Carceri: lo Stato non può praticare ‘estremi rimedi’ a mali estremi

La città che ha la sindaca più amata d’Italia, ha anche l’istituto di pena più fuorilegge di tutti. Dall’inizio di una delle più calde estati degli ultimi 50 anni, un detenuto, colpito da ictus, è morto in cella dopo 10 giorni di patente invalidità di cui nessuno s’era accorto; il Gip fiorentino ha sequestrato sette sezioni del carcere per le impraticabili condizioni sanitarie dei locali; una lettera al Garante per i diritti delle persone private della libertà ha denunciato acqua inquinata potenzialmente infettante. Di fronte a tutto ciò, in un’Italia dove mediamente c’è una sovrappopolazione carceraria di quasi il 140% (col picco di Lucca dove siamo a oltre il 200%), la direzione regionale dell’amministrazione penitenziaria toscana ha autorizzato come rimedio estremo (al male estremo) l’uso di brande e materassi a terra nei corridoi per far fronte al sovraffollamento.

Non occorre aver visitato il carcere di Sollicciano, migliaia tra parlamentari, consiglieri regionali, comunali, associazioni e parenti (delle vittime, verrebbe da dire) lo hanno fatto negli anni, per rendersi conto di cosa stiamo parlando – tra l’altro i corridoi nei reparti sono fatiscenti quanto le celle, oltre che curvi, né occorre segregarsi nella propria camera da letto di questi tempi senza aprire la finestra o farsi la doccia o mettere un “materasso” per terra per apprezzare le circostanze in cui devono vivere le persone ristrette, occorre leggere prima l’articolo 27 della Costituzione e poi l’ordinamento penitenziario che da poco ha “festeggiato” i 50 anni.

Siamo oltre il diritto alla salute o il recupero alla società del reo, siamo anche oltre i trattamenti inumani e degradanti, siamo di fronte al massiccio e sistematico attacco diritto alla vita di decine di migliaia di persone, siamo di fronte a un crimine “contro l’umanità”.

Dall’inizio dell’anno ai primi di luglio ci sono stati almeno 114 morti nelle carceri italiane, l’anno scorso sono stati 254. La tragica contabilità comprende suicidi accertati (almeno 24 a inizio estate) e morti per malattie o cause da accertare. All’8 luglio scorso, in Italia ci sono 64.767 ristrette in locali in cui i posti realmente disponibili sono 46.349 – un sovraffollamento del 139,74%! Si stima che un terzo non ha una sentenza definitiva e che un terzo (magari in parte le stesse persone) è detenuto per reati direttamente o indirettamente connessi alla Legge sulle droghe.

Occorre quindi porsi, e porre, il tema in termini politici e non più solo umanitari. Se governo e Parlamento non intendono adottare alcun provvedimento, se il Capo dello Stato non prevede grazie cumulative, neanche per motivi sanitari, se le denunce, i rapporti, i flashmob di Garanti e associazioni smuovono le coscienze, se la Corte europea dei diritti umani non ha in agenda un nuovo capitolo del “caso Italia”, non resta che attivare la magistratura italiana.

Il “resistere, resistere, resistere” va tramutato in “denunciare, denunciare, denunciare”.

Visto che la decisione relativa a Sollicciano è stata frutto di una denuncia, occorre proseguire sulla strada della ricerca di decine di Gip pronti a interrompere questa patente violazione della legalità costituzionale e degli obblighi internazionali della Repubblica italiana.

Marco Perduca
già senatore, dirigente associazione Coscioni, collaboratore Aduc