Trovo oggi sul Corriere della Sera (1) un supposto Pantheon della destra che si appresta alla festa. Tra le effigi rappresentate quella di Tex Willer, italianissimo personaggio dei fumetti, già campione della nostra infanzia innocente, ma anche campione di una sinistra irriducibilmente volta al passato come quella di Sergio Cofferati. Ecco cosa ne scrivevo il 2 febbraio 2007 quando il Cinese andava a comandare.
“E’ come parlare male di Garibaldi” si diceva fino a non troppo tempo fa per indicare una affermazione che non rientrava nei canoni di accettabilità collettiva, come quella che colpiva uno dei padri della patria. A dire il vero, nell’espressione si rintracciava anche una sorta di rammarico per la mancanza di libero giudizio e per l’impossibilità, appunto, di mettere in discussione un mostro sacro.
Pari pari, si potrebbero fare le stesse considerazioni per il ranger di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galeppini, in questi giorni tornato agli onori delle cronache grazie alla collana edita da La Repubblica. Leggendo i vari commenti, tutti positivi, non posso fare a meno di avviare un esercizio da bastian contrario, come spesso mi capita di fare, anche se, come tutti quelli della mia età di sesso maschile, ho stravisto per le strisce prima e gli albi poi, collezionandoli e curandoli come reliquie fino a quando, chissà perché non sono più rimasti in vista: devo averli venduti tutti.

In primo luogo, l’unanimità di giudizi su Tex fa appunto pensare a un’icona, alla provinciale ricerca di un ottimo fattore unificante, edificante, politicamente corretto, sempre dalla parte della ragione. Insomma, un insopportabile perbenismo collettivo che si specchia nel personaggio per affermare la propria appartenenza alla parte giusta del mondo, quella che evita come la peste il pericolo di trovarsi dalla parte del torto. Eroi come questo, privi di ogni dubbio, che affermano le loro certezze contro tutto e contro tutti dovrebbero aver fatto il loro tempo, essere collocati nella dimensione storica della povera Italia, uscita dalla guerra sconfitta e depauperata, alla ricerca di una nuova identità e di un nuovo contesto. Oggi, per fortuna, possiamo articolare meglio i nostri giudizi e le nostre preferenze, caduti i bastioni dell’ideologia, tranne quella cattolica.
In secondo luogo, il personaggio è misogino. Forse anche questo rende ragione del fatto che se è ammirato da una percentuale bulgara di maschi italiani, certo lo stesso non si può dire per le donne che, prevalentemente, lo ignorano. Certo, i riferimenti iconografici e psicologici dell’universo femminile possono essere talvolta ancora peggiori, ma è un fatto che il fenomeno Tex sia pressoché esclusivo appannaggio maschile. Le donne praticamente non ci sono nelle sue storie. La delicata e bellissima Lilith, la moglie indiana, appare pochissimo nella lunga saga, se non mi sbaglio, e solo per morire di lì a poco. Altre donne sono zoccole di frontiera, perlopiù, o massaie dei carri dei pionieri, ma sempre in secondo, se non in terzo, piano. Il maggior nemico di Tex, Mephisto (forse uno dei personaggi più riusciti di tutta la storia dei fumetti), aveva all’inizio una compagna (non ricordo il nome) che sembrava addirittura dominante, e ispiratrice delle malefatte del mago. Sparì poco dopo e rimase in tutta la sua malvagità esoterica il baffuto nemico. I pards (parola, credo, usata solo qui) non conoscono, che io ricordi, compagnie femminili, emuli del loro riferimento che, dopo la morte di Lilith, non ha più avuto storie.
In terzo luogo, la correttezza politica del personaggio nei confronti degli indiani è tutta da dimostrare. E’ vero che quelli suoi amici, i Navajos, appaiono in una luce completamente positiva, spesso minacciati da fuorilegge o cow boys che vorrebbero trattarli come le altre tribù. Ma è anche vero che sono così sottomessi da averlo eletto a loro capo, Aquila della notte, da seguirlo ciecamente per ogni necessità di carne da cannone egli abbia. Le altre tribù sono trattate a seconda delle necessità della storia: ve ne sono di amiche come di nemiche, e queste ultime sono feroci e sanguinarie come da stereotipo della frontiera.
In quarto luogo, non convince la dimensione “istituzionale” del personaggio. Nasce, come è noto, fuorilegge, con il nome di Tex Killer. Diventa quasi subito un uomo di legge, un ranger, una sorta di agente speciale dell’FBI ante litteram. Ma, al contempo, costituisce il suo contropotere proprio nella riserva indiana dei Navajos, ne è il capo, decide lui quale giacchetta indossare, se quella gialla da bianco o quella di pelle sfrangiata da pellerossa. Il rapporto con il simulacro di entità statuale che viene proposta è di quelli utilitaristici: la legge si applica se è utile e conforme agli scopi salvifici del Nostro; altrimenti la si disapplica, la si infrange, sicuri che la statura morale è tale che non ne verranno conseguenze, mai. Se si guarda bene, la repulsa per lo stato di diritto, fa un po’ il paio con la misoginia. Fuori dagli schemi, fuori dalle regole che non siano quelle che detta egli stesso.
In quinto luogo, il profilo politico è quello di un tiranno populista, che affida la verifica della sua influenza alla forza fisica e alla precisione delle armi da fuoco. Tex ha sempre ragione, si potrebbe parafrasare.
Questo vale anche nei confronti dei suoi pards. Se è comprensibile nei confronti del figlio, stereotipo del volenteroso scapestrato che si mette sempre nei guai, e poi tocca al padre rimediare, lo è meno per gli altri due. Il povero Kit Carson viene trattato poco meglio del vecchio scemo del villaggio. Tiger Jack, taciturno, silenzioso, un vero indiano servizievole, pronto alla morte. Come tutti i dittatori, o come tutti i capi non sicuri delle proprie capacità , Tex si circonda di persone di livello inferiore alle quali può dispensare perle di saggezza ed energici interventi risolutori.
Insomma, cavaliere senza paura e senza legge, eroe di cappa e spada con Winchester e Colt. Gran mangiatore di bistecche e di patate fritte (chissà che ne pensa Jeremy Rifkin), solo con la sua grandezza. Gulliver de noantri.
1 – https://www.aduc.it/generale/files/file/newsletter/2025/novembre/tex.pdf
Riccardo Innocenti, blogger, collaboratore Aduc
