In occasione del ventesimo anniversario della salita al cielo del professore di Storia Medievale Marco Tangheroni (1946-2004), la casa editrice di Alleanza Cattolica, Cristianità ha pubblicato nel novembre 2024, un’ampia selezione di scritti del docente accademico di storia del Medioevo occidentale. Sono studi e giudizi controcorrente e in prospettiva nitidamente conservatrice e cattolica.
In pratica possono rappresentare una guida preziosa per avvicinarsi senza paraocchi alla cosiddetta “leggenda nera” del Medioevo. Dieci secoli di grande storia e di grande fede, ancorché come tutte le cose umane, contaminate dal peccato. Il libro ha preso il titolo di “Scritti militanti”, nel ventesimo anniversario del suo transito al Cielo, è stato curato da Oscar Sanguinetti, prefato dal professore Mauro Ronco. Marco Tangheroni oltre ad essere un maestro di Storia Medievale, fu professore titolare nella cattedra di Storia Medievale nell’Università di Pisa, di cui divenne poi anche direttore del Dipartimento di Medievistica. Fu anche maestro di filosofia e di teologia.
Fu maestro, infine, di schiere innumerevoli di giovani di cui promosse la crescita umana e la formazione culturale quali militanti di Alleanza Cattolica. A questo proposito il testo propone un profilo biografico di Marco Tangheroni, scritto da Paolo Martinucci. Mi propongo di farlo in un’altra occasione. I saggi raccolti da Sanguinetti compongono un mosaico di fattura incomparabilmente pregiata, scrive il professore Ronco. Nella prefazione Ronco mette in luce alcuni aspetti degli studi storici di Tangheroni a cominciare della distinzione dell’economia della società medievale da quella moderna: la prima è al servizio del consumatore, la seconda del produttore. L’economia moderna non favorisce la società. Il saggio sulla democrazia medievale mostra l’abissale differenza con la democrazia moderna. Il tema consente un confronto fra due antropologie differenti e di conseguenza tra due ambienti diversi.
“Nella prima il potere politico era sussidiario alla vivacità creatrice della famiglia e dei corpi sociali intermedi, in cui ciascuno rivestiva un ruolo utile per la società nel suo insieme”. Mentre per quanto riguarda la democrazia contemporanea, di cui ormai si è smascherato “l’inganno russoviano dell’uguaglianza e della volontà generale, le articolazioni ‘democratiche’ sono esclusivamente strumenti servili per la gestione senza scrupoli del potere da parte da parte dei padroni dell’oro”. Tangheroni, non intende esaltare le istituzioni medievali, però sottolinea come la democrazia moderna nasce in funzione dell’autonomia del “politico”, che vuole sottrarsi ai limiti che stanno sopra e sotto di lui: “la Legge di Dio in alto e i diritti delle famiglie e dei corpi intermedi in basso”. Ronco presentando i saggi di Tangheroni li definisce quasi “commoventi”, tra quelli più appassionanti c’è la cattedrale, il simbolo, il monumento, la battaglia di Lepanto e il ritorno dei re. Per quanto riguarda la cattedrale, Tangheroni la vede come il “centro del mondo”, quale “montagna sacra”, un luogo sacro, che prefigura la Gerusalemme celeste di cui Gesù è la pietra angolare.
Naturalmente è uno studio rigoroso che riguarda le forme architettoniche dell’edificio sacro. Nel saggio sulla battaglia di Lepanto, ricorda Ronco che il professore Tangheroni fu anche uno specialista della storia della navigazione nel Mediterraneo, pertanto riesce a coniugare la sua scienza di storico, con il suo amore per la Cristianità, che in quella battaglia fu vittoriosamente difesa contro le innumerevoli aggressioni dei turchi islamici ai popoli cristiani nel Mediterraneo. Il racconto di Tangheroni è prezioso, per noi cattolici che vogliamo combattere la “buona battaglia”, , è completo, perché da un lato ci sono tutte le informazioni sulla vicenda con la competenza dello storico, dall’altra c’è la passione, l’amore del cristiano per la bella vittoria. Ricordiamo l’espressione del Senato veneto: “Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosari victores nos fecit”. Interessante il ritrovamento nel 1977 delle teste dei re, durante i lavori per l’ampliamento di una Banca francese.
Un episodio casuale che permette di fare interessanti riflessioni ne Il ritorno dei re. Si tratta di ventotto teste appartenenti a ventotto statue che riempivano la facciata della basilica di Notre Dame a Parigi. Le statue, che rappresentavano ventotto re di Giuda, da Jesse a Giuseppe, vennero abbattute e decapitate nel 1793, durante il periodo del più acceso anticristianesimo della Rivoluzione francese. Per Tangheroni, l’episodio rappresenta, “l’espressione non soltanto dell’odio al cattolicesimo e alla legalità, ma anche al passato in quanto tale”. Infatti, è caratteristico di ogni utopismo rivoluzionario, fare tabula rasa del passato, e partendo da zero per creare il mondo e l’uomo nuovo. Questo aspetto è importante prenderlo in considerazione, perché i rivoluzionari, non soltanto dovevano cancellare coloro che si opponevano al corso della Rivoluzione, ma dovevano distruggere anche la memoria del passato. “Le città colpevoli di essersi opposte alla Rivoluzione e le popolazioni ribellatesi dovevano scomparire, fisicamente e nel ricordo”. Ronco porta l’esempio di Lione, qui la Convenzione riservò con un decreto, oltre a incitare la strage di migliaia di abitanti di distruggere la città, anche il nome. Al posto della città, occorreva innalzare una colonna con la scritta: “Lione fece la guerra alla libertà. Lione non esiste più”. In buona sostanza, lo sfregio alla cattedrale e la decapitazione dei re è il segnale che i rivoluzionari vogliono distruggere l’unità del corpo sociale rappresentato dalla cattedrale, una unità intorno alla Verità cristiana e alle istituzioni cristiane. Sul tema della Rivoluzione francese interessante le riflessioni sul binomio “Rivoluzione-ghigliottina”, la macchina costruita da Joseph Ignace Guillotin, un ex gesuita. Anche qui Tangheroni propone un interessante studio, “La ghigliottina e l’immaginario del Terrore”, di Daniel Arasse.
Il saggio su Cristoforo Colombo (1451-1506) restituisce all’ammiraglio genovese la generosità che molti storici propagatori della “leggenda nera” gli hanno contestato, sollevando dubbi sulle sue origini, sulla sua scienza e competenza e sulle finalità dell’impresa. Invece Marco Tangheroni rivendica all’ammiraglio genovese, oltre alla sua eroicità della sua straordinaria impresa, il titolo di “defensor fidei”, che peraltro gli aveva attribuito Paolo Emilio Taviani, lo storico che ha studiato più di tutti Colombo. Infatti, il motore dell’impresa fu di carattere religioso, di carattere prettamente cattolico, in pratica con i proventi dell’impresa, Colombo intendeva poi liberare il Santo Sepolcro. Tra i cardini della sua religiosità c’era certamente la devozione mariana, si pensi ai toponimi da lui dati di Asuncion, Concepcion, Anunciacion. Collegato al saggio su Colombo da leggere con attenzione quello sul Vangelo nelle Americhe. Si perché dopo la scoperta, la conquista, c’è l’evangelizzazione, come ha ben espresso lo storico argentino Alberto Caturelli, nel suo “Il Nuovo mondo riscoperto”.
Tangheroni propone il libro dello storico francese Jean Dumont, “Il Vangelo nelle Americhe. Dalla barbarie alla civiltà”, con una appendice sul processo di beatificazione della regina Isabella la Cattolica. Il saggio sfata tutte le varie fake news che alcuni pseudo storici di matrice marxista-leninista hanno costruito sulla cosiddetta conquista delle Americhe da parte dei Conquistadores spagnoli. Tangheroni appoggia i suoi ragionamenti anche sul giudizio espresso dal Santo Padre Giovanni Paolo II sull’evangelizzazione dell’America Latina. Il professore toscano offre ai lettori le parole di un’omelia del Papa nel secondo viaggio in Argentina, a proposito dell’incontro dei due popoli: “da questo incontro fruttuoso è nata la vostra cultura, vivificata dalla fede cattolica che, fin dall’inizio, si è radicata molto profondamente in queste terre”. Certamente sono più le luci che le ombre in questa inculturazione della fede. Tangheroni fa riferimento ai documenti e soprattutto alle testimonianze sia di Bartolomeo Las Casas che quella del francescano Toribio de Benavente detto “Motolinea”. Ma anche della stessa regina Isabella con il suo Testamento. Da segnalare in conclusione la significativa introduzione del nostro al libro di Louis Marie Grignon de Montfort, “Il Segreto ammirabile del Santo Rosario”, edizioni Cantagalli, Siena 2000.
DOMENICO BONVEGNA
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