UN “VIVAIO” DI FATTI DI STORIE DI EVENTI A CURA DI MESSORI

Con questo quinto volume, “La luce e le tenebre. Riflessioni fra storia, ideologie e apologetica”, (SugarcoEdizioni, 2021), Vittorio Messori probabilmente chiude il lungo ciclo della collana “Vivaio”, che prende il nome da una rubrica fortunata che lo scrittore cattolico ha tenuto prima sul quotidiano Avvenire e poi sulla rivista di apologetica, Il Timone. Gli altri volumi della collana, sempre pubblicati dalla Sugarco edizioni, in ordine di pubblicazione, sono “Pensare la storia”, “La sfida della fede”, “Le cose della vita”, “Emporio cattolico”.

Gli argomenti di “Luce e le tenebre”, come negli altri volumi, sono i più svariati, tutti però sono legati a tre grandi filoni: quello della storia, delle ideologie e quello dell’apologetica della fede cattolica. Sostanzialmente precisa Messori, sono temi che riassumono il pensiero dell’amato Pascal che se nel mondo ci sono abbastanza ombre per chi non vuol credere, non manca abbastanza luce per chi vuol credere.

Il testo di ben 464 pagine affronta fatti, eventi a volte di qualche anno fa, ma sempre con uno sguardo contemporaneo, da cronista, critico, ma soprattutto da credente.

Anche in questo volume lo scrittore cattolico propone una serie di incalzanti incursioni nella storia, nel mondo delle ideologie, nella cronaca, in diversi personaggi pubblici. La prospettiva del testo è quello di ribaltare conformismi, luoghi comuni, riverite vulgate, spesso menzognere. In ogni affermazione Messori, come sempre, riporta una massa impressionante di dati, di notizie, di aneddoti spesso sconosciuti. Leggere i testi di Messori, diventa una vera e propria avventura non solo intellettuale ma anche esistenziale, suscitano domande, pensieri nuovi e inattesi.

Il testo è stato curato da Aurelio Porfiri che in una nota ha descritto il suo rapporto con i libri di Messori. Per certi versi posso sottoscrivere, la sua breve nota. Porfiri precisa che la sua formazione cristiana è stata decisamente influenzata dai libri di Messori, a cominciare da “Ipotesi su Gesù”. A partire dagli anni ’80 anch’io ho letto tutto quello che si poteva leggere di Messori a cominciare dai mitici articoli, pubblicati due volte alla settimana, da Avvenire, nella rubrica “Vivaio”. Addirittura, dopo averli “studiati”, con le dovute sottolineature, li fotocopiavo per distribuirli agli amici. Anch’io ritengo che il prezioso lavoro di Messori ha contribuito sia alla mia formazione intellettuale che anche di tanti altri. Come Porfiri, anch’io posso fregiarmi di due sue lettere che tengo gelosamente e recentemente di una sua mail, dopo averlo salutato presso il Salone “Beato Faa di Bruno” a Torino.

Nell’introduzione Messori racconta la straordinaria storia della sua prima pubblicazione, quell’Ipotesi di Gesù a cui pochi credevano, “non mi attendevo una grande diffusione, abbastanza da ripagare le spese dell’Editore, che era ufficialmente cattolico ma scettico egli pure sulla diffusione”. Eppure, è stato un grande e inaspettato successo: da tremila copie della prima tiratura si arrivò presto al milione di copie e sarà tradotto in buona parte del mondo. Messori ricorda della valanga di lettere che ha ricevuto per questa sua opera, ma anche per tutte le altre successivamente pubblicate. Le lettere in maggioranza venivano da cattolici praticanti e da sacerdoti che lo ringraziavano per il suo pregevole studio. Messori ha capito che i cattolici avessero bisogno di essere rafforzati nella fede e, soprattutto, nella conoscenza delle motivazioni che rendevano credibile quella fede, della cui verità tanti praticanti esitavano. Ecco perché da questo momento i suoi articoli, i suoi libri, hanno avuto sempre l’impronta indispensabile dell’”apologetica”, per informare e formare il cattolico “medio”, che spesso aveva una vaga conoscenza o ignorava totalmente le radici della propria fede.

Il testo di Messori si divide in tre parti. La I parte (Appunti sul passato per comprendere il presente). In questo intervento mi limiterò a presentare questa parte, successivamente le altre due. Perlopiù le opere di Messori nascono frugando nelle cartelle degli appunti, nei ritagli dei giornali, nelle sue tante fotocopie. Come ho accennato prima i suoi interventi fanno riferimento alla Storia, il primo episodio (o incursione) presentato nel testo riguarda l’abbazia di Montecassino. Distrutta da un criminale bombardamento americano nella II guerra mondiale, “che non sopportava quel simbolo papista”. Tuttavia, precisa Messori, la ricostruzione è stata compiuta in maniera esemplare.

Qui Messori ricorda che l’abbazia è stata espropriata dopo l’Unità d’Italia, del resto, come tutte le altre case religiose: cacciata dei monaci e confisca di tutto, senza alcun rimborso, dagli edifici alle opere d’arte, ai terreni. A nulla sono valsi gli appelli, la mobilitazione da tutta Europa perché non fosse spento un focolare non solo di fede ma anche di cultura. Il settarismo massonico non ha voluto sentire ragioni. In questo contesto del monastero, Messori descrive un suo viaggio con le interessanti osservazioni di monsignor Walter Brandmuller (ora cardinale). L’argomento è quello del tanto deplorato “nepotismo”, che gli storici rimproverano a molti papi e a moltissimi cardinali. Brandmuller contesta l’accusa, affermando che non sempre è una colpa, riportando il caso di san Carlo Borromeo, che fu fatto cardinale a ventidue anni, senza essere vescovo e nemmeno prete, perché il potente zio materno, Gian Angelo Medici, divenne papa con il nome di Pio IV. Tutti conoscono poi la storia del grande arcivescovo di Milano san Carlo. Il prelato tedesco fa un altro esempio quello di papa Martino V, che circondato da corrotti, ladri, assassini e Aignoranti, si affidò all’aiuto dei familiari per ricostruire lo Stato Pontificio e la Chiesa dalla decadenza spirituale e materiale.

Riflettendo sulla santità, Messori mette a confronto i due movimenti monacali, del francescanesimo e dei benedettini. Quello francescano nasce da un’utopia, quella del Vangelo nudo e crudo, della povertà integrale, della rinuncia totale. Nato da una personalità eccezionale come san Francesco, ma poi quanti sono come lui? Si domanda Messori. Non è così invece per il movimento benedettino, alle cui origini c’è un grande santo come san Benedetto da Norcia, che però è un grande realista, con moderazione, nonostante i limiti degli uomini cerca di portarli alla santità.

Certo la santità sociale è facile comprenderla, più difficile è capire il monachesimo. Soltanto un vero credente può capire una vita dedicata solo alla preghiera. I giacobini, tutti i movimenti anticlericali, paradossalmente, “comprendono il ruolo del parroco e sono persino disposti a riconoscergli un ruolo sociale, mentre considerano il contemplativo, il religioso in clausura come un parassita di cui liberarsi, sequestrandogli anche il monastero. Mi perdonerete qualche eccesso in citazioni, ma di fronte a queste non resisto a non farle. “State alla larga da certe letture “laiche”, ammonisce monsignor Brandmuller.

I due fanno anche qualche considerazione sugli scandali nella Chiesa, ci sono sempre stati, è una grande rete la Chiesa, in cui sta ogni genere di pesce, la confessione dei peccati è prevista per tutti. Quello che importa sottolineare non è tanto il male che la Chiesa avrebbe fatto, “ma su tutto il male, che Dio solo conosce, che ha evitato”. Senza la Chiesa, secondo i nostri interlocutori, “il mondo sarebbe stato certamente peggiore e non solo per ciò che il clero ha compiuto di buono ma per ciò che ha evitato che si facesse”. Purtroppo, anche molti cattolici non sono convinti di questo.

Israele e il dovere della memoria (ma per tutti…)

Anche qui Messori parte dalla Storia, in particolare di Gerusalemme, con i suoi monasteri maschili e femminili, affollati, soprattutto da europei e dalla classe alta. Siamo nel VII secolo, su tutto questo si rovesciò all’improvviso la furia dei persiani, accompagnati da autorevoli consiglieri ebraici. Gli asiatici precisa Messori, cercavano bottino, ma furono gli israeliti che istigarono i persiani a distruggere le chiese cristiane ed accanirsi contro i fedeli. Migliaia di battezzati, fatti prigionieri, messi in vendita come schiavi, altri massacrati sul posto.

Un altro episodio affrontato da Messori è l’annosa contesa tra l’Islam e i cristiani in Spagna. Anche qui attenzione a certi luoghi comuni. Qualcuno azzarda di chiedere scusa agli islamici. Giustamente si dice che per secoli i musulmani hanno occupato la penisola Iberica, verissimo, ma come si è arrivato a questo? Ci vuole un po’ di prudenza, gli eventi sono complessi e occorre rappresentare sempre la verità. Messori pone quesiti abbastanza chiari e si domanda: chi ha favorito l’invasione islamica? Dopo aver richiamato il passato prossimo della storia spagnola, arriviamo al 700 d.C. e ci troviamo in piena lotta di poteri tra due principi. Uno dei due per scalzare l’altro, decise di invitare i terribili guerrieri musulmani a varca lo stretto di Gibilterra. Nel 711 i musulmani per la prima volta misero piedi in Europa, chiamati da una casta che diceva di credere nel Vangelo. Messori precisa che erano poco più di diecimila, un numero esiguo per poter installarsi per ben otto secoli. I progetti cambiarono quando capirono che potevano puntare a una conquista duratura, grazie alla debolezza della resistenza cristiana e soprattutto al devastante tradimento “cristiano”. Non solo, ma i musulmani furono aiutati anche dal numeroso nucleo ebraico. Che a modo loro cercarono di vendicarsi dai soprusi subiti da parte dei cristiani.

Pertanto, per Messori, gli ebrei hanno svolto il ruolo d “quinta colonna”, aprendo agli islamici, le porte delle città spagnole, ma anche quelle del Nord Africa. Per questo motivo agli ebrei, i musulmani affidarono l’amministrazione delle zone conquistate. Tuttavia, i cristiani in terra di Spagna hanno preferito convertirsi all’Islam, anche questo è uno sfatare certi luoghi comuni. Poi per quanto riguarda la Reconquista dei cristiani dell’intero territorio spagnolo, ci sono voluti ben otto secoli, troppi. Un tempo lungo, perché i rissosi principi cristiani non si mettevano d’accordo; impiegarono più tempo a combattersi tra loro che combattere i musulmani.

Inoltre, Messori demolisce anche il mito dell’epoca d’oro della dominazione musulmana, non esiste! El Andalus non fu mai un paradiso di cui ci parlano i mitologi o i propagandisti”. La leggenda è stata inventata dagli inglesi e dai francesi nel XIX secolo.

E’ chiaro che bisogna guarda agli avvenimenti passati, mai con i parametri del presente. La Storia vera, scrive Messori, non permette scuse e scambi di perdono, ragioni o torti si intrecciano in nodi ben più complessi di quanto si possa credere.

Comunque, è significativo che in due battaglie decisive per la Cristianità Occidentale: Lepanto nel 1571 e Vienna nel 1683, il maggiore Regno cristiano, quello francese, si schierò dalla parte del sultano e fece di tutto perché i battezzati perdessero. Per non parlare dell’atteggiamento ambiguo delle Repubbliche marinare italiane, dei catalani, dei portoghesi, poi degli inglesi e degli olandesi. Per tutti questi probabilmente le ragioni del commercio, la ricchezza degli scambi, prevalsero assai spesso sulle ragioni della fede religiosa. Come dimenticare che l’arsenale navale di Istambul e le fabbriche d’armi ottomane erano sotto la direzione di “cristiani”. E il primo terribile sacco di Costantinopoli, due secoli prima della presa musulmana, fu compiuto dai “crociati”.

Insomma, per Messori qui e altrove ce ne sono abbastanza per evitare posizioni radicali, come fece per esempio Oriana Fallaci.

Sempre per rimanere nel contesto islamico, interessante l’aneddoto dell’esclusivo allevamento delle capre da parte dei popoli arabi. Diceva Renan, l’Islam porta con sé il deserto.

Si passa agli appunti sulle Crociate, anche questo un tema caldo. Vediamo di sintetizzare. Proprio sulle crociate secondo Messori, si manifestò quello spirito di divisione e di contrasto, tra i cristiani, tra Latini contro bizantini. E’ una dura lezione di Storia su cui da credenti, dobbiamo meditare.

Attenzione alla mentalità dell’epoca, che era opposta alla nostra, certo noi ci scandalizziamo della strage spaventosa di Gerusalemme. “Noi ci indigniamo per la mancanza di carità”, ma “se quei crociati potessero giudicarci, riconoscerebbero il nostro desiderio di praticare la carità, ma sarebbero scandalizzati dalla nostra fede, che giudicherebbero insufficiente e vacillante”. Gli spunti di riflessione del giornalista cattolico sono tanti sul tema. Ci invita a riflettere sulla rusticità, sulla poca formazione cristiana, dei combattenti franchi e normanni.

E poi è ingiusto parlare di “invasione”, di “conquista violenta”, di “occupazione storicamente abusiva”. Attenzione Gerusalemme fu cristiana per ben tre secoli, prima che nel 638 divenne musulmana. Trecento anni di Vangelo e trecento di Corano. Forse i cristiani non prendevano quello che era loro?

Sull’argomento Messori polemizza col professore (S)Crociato, Giacomo Marramao, marxista, rimasto orfano inconsolabile di quella ideologia fallita. Il prof attribuisce l’abbattimento delle Torri Gemelle nel 2001, alle crociate: “Non dimentichiamo che la ferocia musulmana è nata con le crociate”.

Sulle Memorie Luterane, ci sono molte cose da smentire, a cominciare dell’innocua affissione delle tesi di Lutero, non c’era nulla di straordinario. Su Lutero si è creato il personaggio come per certi versi si è fatto più tardi con Garibaldi. Lutero voleva liberare i fedeli dal potere papale e invece creò la Chiesa di Stato, sottomessa ai principi tedeschi. Interessante l’aneddoto sulla città di Wittemberg, fu cara al regime del Kaiser, poi a quello di Hitler, infine a quello dei comunisti. Interessante la casa museo, presente nella cittadina tedesco orientale, dove si possono “apprezzare”, fotografie sfuggite, dove l’intera Chiesa luterana, sfilano con la mano destra levata davanti al Cesare con il ciuffo sulla fronte.

Passiamo agli orrori della Rivoluzione Francese. Attenzione agli storici, “de sinistra”, ai gazzettieri che giustificano gli orrori del Terrore (un’orgia di sangue) del 1793. Bisognava salvare la Rivoluzione dall’assalto dei reazionari. In un manifesto satirico c’è Robespierre che ghigliottina il boia, non essendoci più nessun francese da ghigliottinare. Alla fine, perfino il giacobino Robespierre, l’incorruttibile, non era più degno, figlio della Repubblica e si lasciò ghigliottinare. Fu un terrore giustificato da quel gruppo di invasati, di intossicati dall’odore del sangue, di ideologi accecati, di delinquenti sadici (un gruppetto, dunque, di assassini che si era arrogato il diritto assoluto di vita e di morte su 25 milioni di francesi). Ecco questo gruppetto è stato santificato, dagli storici, sono stati inseriti in un alone di leggenda, quasi fossero antichi senatori romani, che per salvare la patria in pericolo, non avevano esitato a prendere misure estreme. Attenzione a questa storia del gruppetto, sarà poi così con tutte le rivoluzioni comuniste, a cominciare da quella bolscevica del 1917.

Napoleone. Tra le tante curiosità, sul generale corso e poi imperatore, c’è l’osservazione che Messori pone come enigma, non si comprende al di là di tutto come dopo tutti i massacri di uomini nelle varie guerre, nessuno dei suoi uomini abbia osato ribellarsi. Circa due milioni di morti, causati da Napoleone, in vent’anni, tra guerre, epidemie, malattie. Entrò in Russia con 600 mila uomini, ritornò con soli 60 mila ridotti a larve. Per Messori il mistero di Napoleone, che scandalizza è la sua “imperturbabilità, estraneità alla pietà per gli altri e alla assenza di sconforto per se stesso anche nelle ore più difficili […]”. Ancora più scandaloso è quel frangente, quando Napoleone fuggì dall’Elba, giunse a Parigi e fu acclamato e portato letteralmente in trionfo, dalle folle, dai contadini agli operai. Attenzione questa gente avevano avuto un figlio, un padre, un nipote, un parente, un amico, scomparso nelle sue guerre. Epppure, erano con lui, i misteri della Storia.

Mi accorgo che devo accorciare. Accenno solo all’epopea trappista, una vicenda straordinaria di un gruppo di monaci sballottati da un Paese all’altro, perseguitati da tutti, tra la fine del Settecento e inizio dell’Ottocento, si potrebbe fare un film, mah.

Poi il caso Mortara, la bufala del bambino ebreo rapito da Pio IX. E poi il caso dell’elezione di Leone XIII, che non si è potuto affacciare al balcone, perché non si trovava la chiave.

La Prima Guerra Mondiale, veramente una inutile strage come l’ha definita Benedetto XV. Di questo tema mi sono occupato abbondantemente. Qui l’ideologia nazionalista ha imperversato in tutti i contendenti che proposero la “Sacra Unione”.

A cominciare dalla Sinistra, per finire alla Destra. Tutti entusiasti della guerra che costerà 700 mila vittime, militi ignari, come li chiama Lorenzo Del Boca.

Il caso Rasputin nella Russia dello zar Nicola II, se avesse ascoltato l’enigmatico consigliere non ci sarebbe stata la Rivoluzione Bolscevica di Lenin.

Sui bombardamenti della Seconda Guerra mondiale, interessanti le dichiarazioni del maresciallo russo Zukov, ma anche sul perché gli Alleati non hanno bombardato la Fiat Mirafiori a Torino.

La Monarchia aveva vinto il referendum del 1946, ma non si può dire o scrivere. E poi chi di “plebiscito ferisce di plebiscito perisce”, rivolto naturalmente alla mitica Casa Savoia.

Altra perla sul professore ebreo, Norman F. Finkelstein, che ha scritto un sensazionale libro, significativo, già nel titolo: “L’industria dell’Olocausto”, col sottotitolo: “Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei”. Pubblicato in Italia da Rizzoli. Messori commenta sulla faccenda scabrosa: “nessun altro che avesse una diversa biografia avrebbe potuto scrivere queste cose non soltanto trovando editori importanti ma sfuggendo all’arresto e alla detenzione”.

Sulla Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti si può leggere sul numero del 17 giugno 1944, dove nei palazzi del Vaticano, si erano rifugiati (imboscati) i vari Nenni, e compagni. Gente che aveva combattuto i preti in Spagna e incendiato le chiese. Pare che nel diario di Pietro Nenni si possa leggere di una sua delusione, addirittura dolore, quando i miliziani rossi, erano stati fermati a poca distanza da Saragozza, dal Santuario della Vergine del Pilar, mancato obiettivo, che poteva essere saccheggiato e incendiato. Ma guarda un po’, il nostro Nenni, il glorioso comandante delle Brigate internazionali, ora si faceva aiutare dai preti che sette anni prima voleva annientare.

C’è spazio per l’incubo Cina. Il regime maoista ha provocato 70 milioni di morti, mentre a Torino negli anni di piombo del ’68 i seminaristi accoglievano il povero cardinale Pellegrino con lo slogan “Mao-Tse-Tung”, probabilmente non conoscevano il Libro rosso dei martiri cinesi.

La vicenda della diossina di Seveso. Qui decine di mamme presero sul serio gli annunci catastrofici degli ambientalisti, dei commandos radicali per presunti malformazioni al feto, e abortirono. Qualche anno dopo si rivelava che non c’era stata nessuna malformazione, ma semplicemente una “strage degli innocenti”, vite “soppresse come sacrificio umano sull’altare della ideologia radicale”.

E qui mi fermo, per ora.

 

DOMENICO BONVEGNA

domenico_bonvegna@libero.it