Lo abbiamo evidenziato più volte, ci sono pagine di Storia che non hanno spazio nella storiografia ufficiale, in particolare nei libri scolastici. Questa volta mi riferisco ai tanti miracoli delle immagini della Madonna, le cosiddette “Madonnelle” nella città di Roma. Siamo nel luglio del 1796, mentre l’esercito di Napoleone Bonaparte invadeva lo Stato Pontificio, più di cento immagini sacre, la maggior parte mariane, si «animarono». Mossero cioè gli occhi, mutarono colore ed espressione.
Il fenomeno, iniziato ad Ancona il 26 giugno 1796, con testimone lo stesso Napoleone che ne rimase profondamente scosso, “esplose” a Roma, nel cuore della cristianità, dove si protrasse per mesi. L’intera cittadinanza ne fu testimone, oltre duecentomila persone, anche non di religione cattolica. Al processo canonico che ne seguì furono raccolte centinaia di dichiarazioni giurate, anche da uomini di scienza. Il giudizio fu unanime: la Madonna aveva manifestato con questi segni la sua partecipazione alle sorti della città minacciata. Sull’argomento è stato pubblicato un documentatissimo libro sui miracoli romani dagli esperti e prolifici studiosi Vittorio Messori e Rino Cammilleri, “Gli occhi di Maria. 1796: un’impressionante ondata di prodigi nell’Italia invasa da Napoleone”, Rizzoli (2003), recentemente è uscita una nuova edizione pubblicata dalle edizioni Ares (2023) sempre con lo stesso titolo, ma col sottotitolo diverso. A Roma tutto ha inizio il 9 luglio 1796 con il primo miracolo che vede coinvolta, la Madonna dell’Archetto.
Le caratteristiche assolutamente uniche degli eventi furono la sua diffusione in tutta Roma “quasi sempre protagoniste le umili immagini “stradarole”, la sua ripetizione per moltissimi giorni, l’accorrere ininterrotto della folla nei punti critici, tale da richiedere l’intervento dei soldati per disciplinare la pressione”. La città diventa “un immenso santuario mariano”, è il titolo di un’opera introvabile. Fra i testimoni figuravano anche non credenti, forestieri, fedeli di altre religioni. Un teste d’eccezione fu il grande architetto Giuseppe Valadier (futuro autore di Piazza del Popolo), che si recò a rendere la sua dichiarazione insieme con la moglie e due collaboratori che lo avevano accompagnato nella ricognizione.
Il suo racconto, come si legge nelle carte processuali, fu di una precisione esemplare. Occorre ribadire che sia Vittorio Messori che Rino Cammilleri sono i più attivi e coraggiosi studiosi cattolici, entrambi apologeti, impegnati nell’approfondimento e nella divulgazione (altri operano nel silenzio e nell’ombra) di ardui aspetti storico-religiosi che talvolta lo stesso clero sottovaluta, magari per ignoranza o per prudenza mondana. essi amano cogliere i momenti in cui il soprannaturale si manifesta chiaramente nella realtà terrena. Recentemente mi sono occupato di uno straordinario studio di Messori sul Miracolo di Calanda a Saragozza. Messori e Cammilleri, con incessante e appassionata ricerca indagano nelle pieghe della storia per estrarne quegli eventi che la cultura laicista, oggi dominante, nasconde oppure cataloga fra le superstizioni. Il testo (ho letto l’edizione del 2003) si struttura in due parti: la 1 (i 13 capitoli), la storia dei miracoli; la 2, una lunga conversazione dei due studiosi su un possibile significato degli straordinari eventi del 1796.
I due scrittori leggono gli avvenimenti con lo scopo di darne una interpretazione alla luce della teologia della storia. Riflettono sul ruolo di Maria nella fede cristiana e leggono questi eventi miracolosi come una dimostrazione della sua divina assistenza sulla Chiesa perseguitata e oltraggiata. Come a Rue du Bac, a Lourdes, a Fatima e in altre apparizioni mariane, la Madonna fa sentire il suo affetto materno nei momenti della prova, della persecuzione, degli attacchi alla Chiesa: i miracoli consolano e danno speranza e fiducia al popolo di Dio che vede le tenebre della Rivoluzione abbattersi su di lui.
Naturalmente lo studio si basa su altre opere, in particolare, quella del professore Massimo Cattaneo e soprattutto del basilare lavoro dell’abate Giovanni Marchetti, che ha visto e monitorato tutti vari miracoli tra il 1796 e 1797. Infine, gli autori hanno utilizzato anche gli studi dell’Istituto per la Storia dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale (ISIIN). Il testo elenca in maniera certosina, le immagini prodigiose della Madonna, ma non solo, nei miracoli sono stati coinvolti anche Crocifissi. Quasi tutti i quartieri di Roma sono stati coinvolti, purtroppo al testo manca una cartina della città per seguire meglio i percorsi dei miracoli delle “Madonnelle”. Tuttavia, i vari prodigi di quei mesi non si sono svolti solo a Roma, ma anche in altre città dello Stato Pontificio.
L’Abate Marchetti ha sviluppato un “Ragionamento” preliminare sui metodi seguiti dall’inchiesta, per evitare e prevenire quelle obiezioni di tipo razionalistico che, come previsto, puntualmente arrivarono e che da allora non sono mai cessate. Certamente si tratta di miracoli speciali per la frequenza, e per la durata e che probabilmente nella Storia della Chiesa non se ne conoscono simili per durata e frequenza. Messori e Cammilleri a proposito degli storici di professione, fanno qualche polemica anche con lo stesso Renzo De Felice, che probabilmente prima di passare per bieco “revisionista” era anche lui scettico nei confronti dei miracoli. Comunque sia gli autori del libro, ribadiscono di aver scelto, in molti casi, la via delle citazioni testuali per far parlare direttamente i testimoni oculari. Il Marchetti dà conto di altri miracoli, quello generale di tutta Roma, cioè il mutamento dei costumi. Comportamenti mutati, confessionali traboccanti, conversioni clamorose. Armi deposte ai piedi delle edicole e degli altari, riconciliazioni, restituzioni del maltolto, niente più risse, né ubriachezze, né bestemmie, né volgarità.
I Tabernacoli, dove compariva la Madonna erano assediati continuamente da una folla devota, che prostrata recitava orazioni, o chiedeva grazie o applaudiva al miracolo degli occhi in loro presenza. Del “Ragionamento” del Marchetti, i due studiosi hanno trovato una copia nella Biblioteca Ambrosiana di Milano. “Ma davvero tutti questi prodigi non potevano essere il risultato di uno squallido trucco da baraccone?” Come si fa a immaginarlo in così tante tele, immagini, per lo più incastrate, e fisse nella muraglia, senza possibilità di operare dietro. Come si fa a “ripetere una qualunque frode per tanti luoghi, continuarla per mesi in ogni ora del giorno, e sempre in faccia a centinaia di spettatori, che non abbandonavano mai la guardia […]”. Come si fa a truffare una città intera di 180mila abitanti, senza che nessuno se ne accorga? E poi gli autori dello studio sottolineano la meticolosità degli interrogatori dei testimoni, domande ben precise. A dimostrazione dell’imparzialità, nei processi, spesso tra i testimoni non c’erano religiosi, per smontare certe illazioni dei giacobini rivoluzionari.
“Si può essere scettici quanto si vuole, ma centouno miracoli mariani nella sola Roma, e altri ventuno (e più) nel resto degli stati del papa, non possono essere con leggerezza addebitati a psicosi collettiva, allucinazione di massa, fanatismo”. Tuttavia, la relazione del Tribunale fa notare che “i miracoli non erano avvenuti in nessuna delle grandi basiliche di Roma: gli eventi si erano svolti nelle cappelle, negli oratori, sulle pubbliche piazze, agli angoli delle strade. Là, cioè, dove tutti potevano vedere e verificare i fatti”. Il Marchetti da buon prete ha provato a dare una sua interpretazione, siamo subito dopo per certi versi della demoniaca Rivoluzione francese, del perfido Giacobinismo con tutti i suoi assassinii. Per questo si è buscato dal Pignatelli del “fanatico”.
Messori e Cammilleri hanno consultato anche due grossi Tomi del 1854, Atti del Processo, conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana, dove hanno “catturato” brani e testimonianze che hanno ritenuto interessanti. Naturalmente fanno i nomi dei testimoni che appartengono a tutte le categorie sociali del tempo. Un capitolo viene dedicato alla deposizione di Giuseppe Valadier, il maggiore architetto neoclassico dell’epoca riportata integralmente, l’unica. Il testo è interessante perché non si limita a raccontare i prodigi ma a fare un po’ la Storia delle Insorgenze contro gli eserciti napoleonici, la reazione armata del popolo italiano a difesa delle proprie tradizioni culturali e religiose, minacciate dai francesi che sono venuti in Italia a depredare, a saccheggiare, a uccidere le popolazioni italiane. È una Storia che abbiamo raccontato in altre occasioni.
Mentre i francesi requisivano i beni ecclesiastici e spogliavano le chiese, centinaia di immagini mariane (statue o dipinti) cominciarono a “volgere gli occhi”: roteavano, si alzavano ed abbassavano, mutavano colore ed espressione. “Mai nella storia della Chiesa era avvenuto qualcosa di simile“. È davvero straordinaria la grande manifestazione di presenza materna della Madonna, che ha voluto dimostrare la sua vicinanza al popolo di Roma e dello Stato Pontificio, così provato dagli avvenimenti drammatici di quei giorni. Infatti, Messori concludendo le sue riflessioni afferma: “Sono convinto che il ritrovare la memoria di eventi come quelli del 1796 non sia affatto una curiosità erudita, bensì, un modo di trovare fiducia e conforto. Un modo per rispondere alla generosità di un Padre che, nel turbine spesso tragico della storia, non lascia soli i suoi figli”.
DOMENICO BONVEGNA
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