Apro la timeline e mi ritrovo sommerso da titoli trionfali, post scintillanti e dichiarazioni da ufficio stampa in preda all’euforia. Pare quasi che, da un giorno all’altro, Messina abbia partorito il faro luminoso delle città metropolitane italiane, il sindaco dei sindaci. Il modello da imitare per tutta la nazione.
E io resto lì, con il dito sospeso sullo schermo, a chiedermi se per caso mi sono perso un capitolo della storia recente. Perché questa città la vivo ogni giorno, la attraverso, la respiro, nelle sue crepe e nei suoi silenzi. E allora la domanda sorge spontanea, inevitabile, quasi fisiologica: ma davvero è così?
Perché dietro tutto questo entusiasmo, c’è un dettaglio che nessuno sembra vedere.
Tutto nasce da un sondaggio di gradimento (non da un’analisi amministrativa), un sondaggio realizzato da Lab21.01, diretto da Roberto Baldassari, e pubblicato da Affari Italiani, con cui Baldassari collabora stabilente da anni. Una filiera perfetta: chi fa il sondaggio, chi lo commenta, chi lo rilancia.
I media e l’uso massivo dei social da parte degli addetti ai lavori, attraverso titoli, rilanci, grafiche, reel, applausi e cuoricini, trasformano così una non-notizia, in un trofeo nazionale. Una macchina che prende un dato di percezione e lo veste da certificazione.
Pochi spiegano che cos’è questo tipo di sondaggio, come funziona, che cosa misura e – soprattutto – che cosa NON misura. La gente, che non ha alcun motivo per conoscere la metodologia dei sondaggi demoscopici, viene così trascinata dentro una narrazione che confonde l’umore con la realtà. La bolla.
Nel sondaggio d’opinione funziona così: si contano solo le opinioni di chi un’opinione ce l’ha. Gli indecisi, i “non saprei”, i non informati vengono esclusi. Restano solo i motivati, i coinvolti, spesso gli stessi che hanno appena votato. È come recensire una serie TV intervistando solo i fan che l’hanno vista in anteprima.
E al punto vero. Quello che nessun carosello social può truccare. Messina è stabilmente nella parte bassa della classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita: 91ª su 107 province. Stabilmente. Non un anno sì e uno no. Non per caso. Perché ci sono criticità strutturali: Servizi fragili, economia debole, trasporti insufficienti, ambiente urbano in sofferenza. Dati oggettivi, non sensazioni.
Quando una città è 91ª su 107, nella classifica della qualità della vita, non c’è molto da girarci intorno. Non è un dato “medio”, non è accettabile, non è un segnale di miglioramento. È la fotografia di una realtà che arranca.
E qui sta il punto: la classifica del Sole 24 Ore non è un sondaggio, non è un’impressione, non è un umore del momento, sono numeri veri, non sensazioni. Per questo fa quasi male vedere qualcuno esultare perché un sondaggio di percezione lo colloca in cima alle preferenze del momento. Un sindaco può anche risultare “primo” nel gradimento, può essere celebrato e rilanciato come modello nazionale. Ma se la città che amministra è 91ª sulla qualità della vita, allora non è un successo. È un dato che dovrebbe far riflettere, non festeggiare.
Per questo fa quasi sorridere – o forse fa male – vedere qualcuno esultare perché un sondaggio di percezione lo colloca in cima alle preferenze del momento. Perché la percezione vola, ma la realtà pesa. E quando la realtà pesa così tanto, non basta un sondaggio per farla sembrare leggera.
Questa è la differenza tra sentiment e realtà. Tra ciò che si racconta e ciò che i cittadini vivono ogni giorno. E più la città arretra nei fatti, più la narrazione avanza. Perché quando non puoi migliorare concretamente la vita delle persone, devi almeno convincerle che sta migliorando.
Chiudo la pagina, e mi rendo conto che forse è proprio questo il nodo: viviamo in due realtà parallele. Quella virtuale, filtrata e levigata, dove un titolo ben scritto basta a sentirsi vincitori. E quella reale, che invece ci guarda in faccia con tutte le sue rughe, le sue crepe e le sue fatiche. Abbiamo iniziato a rifugiarci nella prima perché la seconda fa troppo male. È più facile credere a un post che attraversare un problema. Più comodo abitare un racconto che abitare una città. Ma la realtà non sparisce solo perché la ignoriamo. Resta lì, ostinata, pesante, concreta. E prima o poi, in un modo o nell’altro, presenta sempre il conto.
Lo Stretto parla, la città tace.
bilgiu
Qualità della vita 2025: la performance di Messina | Il Sole 24 ORE
