STORIA & MISTERI: IL KGB SOVIETICO LAVORAVA PER ELIMINARE GIOVANNI PAOLO II

Ieri padre Livio a Radio Maria durante la sua “Lettura cristiana della cronaca e della storia”, ha commentato un articolo del giornalista polacco Wlodzimierz Redzioch pubblicato da “Famiglia Cristiana” sulle minacce dei servizi segreti dell’Urss nei confronti di Giovanni Paolo II. (Cattolici, Ortodossi e Uniati: quando di Wojtyla si occuparono gli agenti ucraini del KGB”, 31.5.2023).

Le documentate informazioni che ci offre l’amico giornalista polacco sull’interessamento del Kgb sovietico alla figura di Giovanni Paolo II, sono un’occasione da non perdere per me che ho speso mesi di studio sugli anni di pontificato di Karol Wojtyla, uno studio dove ho cercato peraltro di fare emergere l’aspetto sociopolitico del suo grande pontificato che ha certamente segnato tutto il Novecento e che probabilmente ha avuto un grande ruolo nel far cadere il socialcomunismo, il più grande impero della storia.

Redzioch fa riferimento a due libri, il primo pubblicato due anni fa dallo storico e giornalista polacco Andrzej Grajewski, scritto insieme a Irena Mikłaszewicz: “Il pontificato delle molte minacce. Giovanni Paolo II alla luce dei documenti dell’operazione ‘Kapella’ 1979-1990”. Dietro il nome in codice “Kapella” ci sono le azioni del KGB sovietico contro Giovanni Paolo II. “Era la prima raccolta al mondo, purtroppo parziale, – scrive Redzioch – di documenti del KGB che mostrano quanto i servizi sovietici fossero interessati a Giovanni Paolo II, percepito a Mosca come una grande minaccia per l’URSS e per l’intero blocco comunista dell’Europa centrale e orientale. Il libro si basava sui documenti del KGB dell’allora Repubblica Socialista Sovietica Lituana trovati dagli autori negli Archivi Speciali di Stato Lituani a Vilnius”.

Recentemente è uscito il nuovo libro di Grajewski intitolato “Un ardente anticomunista. Il pontificato di Giovanni Paolo II nei documenti del Kgb della Repubblica socialista sovietica ucraina (1978-1991)”. Questa volta lo storico analizza i quaranta documenti dei servizi segreti comunisti ucraini trovati negli archivi di Kiev. Essi coprono il periodo che va dalle prime reazioni del KGB ucraino all’elezione di Giovanni Paolo II all’annuncio della dichiarazione di indipendenza dell’Ucraina nel 1991 e contengono un’analisi di vari aspetti del pontificato del Papa polacco condotta dai servizi di sicurezza sovietici.

In questo testo l’autore si occupa della reazione dei servizi di sicurezza sovietiche all’elezione di Giovanni Paolo II, l’importanza delle questioni ucraine nel suo pontificato, il ruolo svolto dal Papa Wojtyla nella questione della libertà religiosa in Unione Sovietica, e soprattutto nella legalizzazione della Chiesa greco-cattolica, un’ampia panoramica della vita religiosa dell’ultimo decennio dell’impero sovietico, con particolare interesse alla Chiesa cattolica di rito greco-cattolico e latino. Naturalmente per Redzioch tutte queste questioni, storicamente importanti, diventano ancora più interessanti nel contesto della guerra in corso tra Russia e Ucraina.

Secondo Grajewski, il materiale preparato dal Kgb dell’Ucraina nel 1978-1991 sono un contributo importante per comprendere la portata del confronto ideologico che ha avuto luogo in Unione Sovietica durante il primo decennio del pontificato di Giovanni Paolo II. Indubbiamente la più grave è stata in Ucraina, dove le autorità sovietiche vedevano come pericolo il sostegno che Giovanni Paolo II ha fornito alla Chiesa greco-cattolica operante nella clandestinità e nella diaspora.

La seconda parte dell’intervento pubblicato da Famiglia Cristiana, Redzioch intervista l’autore del libro Grajewski, che risponde sull’organizzazione dei servizi segreti del KGB di Mosca coordinati con quelli locali dei vari Paesi satelliti. Cerco di sintetizzare le risposte di Grajewski. Naturalmente le prime reazioni del KGB dell’Ucraina all’elezione di Giovanni Paolo II sono state estremamente negative. “Si prevedeva che l’Unione Sovietica avrebbe avuto grossi problemi con questo pontificato. A far scattare l’allarme è stata la Messa di inaugurazione del pontificato, quando Giovanni Paolo II baciò la mano del cardinale Slipij, mentre gli rendeva omaggio. Il card. Slipij, l’arcivescovo maggiore greco-cattolico di Lviv, era in esilio dal 1963, ma fino ad allora era stato tenuto piuttosto “nascosto” dal Vaticano. Ed ecco un gesto così clamoroso del nuovo Papa. Le autorità di Mosca e di Kiev compresero bene che con questo pontificato sarebbe iniziata una nuova politica del Vaticano nei confronti della Chiesa greco-cattolica”.

Nella relazione dvel generale Vitaly Fedorchuk, capo del Kgb della Srs ucraina, citato dall’autore del libro, datata 1° novembre 1978, si legge: “Tenendo conto del fatto che l’elezione di Wojtyła a papa può portare ad una significativa mobilitazione dei cattolici in Ucraina, gli organi del Kgb Urss stanno sviluppando metodi per contrastare attivamente le aspirazioni sovversive del Vaticano. Per quanto riguarda il ruolo avuto Giovanni Paolo II nella questione della libertà religiosa in Unione Sovietica, per GrajewskiHa svolto un ruolo enorme, perché in tutte le repubbliche sovietiche, dopo la sua elezione, le persone iniziarono a chiedere il diritto di professare la propria religione. Cominciarono a formarsi comitati per la difesa dei fedeli (prima in Lituania, poi in Ucraina), si chiese di restaurare parrocchie chiuse negli anni ’30 e ’40 e di aprirne di nuove. Allo stesso tempo, la Radio Vaticana ha aumentato la frequenza delle trasmissioni in lituano, russo e ucraino. Anche il numero di letteratura religiosa contrabbandata in Unione Sovietica stava crescendo in modo significativo”. Non solo il Vaticano ha intrapreso attività per ricostruire la gerarchia cattolica in alcuni Paesi satelliti dell’Urss.

Redzioch curiosamente chiede perchè ha titolato il libro:L’appassionato anticomunista”? Questo termine – rispande Grajewski –  appare nei documenti del Kgb nel 1978-81 quando si valutava il Papa e il suo pontificato”.

Una domanda fondamentale è quella se Gli archivi ucraini del Kgb apportano qualcosa di nuovo alla questione del coinvolgimento del Kgb sovietico nell’attentato a Giovanni Paolo II? Dalla risposta di Grajewski sembra di si. Confermano che il Kgb aveva un movente per compiere l’attentato. Occorre fare riferimento all’importante figura dell’allora capo del Kgb ucraino, il generale Vitaly Fedorchuk (quando Adropov divenne capo di stato sovietico, Fedorchuk divenne il capo del Kgb nazionale), che all’inizio del 1981 sollecitò Mosca ad opporsi attivamente a questo pontificato. Ritenne che il rilancio della questione uniate, cioè greco-cattolica, da parte di Giovanni Paolo II potesse incidere sulla sicurezza dello Stato, perché – secondo lui – i greco-cattolici “oggi chiedono una propria Chiesa, e domani vorranno avere un proprio Stato”. E così è successo davvero”.

Infine l’autore dell’interessante libro uscito in questi giorni, racconta di un documento unico che è il diario delle attività ufficiali di Leonid Brezhnev preparato dal suo segretariato e pubblicato recentemente a Mosca. Contiene informazioni su ciò che faceva, su chi incontrava e con chi parlava per telefono ogni giorno. Nel corso dei suoi lunghi 18 anni di mandato quale capo dell’Unione Sovietica, c’è un solo giorno in cui Breznev sembra non aver fatto nulla: il 13 maggio 1981! Quel giorno, al mattino Breznev riceve una delegazione dal Mozambico e poi fino alle 18.00 “lavora sulle carte”, come se stesse in attesa di notizie. Nel diario non c’è nessun’altro giorno come quello. È interessante notare che il giorno successivo Breznev incontri il capo del KGB, Andropov, e il Ministro degli affari esteri, Gromyko. Ho anche scoperto che nel corso degli anni i contatti più intensi di Andropov con Breznev sono stati nel periodo aprile – maggio 1981. Non sappiamo se è solo pura coincidenza, ma sono fatti che fanno riflettere».

a cura di DOMENICO BONVEGNA