“Vivere d’Arte” è molto complesso in ogni regione d’Italia. Cecilia Mati Guzzardi è andata via dalla Sicilia a diciannove anni perché aveva deciso di studiare a Roma per entrare all’Accademia Nazionale D’Arte drammatica Silvio D’Amico e poi da lì è iniziato il suo brillante percorso da professionista. Cecilia è una bellezza acqua e sapone e, aggiungo, che per me il concetto di bellezza è sempre stato differente perché non l’ho mai chiuso in una scatola né in gabbia. La bellezza è stata, al contrario, inscatolata per lungo tempo dall’industria del cinema e della moda. Oggi, per fortuna, stiamo forse uscendo da una dittatura della bellezza: la verità è che alle donne non vengono ancora date le stesse possibilità degli uomini.
Quindi, se permettete, faccio il tifo per Cecilia che vive e lavora nella Capitale ma ogni volta che torna nella sua terra d’origine, si riempie il cuore di gioia. È successo con “Baccanti” al teatro Greco di Siracusa, con il “Così è se vi pare” di Pirandello ad Agrigento e adesso con “Agata la Santa Fanciulla”. Quando penso di conoscerla bene, di sapere tutto quello che pensa, ecco che arriva e mi sorprende con un punto di vista che mi lascia senza parole. Oh, fidatevi, è una artista su cui puntare: sarà una sorpresa!
Cecilia Mati Guzzardi la voce femminile nel teatro e nel cinema è sempre più potente: perché è così importante esplorare la vita delle donne?
Perché è potente e straordinario indagare la complessità dell’animo femminile. Per fortuna stiamo vivendo una vera e propria “marea ” trasformativa. Se guardiamo indietro la donna era confinata nel mondo dell’Arte e non solo, in una visione assolutamente limitante ma oggi per fortuna si sta sentendo sempre più l’urgenza di scardinare le regole che per anni ci hanno confinate in ruoli bidimensionali e far emergere tutta la moltitudine di universi contrastanti che portiamo dentro.

Da scrittore ad artista. Chi crea si nutre degli altri. Chi crea deve imparare a nutrirsi delle persone della sua vita, la famiglia, gli amici. gli sconosciuti che incontri per strada o …sui social: tutti sono idee viventi. La tua fonte d’ispirazione?
Sono un’attenta osservatrice, mi piace entrare nei mondi delle persone che mi circondano, senza gli altri non siamo nulla, quindi cerco quanto più è possibile di restare in ascolto del mondo. Quindi la mia fonte d’ispirazione è la vita stessa, in tutta la sua straordinaria e caotica manifestazione.
La cosa più bella della vita è l’esser curioso. Sapere di avere qualcosa ancora da imparare è l’energia più potente che esiste. Ti rivedi in questa affermazione?
Certamente sì, la curiosità è la più grande forma d’amore e di crescita che esista, è un “DESIDERIO DI” inteso come fame e forza motrice che ci spinge fuori dalla nostra confort zone, che ci aiuta a scardinare preconcetti, paure e certezze e ci dà accesso alla Vita.

Quando hai capito che cosa volevi diventare da grande? A chi devi dire grazie per averti aiutato a essere l’attrice che sei?
Non è stato esattamente un percorso lineare, ho sì, sicuramente sin da piccola manifestato un carattere e un indole rivolte alla Fantasia e alla Trasformazione ma non ho sin da subito avuto le idee chiarissime. E’ stato il tempo e le meravigliose persone che ho incontrato durante la mia crescita che mi hanno aiutata a capire sempre più quale fosse la strada giusta da intraprendere per realizzare me stessa nel profondo. Il grande grazie ovviamente va alla mia famiglia e alle persone che abitano la mia vita, che mi avvolgono con il loro amore e mi spronano a dare sempre il meglio di me.
Sei siciliana ma vivi a Roma. Quanto ritorni a casa la trovi cambiata la nostra amata isola?
Per me la SICILIA è un grande mistero, la paragono a una donna bellissima e inaccessibile, la nostra terra è POETICA e MAGICA. Ti rapisce l’anima e il cuore. Ogni volta che torno il mio sentimento si divide tra l’attrazione per la bellezza dell’antichità, delle radici, della storia e dall’altra per la tristezza di vedere che nel profondo nulla è cambiato. E’ un amore costante, fatto di mancanze e GRANDI ritrovamenti.

Per alcuni il teatro è qualcosa di innato, di viscerale. Non ti è mai capitato di dover vestire i panni di un personaggio che aveva bisogno di aiuto perché lontani dalla tua anima? E in quel caso come hai affrontato il problema? Sei tu che ti regali ai personaggi o loro che si regalano a te? Quale delle tue tante esperienze teatrali ti ha fatto scoprire il gusto della sfida?
Mi è capitato, sì, di dover vestire i panni di personaggi che sentivo lontani da me, che mi mettevano davvero in un mood di “scomodità” nel dover entrare in relazione con loro. Tutto questo mi è capitato con il ruolo di Drucilla nel “Il pittore di cadaveri ” di Mark Borkowski, una giovane donna, con un’infanzia e un passato doloroso, fatto di abusi, dipendenze, tutte situazioni molto lontane dal mio personale percorso di vita ma ho lasciato andare tutta la razionalità e ho semplicemente lasciato che Drucilla, si rivelasse a me. piano, piano, senza forzature e alla fine è stato uno dei viaggi creativi ed emozionali più belli finora affrontati.

Dove ti vedremo prossimamente?
Sto lavorando su diversi progetti, adesso torno in scena a Catania vestendo i panni di Sant’Agata, ma nel prossimo futuro ci sono altri spettacoli a cui sono legata e che mi porteranno in giro per la Sicilia e non solo, in ogni caso il mio focus è puntato sul Cinema.
