Da queste parti la nebbia non è un fenomeno dell’umidità ma piuttosto una condizione dello spirito, uno straniamento dalla realtà. Se la neve è bianco e silenzio, la nebbia è grigio e rumori lontani. Normale per chi ci è abituato, angosciante per chi invece non lo è, soprattutto per strada. Per chi ama il cinema, la nebbia è il nonno di Amarcord, sperso nel grigio che dice “mi sembra di non stare in nessun posto. Forse la morte è così”.
La nebbia poi ci sta anche in senso lato, in tempi come questi dove le fake news e le psicopatologie del potere diventano quotidianità che confonde. Difficile capirci qualcosa così vaghiamo anche noi nella nebbia come il nonno di Fellini. Mancano i punti cospicui.
Spariscono, infatti, in questa nebbia i riferimenti più importanti. Non si intravedono più il diritto internazionale, i confini dei territori, la democrazia come metodo e cultura di sopravvivenza, il rispetto della verità, della giustizia, di ogni vita umana. Ma restano, ci sono anche se non si vedono più. Il finale della scena felliniana è anche questo una chiave. Passa un biroccio. Il nonno chiede al birocciaio dov’è perché si è perso e non sa più dov’è.
“Ma come dove siete? Siete davanti a casa vostra. E’ lì” gli risponde il birocciaio indicandogliela, alle sue spalle. Speriamo che sia così anche per noi. Le case solide restano in piedi sempre e comunque, anche se capita a volte di non vederle.
Carlo Romeo, giornalista e scrittore, collaboratore Aduc
