Chi può comprendere la grandezza di un artista? Il suo avversario, il suo simile. È il 1667 e Gian Lorenzo Bernini è furioso con l’intagliatrice Francesca Bresciani, che lo accusa di non pagarla abbastanza. Sarà la notizia del suicidio del rivale Francesco Borromini a sconvolgere i sentimenti e le riflessioni del maestro, fino a un sorprendente finale.
Il Centro Teatrale Bresciano prosegue il cartellone della sua cinquantaduesima Stagione intitolata L’equilibrio degli opposti con lo spettacolo Lettere a Bernini di Marco Martinelli – titolo inserito nella rassegna Nello spazio e nel tempo. Palestra di teatro contemporaneo – che sarà in scena al Teatro Mina Mezzadri di Brescia (Contrada Santa Chiara, 50/A) dall’8 al 12 aprile 2026, tutti i giorni alle ore 20.30, la domenica alle ore 15.30.
Lo spettacolo di Marco Martinelli vede in scena Marco Cacciola; l’angelo messaggero è interpretato da Tommaso Calvetti e Sofia Mangiavini (in alternanza), per la regia di Marco Martinelli. Il disegno luci è di Luca Pagliano, la scenografia di Edoardo Sanchi, le musiche originali e sound design di Marco Olivieri, la realizzazione delle immagini video di Filippo Ianiero, l’ideazione di Marco Martinelli, Ermanna Montanari per una produzione Albe / Ravenna Teatro, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.
Lettere a Bernini è realizzato grazie al sostegno di Ministero della Cultura, Gruppo A2A, Fondazione ASM, Gruppo BCC Agrobresciano, ABP Nocivelli.
Lettere a Bernini si svolge interamente in un giorno d’estate dell’anno 1667, esattamente il 3 agosto. In scena, nel suo studio di scultore, pittore e architetto, il vecchio Gian Lorenzo Bernini, la massima autorità artistica della Roma barocca, è infuriato con Francesca Bresciani, intagliatrice di lapislazzuli che ha lavorato per lui nella Fabbrica di San Pietro e che ora lo accusa, di fronte ai cardinali, di non pagarle il giusto prezzo per il suo lavoro.
Nell’infuriarsi con la donna, Bernini evoca l’ombra dell’odiato rivale, Francesco Borromini, il geniale architetto ticinese. Un’evocazione ‘in absentia’, al pari di quelle dei suoi allievi, ai quali Bernini si rivolge, discutendo con loro, mettendoli in posa, facendoli recitare nelle commedie da lui scritte e dirette, perché imparino a incarnare gli ‘affetti’, i sentimenti che dovranno trasferire nel marmo.
Quando, poi, giungerà la notizia inaspettata del suicidio di Borromini, la furia cederà il passo alla pietas: per la tremenda depressione che aveva colpito il rivale in quegli ultimi anni e, al contempo, per l’incessante guerra che gli artisti si fanno, tutti contro tutti, per il loro ‘sgomitare sotto il cielo’, come direbbe Thomas Bernhard.
Travolto da quella pietas, Bernini giungerà a riconsiderare l’opera del collega, riconoscendone l’alto valore. Chi può comprendere fino in fondo la grandezza di un artista? Il suo rivale. Il suo avversario. Il suo simile.
Attraverso una drammaturgia in cui la voce monologante dell’attore e quella di Bernini si rincorrono e sovrappongono senza soluzione di continuità a generare sulla scena, come scolpendo nel vuoto, presenze, figure e ricordi, l’opera di Martinelli ci mostra un Seicento che parla di noi, sospeso tra il secolo della Scienza nuova e l’attuale imbarbarimento, sempre più incombente.
Lettere a Bernini
di Marco Martinelli
con Marco Cacciola
angelo messaggero Tommaso Calvetti e Sofia Mangiavini (in alternanza)
regia Marco Martinelli
disegno luci Luca Pagliano
scenografia Edoardo Sanchi
musiche originali e sound design Marco Olivieri
realizzazione immagini video Filippo Ianiero
ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari
produzione Albe / Ravenna Teatro, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
