Amichai, considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno affermò che il corpo è la ragione dell’amore. Dopo è la fortezza che lo protegge. Dopo è la prigione dell’amore. Come vivi il tuo rapporto con la bellezza, l’amore e i sentimenti?

La bellezza di per sé gratifica, ma non è tutto. Se non si ha l’empatia gentilezza, rispetto per se stessi e per gli altri, bontà d’animo, aiutarli quando ne hanno più bisogno, accompagnata dallo studio, da competenze ottenute e avere la capacità di restare autentici in questo mondo in continua evoluzione, che ci spinge sempre di più a confrontarci e paragonarci agli altri, se non si hanno contenuti, la bellezza prima o poi svanisce, mentre chi davvero sei non si dimentica e le persone si affezionano alla tua energia e a come li fai sentire. Per me l’amore si può trovare in ogni piccolo gesto, nel scherzare con un’amica, nell’abbraccio di tua nonna, nel sorriso di un bambino. L’amore sta nelle cose più semplici, come anche volersi bene e accettarsi per quello che si è. Noi siamo l’amore che diamo. Con i sentimenti invece, non riesco a regolarmi, non riesco ad amare a metà, se ti voglio bene metto tutta l’anima. 

Francesco De Gregori, un mito per la mia generazione, ci canta che la vita non è comoda per nessuno quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo. A te che dubbi cominciano a insinuarsi?

Questa frase di De Gregori, la percepisco come un invito a non vivere a metà. Io penso che la vita non sia comoda per nessuno ma soprattutto quando scegli di viverla davvero, se si vuole sentire tutto, gioie e dolori, nelle sue fragilità ma anche nelle sue complessità, nei momenti bui che fanno male, ma che ti segnano e riescono a darti le più grandi lezioni di vita e solo grazie a quelle si trova la forza per affrontare il domani. Quindi, rispondendo alla tua domanda, probabilmente, la vita non è comoda quando scegli di gustarla fino in fondo, ma è l’unico modo per viverla davvero, senza rimorsi né rimpianti. 

C’è sempre un interesse a misurare il non misurabile: che cosa rende Sofia diversa da tanti suoi coetanei?

Misurare il non misurabile non si può calcolare, ma si sente, ed è a volte proprio ciò che non si può misurare quello che pesa di più nella vita. E proprio per questo credo che ogni persona sia diversa ed unica nel suo essere e abbia una storia da raccontare e come tutti, io ho la mia. Quello che ho vissuto mi ha profondamente segnata e dato una maturità e una forza per affrontare il quotidiano in maniera diversa, tutte le esperienze fanno crescere, non do importanza alle cose futili, non pratico la cattiveria, non do peso alle discussioni che non hanno motivo di essere tali, mi concentro sul bello e sulle cose importanti della vita e sulla concretezza del qui e ora. Preferisco farmi vedere sempre sorridente nonostante i problemi e non far pesare agli altri i miei malumori. 

Che adolescenza è stata la tua?

La mia adolescenza in generale è stata felice ma delicata, fatta di alti e bassi, ma piena di consapevolezza. Ho affrontato un momento delicato di salute, un tunnel da cui poi ho ritrovato luce e una forza interiore e fisica che oggi mi hanno resa la donna che sono. Un po’ come la fenice, che risorge dalle proprie ceneri, e proprio per il suo significato che mi appartiene, l’ho voluta tatuare. Erano anche gli anni in cui ci stavamo interfacciando con i social, le prime foto postate su Instagram, ma con tanta voglia di vivere i momenti ancora prima di postarle. 

 

Tua sorella Sara è un talento naturale, una forza della natura: tra moda, radio e fotografia è diventata una icona siciliana. Da lei che cosa hai tirato fuori?

Sara è nata per fare questo. Come hai detto tu ha un talento naturale, ha iniziato da piccola, non dimenticherò mai i momenti della nostra infanzia , in cui improvvisavamo recite, balli e spettacoli, Sara che coordinava il ‘palco’ ovvero il salotto di casa nostra, ed io che mi esibivo (Ahahah) e papà e mamma, amici e parenti che facevano il pubblico. Assurdo pensare che della sua passione ne ha fatto un lavoro, che ama alla follia. Di mia sorella ho una stima e un’ammirazione profonda, non posso che esserne orgogliosa, della donna che è, degli obiettivi che ha raggiunto e non porsi limiti. Ma ce n’è uno che più di tutti la rende davvero speciale ed Unica: è rimasta umile e ferma nelle sue idee nonostante i successi lavorativi e i risultati raggiunti. Lei è rimasta se stessa, solare, limpida e pura.

Averla al tuo fianco aiuta a mantenere un equilibrio?

Mia sorella è l’altra metà di me. Così diverse ma così complementari noi. I miei genitori non potevano farci regalo migliore. Per tanti anni della mia vita l’ho avuta lontana non potendoci vivere nella prima fase ‘adulta’, ma la nostra lontananza era solo fisica, mai dal cuore o dai pensieri, siamo sempre state legate da un filo invisibile ma indistruttibile, anche da lontano. Non c’è equilibrio più grande di quello che mi dona la sua vicinanza, il suo sorriso e la sua forza che rendono ogni passo più leggero. Averla al mio fianco non significa solo avere qualcuno con cui ridere, ma qualcuno che mi ricorda chi sono, che mi sostiene quando ne ho più bisogno e rende la vita più completa. Ci siamo sempre sostenute a vicenda, ma siamo le prime a criticarci qualora l’altra dovesse sbagliare. Adesso con una magia in più: dentro di sé la gioia più pura che potesse regalarmi: mia nipote. Lei c’è sempre stata per me e ci sarà per sempre, ha sempre voluto la mia felicità al primo posto, proprio come io per lei.

I social sono pane quotidiano per molti giovani e non solo: più di uno mi ha confessato che si sveglia convinto e deciso a fare un mucchio di cose ma poi la tecnologia seduce e alimenta la dipendenza… Che effetto ti fa questa affermazione?

Capita a tutti. Quante volte ci mettiamo in testa una cosa da voler fare, poi scrolliamo e vediamo nuove cose, idee, o anche solo informazioni in più, e poi distratti, perdiamo il focus di ciò che ci eravamo prefissati. Ecco, se pensiamo che questo capita di continuo, ogni giorno, si rischia di non focalizzarsi più su quello a cui puntiamo ma a fare solo altro caos in testa rischiando di perdere gli obiettivi che ci eravamo posti. Bisogna rimanere sempre attenti e lucidi a ciò che si vuole fare.

 

Magari, molto più semplicemente, i giovani devono prendersi lo spazio senza fingere quello che non sono…

E proprio per questo… mi rendo conto che ormai si vive solo di apparenze, apparire come il mondo vuoi che ti veda, solo per avere un briciolo di credibilità, o approvazione da parte degli altri, ma poi dietro, si nasconde la tua vera essenza. Come diceva Pirandello ‘’Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti’.’ Perché nascondere chi realmente si è? Cosa fa paura? Non si fa più bella figura piuttosto a mostrarsi senza filtri? (A proposito di social…) Cade la maschera, ma almeno le persone possono apprezzarti con i tuoi pregi e i tuoi difetti, ma alla fine sei reale e credibile, senza dover di continuo fingere. Perché a volte la vita sembra uno palcoscenico in cui tutti vogliamo essere protagonisti, ma poi quando si spengono le luci, proprio come lo spettacolo, tutto finisce e rimane solo il vuoto.

Come guardi al futuro: con paura, leggerezza, fiducia nel destino?

Non ci penso troppo al futuro, perché è ignoto e l’ignoto è incerto. Non possiamo controllarlo, possiamo però, fare delle piccole o grandi azioni quotidiane che passo per passo ci portano verso la nostra strada, con sacrifici e scelte. Sono fiduciosa che qualsiasi cosa sia destinata a te, troverà il modo per raggiungerti, mentre quelle che non devono farne parte, non ti troveranno.

Il lieto fine nella tua storia?

Il lieto fine nella mia storia? Sono Io. Ho ripreso in mano la mia vita con dignità e forza. Con spalle larghe, fiera di chi sono. Ripartire da me e nutrirmi dell’affetto delle persone che ho vicino. Non posso che augurarmi quindi di raggiungere i miei sogni, vivere il presente e credere sempre in ciò che faccio, con gratitudine.