Milano – Con “Il senso della neve”, il MUDEC – Museo delle Culture apre un nuovo capitolo del percorso dedicato all’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026. Dopo “The Moment the Snow Melts”, l’imponente e poetica installazione di Chiharu Shiota che ha inaugurato la stagione nell’Agorà del museo, l’attenzione si concentra ora sulla neve come fenomeno naturale, simbolico, artistico e antropologico.
La mostra, curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani, è aperta al pubblico con ingresso libero da domani, giovedì 12 febbraio, fino al 28 giugno 2026, ed è accompagnata da un articolato programma di iniziative dentro e fuori il museo che, grazie al lavoro congiunto di MUDEC, Ufficio Arte negli Spazi Pubblici e Ufficio Reti e Cooperazione Culturale, contribuiranno a rendere la neve protagonista di una narrazione condivisa. Tra queste proposte, il nuovo numero della rivista “MU – MUdec United”, che offrirà ulteriori prospettive e contributi interdisciplinari sul tema della neve, e una grande operazione di poster art, a cura di studio FM, che a partire da febbraio espanderà il racconto della mostra nello spazio urbano, oltre le sale espositive, in via Ventimiglia, nei pressi del MUDEC.

“Con Il senso della neve – afferma l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi –, il MUDEC contribuisce in modo originale al programma dell’Olimpiade Culturale, offrendo alla città un progetto che unisce scienza, arte e memoria collettiva. La neve, nelle sue infinite forme, diventa qui una lente attraverso cui leggere i cambiamenti del nostro tempo e le culture che l’hanno attraversata. Dopo l’intensa installazione di Chiharu Shiota che ha inaugurato la stagione, questa mostra amplia lo sguardo e coinvolge una rete nazionale di istituzioni museali, confermando il ruolo del MUDEC come laboratorio di ricerca e di dialogo internazionale”.
Il percorso presenta oltre 150 opere e oggetti fra etnografia, testimonianze scientifiche, dipinti, fotografie, video e installazioni contemporanee, articolati in un viaggio che va dalla geometria dei cristalli di neve all’immaginario artistico europeo e giapponese, fino agli impatti del cambiamento climatico e dell’overtourism montano.
La mostra include inoltre un importante focus sulle popolazioni artiche e della Terra del Fuoco, approfondendo i loro sistemi di adattamento e le pratiche spirituali legate allo sciamanesimo. Molti dei manufatti provengono da musei membri della rete MIPAM, che ha risposto alla call del MUDEC con prestiti eccezionali: tra questi, il tamburo sciamanico Sami del MUCIV-Museo delle Civiltà, Roma e la ricostruzione completa di un corredo da cacciatore Selk’nam, dove spicca il manto in pelliccia di guanaco dei Musei Civici di Reggio Emilia. La rete MIPAM – Musei Italiani con Patrimonio dal Mondo, promossa dal MUDEC e istituita nel 2025, riunisce oltre 25 musei italiani con collezioni provenienti da Asia, Africa, America e Pacifico. Obiettivo del network è mettere al centro dialogo, trasparenza e buone pratiche di gestione del patrimonio culturale globale. La mostra nasce proprio grazie anche a questa collaborazione: lungo il percorso espositivo, un segno grafico dedicherà riconoscibilità alle opere provenienti dai musei MIPAM, molte delle quali presentate al pubblico per la prima volta.
Le sezioni della mostra
L’allestimento, a cura di Studio GRACE e con progetto grafico di studio FM, si articola in tre grandi aree tematiche, dove manufatti etnografici, pittura antica e opere d’arte contemporanea dialogano in accostamenti inediti.
Introduzione: l’installazione di Chiharu Shiota
La mostra è anticipata da un’installazione site-specific nell’Agorà del MUDEC, “The Moment the Snow Melts” dell’artista giapponese Chiharu Shiota (n. 1972): una nevicata metaforica composta da innumerevoli fogli e fili di carta. L’opera affronta il tema delle relazioni umane che iniziano, finiscono e si trasformano, come la neve che si scioglie.
Neve, scienza e cambiamento climatico
Gli uomini di scienza sono stati da sempre affascinati dalla complessa geometria dei cristalli di neve, conformati secondo una simmetria esagonale ma tutti diversi tra loro. Wilson “Snowflake” Bentley (1865-1931), fotografo amatoriale e ricercatore, nel 1885 scattò la prima microfotografia di un cristallo di ghiaccio. Lo scienziato Ukichiro Nakaya (1900-1962) studiò la natura dei fiocchi di neve fino a ricavarne una classificazione per famiglie. La scienza affronta inoltre la cruciale questione dell’Antropocene: momento storico caratterizzato da veloci cambiamenti dell’ecosistema terrestre, di cui neve e ghiacciai sono elementi centrali. Lo scioglimento delle nevi perenni trasforma sotto i nostri occhi panorami da sempre percepiti come immutabili, lasciando aperta la domanda su come le specie viventi riusciranno ad adattarsi. A questo tema sono dedicate l’opera di Shimabuku (n. 1969), “Do snow monkeys remember snow mountains?” e quella di Francesco Clerici “Luyul” prodotta dal MUDEC in occasione della mostra. Alcuni degli artisti presenti, come Walter Niedermayr (n. 1952) e Philipp Messner (n. 1975) con le loro opere riflettono sui destini dell’ambiente, delle comunità montane e dell’overtourism. Zhang Huan (n. 1965) rilegge invece le olimpiadi di Cortina 1956 attraverso l’evocativa opera “The Warm Snow”.
Neve nelle culture del mondo, dall’Artico all’Antartico
Le nevi perenni e i ghiacciai hanno costituito per millenni un ambiente impenetrabile che ha dato vita a miti e leggende legati, ad esempio, allo sciamanesimo. Questo sistema di credenze e pratiche spirituali diffuse in diverse culture del mondo è caratterizzato dalla figura dello sciamano, mediatore tra il mondo umano e quello degli spiriti. La funzione di guarigione, divinazione e guida spirituale dello sciamano rimane costante, come testimoniano in mostra i preziosi manufatti legati alle pratiche sciamaniche sami, inuit e tibetane. La sezione etnografica della mostra propone approfondimenti su popolazioni artiche – Inuit, Sami e Ciukci – e della Terra del Fuoco – Selk’nam e Yaghan – attraverso l’esposizione di manufatti che spaziano da oggetti d’uso ad altri con funzione cultuale, in gran parte prestiti provenienti da musei membri della rete MIPAM. Fra gli oggetti presenti in mostra, spiccano per rarità un tamburo sciamanico Sami e la prima ricostruzione completa di un corredo da cacciatore Selk’nam. In entrambi i casi il MUDEC ha ricevuto l’approvazione da parte dei rappresentanti delle comunità coinvolte, grazie al prezioso tramite di Pierpaolo Caputo, che ha contribuito a selezionare gli oggetti di questi ambiti culturali. È inoltre presentata – dopo nuovi e approfonditi studi di Daniela Zanin – la Collezione Mario e Andrea Totolo di oggetti Inuit, in comodato presso il MUDEC. Neve e climi rigidi hanno determinato vari modi di adattamento delle popolazioni, a partire da costruzioni come gli iglù, fino a mezzi di trasporto come slitte e sci, nonché capi di abbigliamento, oggi utilizzati anche negli sport olimpici.
Neve e ghiaccio nell’arte antica, moderna e contemporanea
La neve è stata, al suo emergere nelle arti visive occidentali del XV secolo, un elemento secondario e scenografico all’interno della scena principale, religiosa o allegorica. Nel corso del XVII secolo e soprattutto nei paesi del nord Europa il manto nevoso è lo spunto per composizioni paesaggistiche o di genere come quelle realizzate da Gysbrecht Leytens (1586-1656), diventando poi con il Romanticismo il soggetto principale dell’opera. Diverso è il caso dell’arte giapponese, come emerge nelle stampe ukiyo-e di Hiroshige (1826-1869), Kuniyoshi (1798-1861), Kunisada (1786-1865), dove la neve è soggetto diffuso sia per i temi del paesaggio e delle stagioni, sia come metafora di purezza. Il fenomeno affascina gli artisti visivi per la sperimentazione possibile nella resa cromatica di questo soggetto e conserva inoltre una valenza simbolica ed emotiva nei paesaggi divisionisti e simbolisti, a cavallo tra XIX e XX secolo, come testimoniano le opere di Angelo Morbelli (1853-1919) ed Emilio Longoni (1859-1932). Se alcuni artisti successivi mantengono un approccio figurativo, come Antonio Ligabue (1899-1965) con la sua “Volpe”, altri come Alighiero Boetti (1940-1994) utilizzano la neve come metafora linguistica (“Sciogliersi come neve al sole”). Nel corso del Novecento e nell’arte contemporanea, il tema della neve e del ghiaccio viene esplorato con prospettive inedite attraverso l’uso di nuovi media e tecniche, fra cui la fotografia, il video e l’installazione – come in “Dry Ice Environment”, storica performance di Judy Chicago (n. 1939). Temi come l’isolamento e la fragilità e questioni controverse legate alla colonizzazione delle regioni artiche e delle loro popolazioni, sono affrontati da artisti e performer, come nell’opera dell’artista danese-kalaallit Pia Arke (1958-2007).
Il percorso si estende anche alle vetrine curve del primo piano, con l’installazione inedita “When Fox is a Thousand” di Summer Mei-Ling Lee, composta da 85 rotoli di garza di cotone che evocano un paesaggio innevato animato da apparizioni mitologiche realizzato in sumi-e.
