Dal ‘no’ di Pierre de Coubertin, padre delle Olimpiadi moderne, alla ‘battaglia dei sessi’. Nello sport le donne sfidano pregiudizi e tabù, alimentati anche da un certo modo di fare informazione: belle e brave, meglio se mamme, ma “quei giorni” possono mandare all’aria un anno di sacrifici. “Tabù. Di donne, sport e informazione”, il nuovo libro della giornalista Mara Cinquepalmi, edito da Augh edizioni, racconta, con dati e storie significative, la disparità di genere nello sport. Sei capitoli per uno sport senza differenze.
Il ‘no’ di Pierre de Coubertin, padre delle Olimpiadi moderne, per impedire alle donne di partecipare ai Giochi del 1896, i primi dell’età moderna, perché considerava lo sport femminile «la cosa più antiestetica che gli occhi umani potessero contemplare» ha fatto scuola, dando inizio ad uno dei tabù più radicati nella nostra società e con cui ancora oggi facciamo i conti. Lo sanno bene le atlete, le tecniche o le dirigenti alle prese con il machismo di certi ambienti sportivi. Lo sanno quelle che si guardano bene dal fare coming out perché essere omosessuali se si indossa la maglia di una squadra è meglio non dirlo. Lo sanno le atlete alle prese con le mestruazioni proprio nei giorni di gara, ma è meglio non parlarne perché qualcuno pensa ancora che queste influiscano in maniera negativa sul risultato.
Ad alimentare certi tabù è anche l’informazione che spesso ricorre a stereotipi e luoghi comuni per raccontare l’impegno delle donne nello sport. Nella letteratura sportiva, che pure in questi ultimi anni è cresciuta uscendo dalla saggistica in senso stretto, sono ancora piuttosto rari i titoli che approfondiscono alcuni aspetti dal punto di vista delle donne. Da qui l’idea di un libro, rivolto sia agli appassionati che a quanti sono interessati ad una lettura di genere dello sport, che analizza alcuni tra i tabù più diffusi.
“Da diversi anni mi occupo di stereotipi nell’informazione sportiva e la domanda da cui tutto inizia è ‘Come sono raccontate le donne nello sport?’. Perché siamo abituati, purtroppo, a leggere di atlete “belle e brave” come se non bastasse il merito sportivo, l’impegno o il sacrificio – afferma l’autrice – Questo è uno dei tanti stereotipi che una certa informazione sportiva alimenta. Questo libro racconta, con dati e storie significative, le disparità di genere nello sport tenendo come punto di riferimento la questione linguistica, che è centrale se si vuole fare una corretta informazione”.
Dopo un’introduzione dedicata ai meccanismi del linguaggio e agli stereotipi, il libro prende in esame la disparità di genere nello sport (dalla partecipazione delle donne alle Olimpiadi – con uno sguardo rivolto a Milano-Cortina 2026 – a quante hanno raggiunto i vertici delle organizzazioni come Cio e Coni), la maternità, il ciclo mestruale e la salute mentale, l’omofobia.
“Nel libro che state per leggere – scrive nella sua prefazione il giornalista Riccardo Cucchi – Mara Cinquepalmi ci spiega che spesso anche lo sport perde le sue battaglie. Quando avviene è perché le fragilità etiche e morali della società non trovano barriere adeguate e anche lo sport si piega a visioni antitetiche ai suoi stessi principi, primi tra tutti l’universalità e l’uguaglianza. (…) Praticando sport si possono difendere diritti. Ce lo insegnano soprattutto le atlete che così tanto si sono dovute battere per l’inclusione nello sport moderno. Donne relegate in un ruolo deciso per loro dagli uomini, donne vittime di un potere soffocante. Un potere che si esprime in divieti e segregazione sociale. (…) È ancora così in troppe aree del mondo. “Tabù” ve lo racconterà”.
