Solidarietà tra difensori dell’ambiente: la corrispondenza tra EveryOne Group e Greenpeace contro le SLAPP

In un momento in cui le cause legali strategiche contro la partecipazione pubblica – le cosiddette SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation) – vengono sempre più utilizzate per intimidire attivisti, giornalisti e organizzazioni ambientaliste, cresce anche la rete di solidarietà tra chi difende i diritti civili e la tutela dell’ambiente.

Ne è un esempio la recente corrispondenza tra EveryOne Group e Greenpeace International, nata dopo la pesante sentenza emessa negli Stati Uniti nel caso Energy Transfer, che ha colpito Greenpeace con una richiesta di danni da 345 milioni di dollari. Una decisione che molte organizzazioni della società civile interpretano come parte di un più ampio tentativo di scoraggiare l’attivismo ambientale attraverso azioni giudiziarie sproporzionate.

A esprimere solidarietà è stato Roberto Malini, scrittore e cofondatore di EveryOne Group, organizzazione impegnata da anni nella difesa dei diritti umani e dell’ambiente.

In una lettera inviata a Greenpeace International e Greenpeace USA, Malini ha sottolineato come il ricorso a cause legali di questo tipo rappresenti un fenomeno ormai globale.

«Questa sentenza non è soltanto una decisione giudiziaria», ha scritto Malini. «Fa parte di un modello sempre più diffuso di cause strategiche contro la partecipazione pubblica, progettate per intimidire, logorare e mettere a tacere la società civile quando difende i diritti ambientali, la leadership delle comunità indigene e le libertà democratiche».

L’attivista italiano ha ricordato che anche EveryOne Group è stata più volte bersaglio di azioni legali intimidatorie, promosse per scoraggiare il lavoro di denuncia e difesa dei diritti.

«Conosciamo bene questo meccanismo», ha spiegato. «La pressione psicologica, il peso economico, la fatica istituzionale che queste cause producono. Il loro obiettivo raramente è la giustizia: è la deterrenza».

Per questo motivo, nella lettera Malini ha offerto a Greenpeace varie forme di collaborazione e sostegno: dalla redazione di lettere pubbliche di solidarietà alla partecipazione a iniziative di advocacy in Europa, fino alla condivisione di competenze sull’impatto delle SLAPP e sul loro effetto di intimidazione nei confronti della società civile.

La risposta di Greenpeace International non si è fatta attendere. In un messaggio inviato dal servizio sostenitori dell’organizzazione, Kaitlyn, dello staff di Greenpeace con sede ad Amsterdam, ha ringraziato per il gesto di solidarietà.

«Grazie per il vostro messaggio e per stare al fianco di Greenpeace», si legge nella risposta. «Siamo in un momento in cui dobbiamo restare uniti in solidarietà contro le corporation che cercano di metterci a tacere».

Il messaggio prosegue spiegando che l’offerta di collaborazione è stata inoltrata ai responsabili dell’organizzazione e che, anche qualora non fosse possibile attivare immediatamente forme di cooperazione, il sostegno espresso è stato comunque molto apprezzato.

«Grazie per aver dedicato il vostro tempo a scriverci», conclude la comunicazione.

La corrispondenza tra le due organizzazioni testimonia un fenomeno sempre più evidente: la crescente convergenza tra movimenti ambientalisti e difensori dei diritti civili di fronte all’uso delle SLAPP da parte di grandi interessi economici.

Negli ultimi anni queste cause – spesso accompagnate da richieste di risarcimento milionarie – sono state utilizzate in diversi Paesi per colpire giornalisti, ricercatori, associazioni e attivisti impegnati nella difesa dell’ambiente o nella denuncia di progetti industriali controversi.

Proprio per contrastare questo fenomeno, l’Unione Europea ha recentemente avviato un quadro normativo anti-SLAPP, volto a tutelare chi partecipa al dibattito pubblico su questioni di interesse generale.

Per molti osservatori, la solidarietà tra organizzazioni come EveryOne Group e Greenpeace rappresenta un segnale importante: di fronte alla pressione legale e finanziaria esercitata contro la società civile, la risposta passa sempre più attraverso reti internazionali di cooperazione e sostegno reciproco.

Una dinamica che, come scrive Malini nella sua lettera, riguarda non solo la difesa dell’ambiente, ma la tutela stessa della partecipazione democratica.

«Il tentativo di mettere a tacere Greenpeace», conclude l’attivista, «è un tentativo di mettere a tacere la partecipazione democratica».

Nella foto, Malini accanto ad attivisti di GreenPeace in un’azione civile (Genova, 2017)