Segni particolari. Domiziana Esposito è nata a Crotone: una modella e ballerina con una forte passione per l’espressione artistica attraverso il corpo e l’immagine. Domiziana però è molto altro: quante anime può contenere dentro di sé? E dove trova la misteriosa forza che la fa continuare a credere nei sogni? Accanto al percorso creativo, c’è una Domiziana studentessa, sempre alla ricerca di nuove prospettive e ispirazioni. La fotografia rappresenta per lei uno spazio in cui movimento, emozione e identità si incontrano.

Domiziana, che cosa significa per te la danza?
La danza è la mia vita, nel senso più pieno e concreto del termine. Ho iniziato a studiare a due anni e mezzo, quando ancora non sapevo esprimere a parole ciò che provavo, ma il mio corpo aveva già trovato il suo linguaggio. Da allora non ho mai smesso: è diventata il filo che attraversa ogni fase della mia crescita, la compagna che non mi ha mai abbandonata. Per me la danza è cura: mi rimette al mondo ogni volta che qualcosa mi ferisce. È il mio posto sicuro, quello in cui posso essere fragile e forte allo stesso tempo. È casa, perché appena entro in sala sento che tutto torna al suo posto. È forza, perché mi insegna disciplina, dedizione, respiro. È energia, perché mi accende, mi muove, mi ricorda chi sono. Ballare non è solo un gesto tecnico: è il modo in cui interpreto la vita, il modo in cui la vivo. Quando danzo, tutto trova un senso.

Qual è la cosa più bella che ti ha trasmesso?
La sicurezza nell’affrontare le difficoltà. Stare davanti a un pubblico non è mai facile: ci vuole coraggio per mostrarsi davvero. La danza mi ha insegnato proprio questo, a non farmi bloccare dalla paura e a credere in me stessa anche nei momenti più impegnativi. Quella forza che trovo sul palco mi accompagna anche nella vita di tutti i giorni.
La prima cosa che colpisce è il tuo aspetto di ragazza sana, sportiva. In una parola trasmetti positività. Sono certo che sei una sportiva nel cuore…
È vero, dall’esterno posso sembrare una ragazza sicura, sportiva, sempre padrona dei suoi movimenti. Ma dentro sono molto più fragile e sensibile di quanto si possa immaginare. La danza mi ha insegnato a trasformare questa fragilità in forza, a non nasconderla ma a conviverci. Quello che porto dentro è un mix di emozioni: determinazione, passione, ma anche insicurezze che cerco di superare ogni giorno. Forse è proprio questo contrasto che mi fa andare avanti e che mi permette di dare il meglio di me, sia sul palco che nella vita.

Da ragazzina avrai dovuto fare delle rinunce: quale ti è pesata di più?
Da ragazzina ho dovuto rinunciare a tante cose: le feste di compleanno, le uscite con le amiche, quei momenti spensierati che per molti sono normali. Spesso avevo prove o spettacoli proprio quando gli altri si divertivano. Se devo scegliere, forse sono proprio quelle occasioni che mi sono mancate di più… anche se, in realtà, non le ho mai vissute come un vero peso. La danza era la mia priorità, la mia passione, e tutto ciò a cui rinunciavo lo facevo con naturalezza. Sapevo che stavo scegliendo qualcosa che amavo davvero.

Quando hai iniziato a credere in te stessa?
Quando ho capito che, nonostante la mia giovane età, ero riuscita a superare momenti che mi avevano messo profondamente alla prova. Sto facendo un grande lavoro introspettivo, perché alcune esperienze hanno toccato la mia interiorità più di quanto lasciassi vedere all’esterno.
È stato proprio lì, in quei passaggi difficili, che ho scoperto una forza che non sapevo di avere. E da allora ho iniziato a guardarmi con più fiducia, con più rispetto, riconoscendo che ogni fragilità superata è diventata un pezzo della mia sicurezza di oggi.

Non solo la danza: le immagini da modella sono bellissime. Che rapporto hai con il tuo corpo?
Con il mio corpo ho un rapporto di amore e odio. Da un lato lo vivo come uno strumento prezioso: grazie alla danza e alla fotografia ho imparato a conoscerlo, a rispettarlo, a valorizzarlo. Mi permette di esprimermi, di raccontare emozioni senza parlare, di sentirmi forte e presente. Dall’altro lato, però, non nego che ci siano momenti più difficili. Essere sempre sotto osservazione – in sala, sul palco, davanti a un obiettivo – può renderti molto critica verso te stessa. A volte vedo solo i difetti, altre volte faccio fatica ad accettare la mia fragilità.
Nella vita essere visti in mezzo a tanti sguardi fugaci è una cosa commovente. Sul palco che emozioni prova più spesso?
Sul palco provo un’emozione che è difficile spiegare a parole. È un misto di adrenalina, gratitudine e vulnerabilità. Essere vista da tanti sguardi, anche solo per un attimo, è qualcosa che mi commuove sempre: significa condividere una parte di me, lasciare che le persone entrino nel mio mondo. Quello che sento più spesso è una grande responsabilità ma anche una grande libertà. È come se, per qualche minuto, tutto il resto sparisse e rimanessero solo il mio corpo, la musica e quel legame silenzioso con il pubblico. Ogni volta è diverso, ogni volta è unico, e forse è proprio questo che rende il palco un luogo così speciale per me.

Si casca stando coi piedi sulla terra, ragionando troppo, non come me che ho gli occhi pieni di nuvole e comete… Ma cosa c’è oltre le nuvole?
Oltre le nuvole c’è tutto quello che sogno ma che magari non ho ancora il coraggio di dire ad alta voce. Io sono una che pensa tanto, che resta con i piedi per terra, però dentro ho un mondo pieno di idee, desideri e cose che vorrei fare.
È come uno spazio tutto mio, dove posso immaginare senza limiti e dove mi ricordo che la vita non è solo razionalità, ma anche sogni che aspettano di essere raggiunti.
In che cosa sei diversa dai tuoi 18 anni?
Sono cambiata tanto: soprattutto perché ho dovuto affrontare situazioni più grandi di me. Sono cose che ti segnano, che ti costringono a crescere in fretta e a guardarti dentro anche quando fa male. Quello che mi rende diversa oggi è che non sono più la ragazza che subiva tutto in silenzio. Ho imparato a resistere, a rialzarmi, a capire chi sono davvero. La fragilità c’è ancora, ma adesso ha un’altra forma: non mi spaventa più. Mi ha reso più forte, più consapevole, più vera. E credo che sia proprio questo il cambiamento più grande dentro di me.
Il mito dell’immagine quanto condiziona la nostra quotidianità?
Il mito dell’immagine ci condiziona molto, soprattutto nel mio mondo. Sono una ballerina, e ho imparato che per noi l’immagine è parte del lavoro: così come curiamo la tecnica, il movimento e l’espressione in una coreografia, allo stesso modo dobbiamo curare ogni dettaglio del nostro aspetto prima di andare in scena.
Non è solo vanità, è coerenza con ciò che vogliamo trasmettere. Il corpo, il viso, il costume, i capelli… tutto parla, tutto comunica. Nella quotidianità può essere impegnativo, perché ti senti sempre un po’ osservata, ma allo stesso tempo mi ha insegnato disciplina e rispetto per me stessa. L’immagine non è tutto, ma nel mio percorso è uno strumento importante, proprio come lo è il movimento.
Ritmo, musica, sentimenti: quando è stata l’ultima volta che ti sei innamorata?
L’ultima volta che mi sono innamorata è stata con il mio primo amore, quello adolescenziale. L’ho vissuto con una intensità enorme, come solo a quell’età si può fare: senza filtri, senza difese, mettendoci tutta me stessa. Purtroppo, non è andata bene e alla fine ho sofferto tanto. È stato un periodo che mi ha segnata, che mi ha fatto crescere e che mi ha insegnato quanto l’amore possa essere bellissimo ma anche molto fragile. Da allora non mi è più capitato di innamorarmi davvero. Forse perché sto ancora imparando a fidarmi di nuovo, forse perché adesso so quanto vale il mio cuore e non lo do più così facilmente.
La più grande lezione che hai imparato dalle love story andate male?
Anche se fanno male, ti rendono più forte. Ogni esperienza ti insegna qualcosa su te stessa e su ciò che meriti davvero. Ho capito che non bisogna mai affidare la propria felicità a un’altra persona: l’amore dovrebbe arricchirti, non diventare l’unica fonte della tua serenità. Una relazione sana nasce quando due persone stanno bene anche da sole e scelgono di condividere il loro percorso.

In punta di piedi: oltre l’intimo cosa non è stato svelato in questa intervista?
Oltre l’intimo, in questa intervista non è stato svelato un aspetto molto importante di me: le mie radici. Provengo da una famiglia in cui le donne sono sempre state molto forti e determinate, e sono state il mio primo vero esempio. Sono cresciuta osservando la loro forza, la loro capacità di affrontare le difficoltà e di andare avanti con dignità e coraggio. È anche grazie a loro se oggi sono la donna che sono: mi hanno insegnato il valore dell’indipendenza, del rispetto per se stesse e della determinazione nel seguire i propri sogni. Forse questo lato non è emerso nell’intervista, ma è una parte fondamentale della mia storia e di ciò che mi guida ogni giorno.



