La stentata primavera di questi giorni fa desiderare l’estate, anche se le ultime sono state climaticamente “pesanti”. Si comincia quindi a pensare alle vacanze che, per molti, significa salire su un aereo e – consapevolezza che ognuno ha – contribuire all’aumento delle emissioni inquinanti. Negli ultimi anni ci è stato venduto l’impegno di volare senza sensi di colpa: tecnologie ecocompatibili, carburanti sostenibili, etc. Soluzioni con scarsi risultati. Per cui è importante pensare a ridurre il numero dei voli, anche se non sono gli aerei che prendiamo per le vacanze i maggiori responsabili dell’inquinamento. Che invece è dovuto a quel 70% dei voli effettuati da solo il 15% della popolazione: quelli che effettuano frequenti voli a corto raggio… che potrebbero essere sostituiti dal treno.
Viaggiare in treno è decisamente più ecologico. Ma è complicato convincere le persone, soprattutto per i voli che sono più inquinanti, quelli a lungo raggio. Per cui se anche tutti prendessero il treno al posto dell’aereo, per uno spostamento di massimo 24 ore, si farebbe a meno solo di una piccola parte delle emissioni nocive.
Ridurre le emissioni, quindi, non è solo convincere le persone a prendere il treno invece dell’aereo, ma anche indurre a scegliere dove andare e perché, in una società dove le bellezze di ogni tipo vengono proposte facilmente raggiungibili con l’aereo e a costi contenuti. Si tratta di far capire che una vacanza e una vita bella non si riducono ad un passaporto pieno di timbri.
I turisti associano la distanza alla novità, coi luoghi più lontani e insoliti che diventano i più desiderabili, con molti che non si sentono in vacanza se non vanno oltre i propri confini nazionali. Per esempio, quando si viaggia al di fuori del proprio Paese, le destinazioni vengono definite “grandiose”, “eleganti”, “stravaganti”, a differenza delle vacanze in luoghi più vicini a casa, per i quali si usano termini come “solo”, “piccole” e “appena”. Aver viaggiato in luoghi lontani, conferisce anche uno status sociale e culturale.
Non parliamo di rinunciare a vacanze all’estero, ma capire se è possibile un cambiamento strutturale: prezzi più equi e migliori collegamenti ferroviari incoraggerebbero le persone ad utilizzare parametri più ampi nella scelta delle proprie destinazioni. Se, per esempio, andare da Milano a Parigi o Berlino o Londra in aereo costa meno che col treno – per quanto si impieghi apparentemente più tempo – non è un aiuto a fare scelte ecologiche.
Per questo vale la pena chiedersi se ciò che desideriamo richieda davvero un volo a lungo raggio (o tanti voli a corto raggio). Una vacanza sostenibile inizia ponendosi questa domanda prima di decidere la destinazione.
Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC
