IL DOPPIO GIOCO DEL QATAR

L’importante rivista internazionale online “Gatestone Institute.org” qualche settimana fa pubblicava un interessante articolo ben documentato sul piccolo Paese del Mediorientale dove si stanno svolgendo i Mondiali di calcio, “Il doppio gioco del Qatar: finanziare gli islamisti fingendo di essere alleato dell’America” (3.12.2022), di Khaled Abou Toameh, tradotto da Angelita La Spada.

“Un recente incontro avvenuto a Doha, in Qatar, fra il gruppo palestinese Hamas e i talebani dell’Afghanistan, è servito ancora una volta a ricordare il doppio gioco fatto dal Qatar di ospitare e finanziare gli estremisti islamici fingendo al contempo di essere un alleato degli Stati Uniti e di altri Paesi occidentali”. L’incontro si è svolto il 26 ottobre, ha partecipato il leader di Hamas Ismail Haniyeh il quale, insieme ad altri membri di spicco di quel gruppo islamista, diversi anni fa ha lasciato la Striscia di Gaza per trasferirsi in Qatar. Il leader di hamas ha una base a Doha, è stato tra i primi a “congratularsi” con i leader dei talebani per la “sconfitta dell’occupazione americana dell’Afghanistan”. Haniyeh ha affermato che Hamas vede il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan come una sorta di preludio all’eliminazione di “tutte le forze dell’ingiustizia”, ​​in particolare Israele.

“Non c’è dubbio – scrive Khaled – che ogni parola che esce dalla bocca dei dirigenti di Hamas debba essere approvata dai governanti del Qatar. Se quei governanti non volessero sentire i leader di Hamas incitare alla violenza contro Israele e gli Stati Uniti avrebbero detto loro di tacere molto tempo fa”. In pratica Hamas usa il Qatar come base per invocare la distruzione di israele. Tutto questo, non sembra preoccupare i governanti del Qatar né i loro alleati in Occidente, inclusi gli Stati Uniti. Precisa il giornalista di Gatestone: “Questo è lo stesso Qatar i cui leader affermano di condannare tutti gli atti di terrorismo e l’estremismo violento. Di recente, l’ambasciatore del Qatar in Spagna, Abdullah bin Ibrahim Al-Hamar, ha ribadito che il Qatar è “determinato a sfruttare le moderne conoscenze e tutti gli strumenti possibili per eliminare la piaga del terrorismo e l’estremismo violento che alimenta il terrorismo””. E’ chiaro che queste parole erano rivolte a un’audience straniera e non araba. Secondo Khaled è inquietante che il Qatar ospita un leader di un gruppo palestinese che ha compiuto migliaia di attacchi terroristici contro Israele, inoltre è altresì inquietante che il Qatar fornisca contributi finanziari all’Ufficio antiterrorismo delle Nazioni Unite per prevenire attacchi terroristici, proteggere obiettivi vulnerabili e aiutare a riprendersi dagli attacchi terroristici, mentre continua a versare milioni di dollari nella Striscia di Gaza, incoraggiando così Hamas, i cui vertici e lo statuto propugnano la violenza e chiedono la distruzione di Israele.

Il Qatar non solo ospita i capi di Hamas e le loro famiglie, ma fornisce altresì milioni di dollari ai palestinesi della Striscia di Gaza governata da Hamas.

Peraltro, i dirigenti di Hamas sono stati spesso criticati dai palestinesi e da altri arabi perché conducono una vita agiata in Qatar, invitando però la loro gente nella Striscia di Gaza a continuare il jihad (la guerra santa) contro Israele. Secondo il giornalista di Gatestone Institute il Qatar, non si preoccupa affatto di aiutare e di migliorare le condizioni di vita dei palestinesi. Ciò che conta è abbracciare i vertici di Hamas per far apparire il Qatar agli arabi e ai musulmani come il principale sostenitore della “resistenza” palestinese, un eufemismo per indicare la “lotta armata” contro Israele. Tuttavia non deve sorprendere questo legame del Qatar con il movimento di Hamas, perchè l’Emirato ha da sempre favorito i Fratelli Musulmani, del defunto sceicco Yasuf al-Qaradawi, come abbiamo verificato con il documentato libro inchiesta dei giornalisti francesi, Chesnot e Malbrunot, “Qatar papers. Il Libro Nero dell’islam”, (Rizzoli, 2019)

Qaradawi è quello che “ha dato forma al concetto di jihad violento ed è colui che ha consentito di compiere attacchi terroristici, inclusi gli attentati suicidi, contro cittadini israeliani, le forze statunitensi in Iraq e contro alcuni dei regimi arabi. (…) Tra il 2013 e il 2018 fu inserito nella lista dei ricercati internazionali dell’Interpol su richiesta della polizia egiziana”.

Nonostante l’esplicito sostegno di al-Qaradawi al terrorismo e la retorica incendiaria, il Qatar ha continuato a ospitare lui e molti dei suoi seguaci, così come i leader di Hamas, trasformando in tal modo l’Emirato in un centro per la diffusione del jihad globale e del terrorismo.

I qatarioti possiedono la rete televisiva Al-Jazeera, il cui canale in arabo è stato a lungo definito una piattaforma per i Fratelli Musulmani, come ha confermato l’ex primo ministro qatariota, lo sceicco Hamad bin Jassim. Una televisione interamente di proprietà statale, la cui ‘informazione è perfettamente in linea con la politica estera del Qatar”.

Il canale in arabo di Al-Jazeera è noto anche per diffondere una virulenta propaganda contro Israele e gli Stati Uniti, così come per la sua istigazione contro alcuni capi di Stato e regimi arabi a lungo considerati leali e tradizionali alleati dell’America nel mondo arabo. Tra l’altro nel 2017, ha indotto quattro Paesi arabi – Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto – a interrompere le relazioni diplomatiche con il Qatar. I quattro Paesi hanno altresì bandito i cittadini dell’Emirato e hanno chiuso le loro frontiere terrestri, aeree e marittime con il Qatar. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale saudita, il Regno ha interrotto le relazioni con il Qatar “per proteggere la sua sicurezza nazionale dai pericoli del terrorismo e dell’estremismo”. I sauditi hanno accusato il Qatar di:

“… abbracciare diversi gruppi terroristici e settari volti a destabilizzare la regione, tra cui quello dei Fratelli Musulmani, di Daesh (ISIS) e al-Qaeda, promuovendo costantemente attraverso i suoi media la letteratura e i piani di queste organizzazioni, di sostenere le attività dei gruppi terroristici appoggiati dall’Iran nella provincia di Qatif, in Arabia Saudita, e in Bahrein, di continuare a finanziare, sostenere e accogliere estremisti che cercano di minare la stabilità e l’unità nel Paese e all’estero, e di utilizzare i media per alimentare conflitti interni”. Il giornalista di Gatestone è convinto che il Qatar fa il doppio gioco con l’Occidente e in particolare con gli americani. Infatti ospita la più grande base militare aerea statunitense del Medio Oriente, ma non lo fa per amore degli americani, bensì per distogliere l’attenzione dal proprio sostegno ai Fratelli Musulmani e ad altri gruppi estremisti. Nonostante tutto questo secondo Khaled non ha impedito al Qatar di portare avanti la sua retorica anti-israeliana e anti-statunitense e di incoraggiare il jihad globale e l’estremismo. Peraltro è stata proprio la tv qatariota  a costruire l’immagine di Osama bin Laden come leader arabo e musulmano.

Al-Jazeera ha fornito una piattaforma per i religiosi islamisti che incitano alla violenza contro ebrei e americani. “Conquisteremo il mondo”, ha detto uno dei clerici, Ahmad Al-Baghdadi, “così che ‘Non vi è altro Dio all’infuori di Allah, e Maometto è il suo profeta’ trionferà sulle cupole di Mosca, Washington e Parigi (…) annienteremo l’America”. E ancora nel luglio 2021, il Dipartimento di Stato americano ha avviato un’indagine sul presunto sostegno del Qatar al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell’Iran.

In vista della Coppa del Mondo di calcio a Doha, i qatarioti hanno fatto sforzi enormi per abbellire la loro immagine nell’opinione pubblica mondiale e nascondere il loro ruolo di lunga data nell’ospitare i terroristi e nell’incoraggiare il terrorismo e l’estremismo. Khaled mette in guardia l’Occidente e gli Stati Uniti, anche perché l’appoggio del Qatar al jihad globale rimane una delle principali fonti di preoccupazione per molti arabi, che si chiedono quando gli Stati Uniti apriranno gli occhi e si renderanno conto come i qatarioti hanno usato la loro ricchezza per minare l’America stessa.

DOMENICO BONVEGNA