FORZA TRUMP. Il nodo morale resta la distinzione tra regime e popolo

Quando vedi che la sinistra che sta sempre dall’altra parte, quella sbagliata, un po’ di provocazione serve. Non solo di fronte alle migliaia di giovani massacrati dal regime degli ayatollah è rimasta muta, ora addirittura ci viene a fare la morale sul diritto internazionale. Perfino Ilaria Salis si è permessa di invocarlo e di criticare l’UE, che non ha la schiena dritta, che deve dissociarsi dall’asse “fascio-genocidario”.

Lei che è stata salvata dal processo in Ungheria per un voto, proprio dai suoi “amici” parlamentari europei. E poi c’è l’Anpi, la Cgil di Landini, la Schlein, tutti contro l’attacco unilaterale di Usa e Israele, invece di schierarsi col popolo iraniano, si schierano contro chi vuole liberarlo. “C’è un fil rouge che lega le dichiarazioni di Maurizio Landini, di Elly Schlein e dei vertici dell’ANPI, guidati dal presidente Gianfranco Pagliarulo. Ed è un filo che si attorciglia sempre più, fino a diventare un nodo stracolmo di contraddizioni”. (Salvatore Di Bartolo, Schlein, Landini e l’Anpi: il cerchiobottismo ipocrita sull’Iran, 28.2.26, nicolaporro.it) Dichiarazioni e condanne ipocrite. Evocano democrazia, diritti e libertà.

Landini, Schlein e l’ANPI sembrano dunque voler occupare contemporaneamente tutte le caselle morali: contro il regime, contro la guerra, contro l’escalation, contro l’Occidente che interviene. Ma la politica non è un esercizio di equilibrismo semantico: è scelta. E scegliere significa accettare che sostenere davvero chi lotta per la libertà può comportare anche decisioni scomode”. Ma poi dov’erano tutti questi parassiti quando, solo un mese fa, le forze di sicurezza iraniane hanno massacrato migliaia di manifestanti durante proteste nazionali? 

“Dov’erano quando Khamenei ha ordinato di schiacciare le proteste con ogni mezzo necessario, portando a un’ondata di arresti arbitrari, torture e sparizioni forzate? Quando i manifestanti feriti venivano giustiziati in ospedale dalle Guardie della Rivoluzione? Quando in città come Teheran e Shiraz, le forze hanno usato mitragliatrici pesanti contro folle disarmate?” Ci siamo stancati di questi falsi moralisti. Noi abbiamo scelto da tempo con chi stare. Stiamo con l’Occidente (anche se forse ci sono diversi occidenti).

Forza Trump, l’Iran non è l’Ucraina”, scrive Alessandro Sallusti sul blog di Nicolaporro.it /Politicoquotidiano. I sinistri sostengono: “mettiamo al bando gli Stati Uniti che aggrediscono l’Iran come abbiamo messo al bando la Russia di Putin che ha aggredito l’Ucraina”. Ma Sallusti ribatte: “L’Ucraina era, ed è, uno stato sovrano dell’Occidente che, per quanto corrotto e fragile, ambiva a fare parte del mondo libero e democratico; l’Iran era ed è una autocrazia di qualche milione di estremisti islamici che teneva e tiene in ostaggio con la forza e il terrore ottanta milioni di cittadini che sperano un giorno o l’altro di assaporare il gusto della libertà; l’Ucraina bussava e bussa con forza alla porta del mondo libero, l’Iran ha come parole d’ordine “morte all’America” e “morte a Israele” e non nasconde l’intento di buttare sull’America e su Israele la bomba atomica non appena sarà in grado di produrla (non manca molto)”. Continuando per il giornalista sostiene, sarebbe opportuno mettere al bando, “chi in Occidente sostiene che noi, uomini liberi, non abbiamo il diritto-dovere di difendere la nostra libertà e quella dei popoli che la reclamano, quello ucraino è uno di questi”.

Per anni si è trattato con i despoti di Teheran, “non hanno sentito ragione e non hanno cambiato idea rispetto all’obiettivo di distruggerci il giorno che saranno in grado di farlo”. Per Sallusti, “un giorno ringrazieremo Trump per avere avuto la forza e il coraggio di fare quello che fatto, non violando ma applicando il diritto internazionale che ha come scopo quello che il mondo non sia in balia di pazzi e criminali. Cosa di cui, purtroppo, ne beneficeranno anche coloro che in queste ore si dicono indignati dell’uso della forza, parassiti dei privilegi di vivere in un Occidente che non sarà il paradiso terrestre ma è l’unico luogo in cui la libertà è riconosciuta come valore assoluto”. E’ una sfida come ha scritto Antonella Gramigna, e probabilmente non si tratta di vincere una guerra, ma almeno di aprire una possibilità. (Iran: oltre le tifoserie, una chance per il popolo iraniano, 1.3.26, nicolaporro.it)

Immaginare un Iran libero, laico, moderno non significa imporre un modello esterno, ma restituire spazio a una scelta interna”. Si tratta di dare una chance agli iraniani. Non è un capriccio strategico né una fissazione ideologica. È una preoccupazione che attraversa schieramenti e mappe geografiche. Non si può stare sempre sotto ricatto permanente da parte del regime teocratico. Certo, bisogna stare attenti a non fermarsi all’atto del colpire. “La forza priva di visione non genera sicurezza, ma vuoti. E i vuoti vengono riempiti rapidamente, spesso da attori più radicali”. Per questo secondo la Gramigna, “la legittimità di qualsiasi azione non può misurarsi nella sua intensità, ma nella sua finalità. Se esiste un obiettivo condivisibile, deve essere chiaro: limitare al massimo le vittime civili, bloccare il programma nucleare, evitare una spirale regionale incontrollabile. Il nodo morale resta la distinzione tra regime e popolo. Esiste un Iran che protesta, che sfida, che chiede diritti. Un Iran che non coincide con chi governa. Un Iran di giovani e di donne che pagano il prezzo più alto di un sistema che non hanno scelto. Il punto non è punire un Paese, ma impedire che un potere continui a tenere in ostaggio la propria società mentre proietta instabilità oltre i propri confini”.

 

a cura di Domenico Bonvegna