Giorno della Memoria: Rho, intenso programma per celebrare il ricordo delle vittime dell’Olocausto

Rho – L’Amministrazione comunale di Rho organizza un intenso programma di eventi per celebrare, come ogni anno, il Giorno della Memoria che cade il 27 gennaio, data in cui nel 1945 fu liberato il campo di sterminio di Aushwitz, emblema dello sterminio di milioni di persone, tra cui ebrei, Rom e Sinti, oppositori politici al regime nazista, persone con disabilità e omosessuali.

Per non dimenticare quanto avvenne durante le dittature nazifasciste, sono previsti eventi che coinvolgono in particolare le scuole e sono aperti all’intera cittadinanza.

Si comincia martedì 13 gennaio, alle ore 9.00, con il cammino alla scoperta delle nove Pietre di Inciampo che ricordano in città i deportati rhodensi. Il progetto “Inciampando nella Memoria” viene ogni anno portato avanti nelle scuole primarie, per informare i ragazzi sulle storie di chi, anche qui a Rho, ha cercato di difendere giustizia e libertà e ha pagato con la propria vita, sacrificando la propria giovinezza. Nasce in collaborazione con ANED, Associazione nazionale ex deportati. Il percorso tocca diversi punti della città, poiché le pietre d’inciampo si trovano davanti a quelle che furono le abitazioni di Giovanni Barlocchi, Gaetano Bellinzoni, Giuseppe Cecchetti, Ambrogio Farina, Carlo Martini, Mario Martini, Pietro Meloni, Angelo Moroni, Mario Quaroni. Saranno presenti il Sindaco Andrea Orlandi e il vicesindaco Maria Rita Vergani, che coordina i percorsi della Memoria a Rho. Accanto a loro ANPI Rho e ANED Milano.

Sabato 17 gennaio, alle ore 10.00, nella Sala Convegni del Tourist Infopoint di piazza San Vittore 19, verrà inaugurata la mostra “Ribelli per amore – Sacerdoti nei lager nazisti e nella Resistenza rhodense”. La mostra sarà visitabile fino al 31 gennaio all’Official Point di piazza San Vittore 14 dal martedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 13.00; il sabato e la domenica dalle ore 16.00 alle 18.00. E’ curata da Carmen Meloni, vicepresidente di ANED Milano, nipote del deportato Pietro Meloni e insegnante alle scuole superiori. Sono possibili visite guidate contattando Carmen Meloni all’indirizzo carmen.meloni6@libero.it.
Nel buio dei Lager nazisti e tra le ombre della guerra, centinaia di sacerdoti non si piegarono all’ingiustizia. Non furono mossi da calcoli politici né da ambizioni patriottiche: la loro ribellione nacque dall’amore per la vita, dalla fedeltà ai principi universali del cristianesimo e dalla difesa della dignità umana. Furono parecchi gli uomini di fede che si opposero al nazifascismo, affrontando persecuzioni, deportazioni, morte. La mostra racconta le loro vite e il loro impegno. Si rievocano anche i giorni della Resistenza rhodense e della Liberazione della città, in cui fu fondamentale la presenza di alcuni Padri Oblati del Santuario dell’Addolorata.
All’inaugurazione interverranno il Sindaco Andrea Orlandi, la curatrice Carmen Meloni e Guido Lorenzetti, figlio di Andrea Lorenzetti, vicesegretario del Partito Socialista clandestino durante la Resistenza.

 

Lunedì 26 gennaio alle ore 21.00 l’Auditorium di via Meda 20 accoglierà lo spettacolo “Ho messo via. La storia di mio nonno Venanzio”, racconti e canzoni di vita e deportazione sulla vita di Venanzio Gibillini, deportato ritornato a casa, raccontata dal nipote Fulvio. L’iniziativa è aperta a tutti, con ingresso gratuito, fino all’esaurimento dei posti disponibili.

 

Il 26 e 27 gennaio sarà il Teatro civico de Silva a ospitare uno spettacolo riservato esclusivamente agli studenti delle scuole: si tratta di “Ausmerzen – Vite indegne di essere vissute”, di Marco Paolini. Con la regia di Renato Sarti, lo spettacolo vede in scena Barbara Apuzzo e lo stesso Renato Sarti. E’ una denuncia forte della persecuzione delle persone affette da malattie inguaribili o con disabilità, messa in atto con accurate strategie da parte del regime nazista.
Ausmerzen è una parola che deriva dal tedesco “aus Marz”, gergo dei pastori, una parola dal suono dolce ma dal significato terribile: è la soppressione degli agnelli che non reggono la trasumanza. Avviene prima della marcia e riguarda, dunque, esseri deboli, fragili. Lo spettacolo, poi divenuto anche un libro, racconta lo sterminio di massa conosciuto come Aktion T4, dove T4 sta per Tiergartenstraße numero 4, l’indirizzo di Berlino che ospitava il quartier generale dell’ente pubblico per la salute e l’assistenza sociale. Con Aktion T4 si designa il programma di  eutanasia che, sotto responsabilità medica, prevedeva nella Germania nazista la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e da persone con disabilità mentali e fisiche. Durante Aktion T4 sono stati uccisi e passati per il camino circa trecentomila esseri umani classificati come “vite indegne di essere vissute”. “Cominciarono a morire prima dei campi di concentramento, prima degli zingari, prima degli ebrei, prima degli omosessuali e degli antinazisti e continuarono a morire dopo, dopo la liberazione, dopo che il resto era finito», ricorda nel suo libro Paolini.

 

Ogni vittima di quelle terribili persecuzioni va ricordata, a partire dalle più fragili – dichiara il Vicesindaco Maria Rita Vergani – I numeri sono enormi ma di fatto ogni singola storia è preziosa. Parliamo di bambini, anziani, uomini e donne uccisi per la sola colpa di essere nati o per il loro desiderio di libertà, di fronte a una cieca follia devastatrice. Non possiamo dimenticare, anche se sono passati 81 anni. Anzi, dobbiamo investire nei percorsi di memoria, oggi più che mai. Siamo tornati a un mondo in cui prevalgono le logiche della forza e del potere. Noi dobbiamo difendere democrazia, libertà e tutti i diritti delle persone, la cui conquista è stata pagata da tanti a caro prezzo. Partiamo dalle scuole, ma chiunque è invitato a partecipare. Salvo per lo spettacolo “Ausmerzen”, dedicato in esclusiva agli studenti”.