Non c’è editorialista che si rispetti che non abbia detto la sua sulla geopolitica che cambia in questi ultimi anni, in particolare dopo le sortite del presidente Usa Donald Trump, con il codazzo di tutti i suoi adoratori ed emuli.
Contesto che comprende anche coloro che manifestano il proprio dissenso verso queste politiche.
E’ il caso del cantante Neil Young, in prima fila contro le politiche di Trump. Come tutte le cosiddette rock-star, nonché personaggi noti per meriti di spettacolo, non è mai chiaro il limite tra propaganda di se stessi e dedizione a una causa. Può anche darsi che si tratti di vittime di se stessi: “che ci posso fare se sono civicamente impegnato e contemporaneamente sono persona famosa”. Ma dipende da cosa il personaggio fa.
Nel nostro caso, Neil Young ha offerto ai groenlandesi un anno di accesso gratuito ai suoi archivi, sperando che ciò possa “alleviare parte dello stress e delle minacce ingiustificate” che stanno ricevendo dall’amministrazione Trumo (1). Un accesso che costa mediamente 25 dollari e che, considerato il numero esiguo di soggetti che vi accederanno e che difficilmente intaseranno l’accesso per i paganti, è un investimento ad alto rendimento…. pubblicitario.
Tutti i media nel mondo oggi hanno questa notizia. Vuoi mettere…. il tipico caso di 2+2 che fa 200mila.
Ci sono tanti metodi per solidarizzare ed aiutare gli abitanti della Groenlandia. Per esempio – per restare nel settore – fare un concerto gratis a proprie spese sui ghiacci dell’isola del continente americano. E magari poi fare tanti altri concerti simili, sempre a proprie spese, in tante altre parti del mondo. Sicuramente tanta propaganda per il nostro cantante, ma a fronte di un certo e grosso impegno, anche economico… non “venite a trovarmi per sentirvi meglio”.
E’ tutta questione di stile. Che sembra non mancare in questo caso, ma avendo copiato quello di chi si vorrebbe stigmatizzare.
Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc
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