Radio Zanca: il voto di per le Amministrative di maggio e il tafazzismo del Centrodestra messinese

Messina – Anche se facciamo finta di no il tarlo del voto per le Amministrative di maggio si è già insinuato in noi. E anche se proviamo a ignorarlo o rimuoverlo già sappiamo che alla fine ci tapperemo il naso e voteremo, come sindaco, per il meno peggio. Attenzione, è comprensibile provare disagio quando i politici da scegliere non rispecchiano i criteri che cerchiamo in coloro che dovrebbero amministrare la città.

Perché è anche nella capacità di dare voce alla sofferenza sociale che si misura la maturità di una classe politica. Quindi, molto malumore, la certezza che “tanto non serve a niente”, un po’ di rassegnazione, ma anche un alto tasso di disobbedienza. Certo non è obbligatorio partecipare a una competizione elettorale, ma è proprio per questo che certe assenze sono pesanti, ci riferiamo a quella dell’ex rettore Pietro Navarra: possibile che nessuno nel centrodestra abbia valutato questa opportunità? E’ dire che è gente cresciuta con le telecamere, pronta a farsi piazzare un microfono dappertutto, non sanno quanto pesano nel bene e nel male le conoscenze di carte e numeri per rianimare una economia in stagnazione prolungata?

Dov’erano Francantonio Genovese, Nino Germanà, Matilde Siracuano ed Elvira Amata? E dov’era l’avvocato onorevole Tommaso Calderone, così pronto a lanciarsi contro chiunque appena viene intaccata l’immagine dei suoi assistiti? La città di Messina non merita di essere protetta scegliendo come sindaco un professore di Economia? Vorremmo che qualcuno di quelli che abbiamo nominato ci spiegasse perché non è andata a buon fine la scelta sull’ex rettore Navarra, anche se dicesse “perché non me ne fregava nulla”. Abbiamo bisogno di capire perché in queste settimane si parla di conti in rosso e verità sui bilanci di Palazzo Zanca ma a quanto pare si tratta di aria fritta e non di serietà dato che una classe politica dovrebbe attrarre dei ricchi investitori mettendo al tavolo delle trattative i cervelli migliori. Pazienza, si vede che tutto il centrodestra messinese è stato travolto da una fin lì sconosciuta voglia di tafazzismo, ma forse è giusto sperare che il tempo dei piccoli politici stia per finire.

La legge del gioco e i suoi abissi

Detestare gli avversari politici ci sta, con raffiche di sgambetti, improperi, reciproche accuse, non è più solo un primato storico di Cateno De Luca: neppure Marcello Scurria è un francescano pronto a porgere l’altra guancia. Libertà di parola, ci mancherebbe altro. E però è sempre utile riuscire a distinguere un politico al lavoro per il bene di tutti, da quelli ai livori. E del resto, perché sorprendersi dei litigi visto che viviamo nella città della “A Matri ‘a Littra” (la Madre della Lettera), il nome in dialetto messinese della Madonna della Lettera, patrona di Messina e delle lettere anonime spedite per calunniare i nemici? Il timore è che ci si avvii verso un’epoca di accettazione d’ogni cosa come inevitabile, se non lecita. Ecco perché vorremmo una politica più attenta alle buone regole. La certezza del diritto è una conquista tra le più grandi della moderna civiltà, ma i colpevoli impuniti per via di cavilli giuridici, sono uno dei sintomi più gravi del ritorno alle età buie della storia. La democrazia ci fa tutti eguali, ma i buoni ordinamenti sociali chiedono ancora il rispetto per i cittadini.

Credere allo spirito di salvataggio? Con il Sistema Messina non v’è certezza

Tra sciamanesimo, psicoanalisi e antropologia alla fine faremo la conta dei pro e contro del nostro voto perché in fondo ai programmi dei candidati non si trova risposta: rimprovero giusto, ma forse superfluo. Perché nei momenti davvero importanti la formazione targata De Luca sa sempre come rimettersi in riga, puntare dritta al risultato e al potere. Al contrario del centrodestra che da decenni insegue i suoi ghirigori, moltiplica i narcisismi, perde il filo, perde il senno non a caso, nelle ultime tre competizioni comunali, sono stati sconfitti da Renato Accorinti, Cateno De Luca e Federico Basile. Che si vada per la quarta débâcle di fila?

La politica a Messina non ha proprio immaginazione. Pare anche a voi che cӏ qualcosa che non quadra in questa faccenda?