Inizia la nuova rassegna culturale del Centro Teatrale Bresciano e dell’Università degli Studi di Brescia, con la curatela del prof. Carlo Alberto Romano, intitolata Un altro cielo. Tre conferenze criminologiche con letture sui temi del delitto, del castigo e delle rispettive, drammatiche e, talvolta, irreversibili conseguenze.
Criminologo, Docente e Prorettore dell’Università di Brescia e Presidente dell’Associazione Carcere e Territorio, Carlo Alberto Romano conduce tre conferenze-conversazioni che offrono lo spunto per una ampia e appassionata riflessione giuridico-culturale sui temi del delitto, della pena e della detenzione, tre aspetti indissolubilmente legati tra loro, dall’analisi dei quali è possibile misurare la temperatura della attuale crisi che attraversa le società democratiche occidentali, anche le più avanzate. In un’ottica multidisciplinare, la rassegna vedrà le conversazioni arricchite dalla lettura di alcuni testi.

La rassegna si apre giovedì 5 marzo 2026 con l’incontro intitolato “Alterità. Delitti, autori e autrici di delitto e l’idea di un’altra umanità” in cui Carlo Alberto Romano dialoga con Claudio
Castelli, già Presidente della Corte d’Appello di Brescia; le letture saranno a cura di Giuseppina Turra. L’incontro si svolgerà al Teatro Mina Mezzadri di Brescia (Contrada Santa Chiara, 50/A) alle ore 17; l’ingresso è libero fino a esaurimento posti disponibili.
Il crimine è un fenomeno complesso, inscindibilmente legato ai percorsi con cui diritto e morale hanno forgiato la società umana. Il concetto stesso di delitto è cambiato nel corso del tempo, passando dalla iniziale inosservanza di precetti religiosi, puniti con la legge del taglione, all’introduzione, con le grandi civiltà classiche, di leggi e norme scritte. In epoca moderna Beccaria e il pensiero illuminista introdussero principi divenuti fondamentali per il processo civile: il delitto era da ricondursi a una scelta razionale, e la pena era da applicarsi con criteri improntati a proporzionalità e legalità. Nel XIX secolo Cesare Lombroso e la scuola positiva individuarono in determinate condizioni biologiche preesistenti nell’essere umano la propensione a commettere delitti. Nel XX secolo l’attenzione si spostò sui fattori sociali, economici e ambientali. Il punto di approdo di questo lungo e tortuoso cammino è l’odierno approccio al crimine, il cui studio presuppone conoscenze interdisciplinari, dalla psicologia alla psicopatologia, dalla sociologia alla statistica giudiziaria, imprescindibilmente intrise di profonda cultura umanistica. Se vogliamo tentare di capire veramente il perché di un delitto, anche le più raffinate riflessioni criminologiche non possono prescindere dalla lettura di Dostoevskij, o di Tolstoj e Kafka. Grazie a quelle pagine immortali, l’uomo del delitto non sembra più così altro da noi, difficile da comprendere; forse è semplicemente uno di noi, anche se saperlo, innegabilmente, ci inquieta.
